News navigate_next News navigate_next Europee2019. Rimbocchiamoci le maniche. Lavoriamo a una rete di europeisti federalisti e liberali

Europee2019. Rimbocchiamoci le maniche. Lavoriamo a una rete di europeisti federalisti e liberali

di Marco De Andreis

Un mese fa, un articolo su The Daily Beast rivelava i piani di Steve Bannon – il sacerdote della destra americana e lo stratega della vittoria elettorale di Donald Trump – sull’Europa.

Consistono nella creazione di una fondazione, da lui chiamata Il Movimento, con sede a Bruxelles e una decina di persone di staff. Obiettivi: l’elaborazione di proposte politiche e di sondaggi d’opinione pan-europei condivisibili dai partiti di destra populisti e xenofobi europei, la condivisione di strategie elettorali, incluse quelle riguardanti web e social. Il tutto in vista delle elezioni politiche europee del 2019.

Pare che Bannon stesso intenda trasferirsi in Europa a dirigere queste operazioni subito le elezioni di mid-term il prossimo novembre negli Stati Uniti.

Panico. Ma anche stimolo a cercare di fare altrettanto da parte nostra. Abbiamo un vantaggio: costruire una piattaforma politica pan-europea è obiettivo perfettamente coerente per gli europeisti o i liberali internazionalisti quali siamo noi. Mentre la costruzione di un’internazionale nazionalista, essendo un ossimoro, sembra un’impresa ardua. E due svantaggi: i liberali, internazionalisti o meno, sono individualisti, litigiosi e di difficile coordinamento; Bannon, con tutto il suo armamentario di Breibart News, Cambridge Analytica – e i soldi di Robert Mercer– è molti più avanti di noi sulle strategie mediatiche, l’uso (o la manipolazione?) dei social e i messaggi all’elettorato.

Inciso: l’articolo del Daily Beast mette in chiaro come Bannon si consideri l’anti George Soros, l’archetipo della speculazione finanziaria globale cui i sovranisti (compresi quelli nostrani) addebitano la grande crisi del 2008 e tutti gli altri mali del mondo, passati e presenti. Ma cosa faceva Bannon prima di fare lo stratega politico? L’investment banker con Goldman Sachs. E cosa fa il suo mecenate, Robert Mercer? Il finanziere.

Negli ultimi giorni, sulla stampa liberale, al panico è subentrato un certo scetticismo nei confronti del possibile successo dell’annunciato Movimento di Bannon. Sia il New York Timesche il Washinton Post riportano una serie di reazioni fortemente negative al progetto. Da parte ad esempio del co-presidente di Alternative für Deutschland (AfD), Alexander Gauland. Oppure da parte del portavoce del Rassemblement national (l’ex Front national), Jérôme Rivière, che ha detto che Bannon “è americano e non ha posto in un partito politico europeo” e che “qualunque entità sovranazionale va respinta”. L’internazionale dei nazionalisti, appunto.

C’è da fidarsi? Io non direi. Solo un mese fa, l’altro co-presidente di AfD, Alice Weidel, ha descritto il progetto di Bannon come “ambizioso ed eccitante”. E Rivière può dire oggi quello che vuole ma intanto era tra quelli che si sono precipitati a incontrare Bannon nel corso del suo primo giro in Europa quando era ancora chief strategist di Trump. Inoltre, la grande uscita pubblica europea di Bannon è avvenuta a marzo scorso a Lille, al congresso del Front national, su invito del capo di Rivière, ovvero Marine Le Pen: entusiasmo di folla, baci e abbracci.

Quello con Viktor Orban poi – che Bannon ha chiamato “Trump prima di Trump” – è un feeling pienamente ed esplicitamente ricambiato. E poi c’è Matteo Salvini, che Bannon, oltre a riempire di complimenti, si vanta di aver convinto ad andare al governo con i 5 stelle. Dal canto suo, Salvini non ha fatto uscite pubbliche particolarmente calorose verso Bannon. Il suo potrebbe diventare, alla fine, il modello d’atteggiamento che prenderanno i sovranisti europei verso il think tank brussellese di Bannon. Distaccato, quando non esplicitamente freddo in superficie. Gregario, ciascuno per contro proprio, quando si tratterà di utilizzare tattiche, strategie, soldi e altri servizi.

Tanto più che non è interamente vero che, come le famiglie infelici, ciascun sovranista è sovranista a modo suo. Come ha scritto recentemente l’Economist, nei vari paesi europei sta venendo a galla, a destra e a sinistra, una piattaforma pro-russa, anti-atlantica, euroscettica, anti-immigrazione, interventista nell’economia e contraria al commercio internazionale.

Perciò non abbassiamo la guardia. E rimbocchiamoci le maniche per crearlo noi un Movimento – federalista europeo e liberale – in vista delle prossime elezioni europee. Perlomeno il nostro non sarebbe un ossimoro.