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#FridaysForFuture: perché siamo dalla parte di Greta

Di Giordano Masini

Viene assai facile fare ponderati distinguo su Greta Thunberg e le sue parole d’ordine, aggrappandoci alle molte cose che possano lasciare perplessi della sua chiamata all’azione. Ma ci sono dei tratti peculiari e originali di questo movimento che valgono più di qualsiasi ragione di perplessità: si tratta di un movimento essenzialmente giovanile che risponde direttamente, senza altri filtri ideologici, a un allarme lanciato dalla comunità scientifica, e che chiede risposte “di sistema” e razionali. Sono ragazzi che pongono, come base valoriale della loro protesta, il loro diritto generazionale di non dover sostenere sulle loro spalle il costo del benessere dei loro padri.

Negli ultimi anni i movimenti ambientalisti italiani ed europei hanno fatto grandi manifestazioni partecipate contro i trattati di libero scambio come il TTIP e il CETA, contro gli OGM, contro l’alta velocità, contro l’energia nucleare, contro la globalizzazione. Non c’è stata finora una call to action contro i cambiamenti climatici che sia stata raccolta e trasformata in un movimento partecipato, e che non scomodasse al tempo stesso riferimenti ideologici anticapitalistici e pauperisti. Se riteniamo, come riteniamo, che i cambiamenti climatici siano una minaccia grave, ma che il libero scambio, l’innovazione tecnologica, l’allocazione efficiente delle risorse e degli input produttivi, siano necessariamente parte della soluzione e non del problema, allora c’è posto anche per noi. Per sostenere le richieste di questi ragazzi e, soprattutto, per trovare le risposte più adeguate.

In alternativa possiamo pure lasciare che questo movimento rifluisca lentamente nell’alveo dell’ambientalismo ideologico classico, che i ragazzi tornino a casa e a scuola disillusi lasciando la piazza ai soliti di sempre, e magari compiacercene con i nostri “l’avevo detto io”. Ma ogni occasione persa, prima di diventare tale, è stata un’occasione da cogliere che non abbiamo colto.

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