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Simona Viola: “+Europa costruisca le condizioni di una alternanza di governo”

di Simona Viola, componente della segreteria e presidente del gruppo +E Milano

Propongo alcune  riflessioni  che mi sono state suggerite dall’ascolto degli interventi alla direzione di sabato.

E’ ormai entrato nel linguaggio condiviso l’aggettivo di fascista o pre-fascista come utile a descrivere quanto è sotto gli occhi di ciascuno ogni giorno:  il consenso elettorale è strumentalizzato per imporre un mix di disprezzo per diritti, regole e patti, e uso di intimidazione e violenza verbali, politici, ideologici e financo fisici (del resto Madeleine Albright descrive il fascista del tempo presente come chi “si identifica fortemente con una nazione o un gruppo e pretende di farsene portavoce, si disinteressa dei diritti della gente ed è disposto a usare ogni mezzo, compresa la violenza, per raggiungere i suoi scopi”).

Il Governo, e diverse altre istituzioni, sono ormai in mano a chi sta iniettando spregiudicatamente nella società dosi da cavallo di violenza, intolleranza, xenofobia, suprematismo (quanto all’antisemitismo Salvini non lo brandisce solo perché Israele ha un governo di estrema destra, ma ci ha pensato Giorgia Meloni a qualificare in tutta sincerità Soros come un usuraio).

L’uscita dall’euro è una prospettiva per niente archiviata e l’Italia è diventata il cavallo di troia del progetto di destabilizzazione russa dell’Europa democratica. L’Italia è governata da autentici nemici della democrazia, che fanno uso di un consenso popolare conquistato con menzogne, per affermare un’autorità non più fondata sul rispetto delle istituzioni e della Legge.

Il Parlamento è svuotato, il Governo ha completamente perso la sua dimensione collegiale, i partiti di governo sono del tutto privi di processi democratici di elaborazione di linea politica e nessuna dialettica emerge al loro interno, i giudici sono delegittimati e il Governo legifera per decreti e per circolari nel disprezzo della Costituzione, dei diritti fondamentali, dei trattati internazionali e dei diritti civili.

Stiamo per diventare tutti più poveri e ci siamo progressivamente sfigurati in una società incattivita, superficiale, egoista, invidiosa, cafona, sguaiata, violenta, ignorante, disinteressata alla cosa pubblica, che manca di un progetto di futuro insieme che sia diverso dal difendersi da nemici immaginari.

Non ci sono più pensieri di coesione, né culturale né sociale, e neppure progetti di opportunità di sviluppo e di crescita che tengano insieme gli italiani, il discorso politico è regredito allo stato tribale.

Ha ragione Emma: siamo un paese diverso.

Un paese sempre più ingenuo, arrogante e infantile, che crede alle informazioni false, che s’informa sul web, facile preda della RAI di Foa, che crede al capo, cerca un padrone, una guida o un “capo politico”, probabilmente anche perché pensa che non sia più altrimenti possibile aspirare a un governo giusto, onesto ed efficiente.

Ma se questo è il quadro condiviso, mi sembra una discussione oziosa quella che cerca il collocamento di  +Europa (prima e dopo le elezioni, per chiedersi se abbiamo sbagliato e come correggere la rotta) al centro, al centro progressista, un po’ più a destra o un po’ più a sinistra.

Ammesso e non concesso che in un quadro di tensioni così estreme dell’elettorato queste sfumature siano ancora intelleggibili e significative, il nostro fine è solo costruire le condizioni di una alternanza di governo oppure, come la chiama Emma, “della riscossa del paese”.

Pertanto candidarsi a essere un “alleato scomodo del PD” mi pare non solo corretto ma un’assoluta ovvietà.
Dobbiamo cioè fare tutto il possibile affinché il Paese esprima una coalizione di governo alternativa a quella attuale, alla cui costruzione e aggregazione la attività politica di  +Europa concorra proattivamente.
Tutto il resto non interessa.

Noi siamo gente di valori, non disposta ad assumere qualunque posizione politica purché premiante, e abbiamo riferimenti politici ed economici saldi  che ci aiutano ad orientarci.
Quindi mi appare oziosa anche la discussione su “chi siamo e chi vogliamo essere” (queste sono domande che si pongono gli specialisti del marketing, che vogliono attribuire un particolare carattere a una merendina, non se le pone chi si candida al Governo del Paese): noi sappiamo benissimo chi siamo.

Come ha ben spiegato Carmelo Palma la scelta di identificarci con l’Europa significa Stato di diritto, libertà, diritti, democrazia, concorrenza nel mercato, alleanze con le democrazie liberali, difesa dei diritti civili, sviluppo sostenibile, orizzonte federalista europeo, rispetto della scienza.

Noi siamo il milione di cittadini di Hong-Kong che lottano strenuamente per difendersi dalla Cina e dal suo terrificante sistema giudiziario.

Può bastare? E’ un programma centrista? E’ progressista? E’ moderato?

Dunque a me sembra che né il posizionamento né l’identità di +E siano una questione aperta, ma che ci interessi solo come far risvegliare un elettorato “sonnambulo nell’incubo feroce del leghismo a 5 stelle, incantato dalla musica dolce del
pifferaio magico” (Donatella di Cesare).

Purtroppo ha di nuovo ragione Emma: la strada che abbiamo di fronte è lunghissima e oggi siamo minoranza nel Paese (penso con desolazione alla riflessione di Sanza secondo cui in meridione il voto d’opinione non esiste più); ma se non ci attrezziamo insieme per un percorso lungo di resistenza allora delle due l’una: o occorre riconoscere che non c’e speranza per il Paese, oppure vuol dire che non condividiamo la valutazione di gravità della situazione.

I sinceri democratici, i liberi e forti, non possono scegliere l’inerzia nel momento di massimo pericolo del Paese.

Abbiamo risvegliato coscienze, abbiamo attivato e mobilitato migliaia di persone, che si sono iscritte, che ci hanno votati e delle cui speranze, che sono le nostre, ora dobbiamo essere all’altezza: dunque occorre abbandonare il se e lavorare solo sul come (e, a questo fine, la condizione di separati in casa rappresenta, sempre e senza eccezioni, un limite, una zavorra, una debolezza e non una forza).

Bene dunque (cercando, appunto, il come) se per esempio riuscissimo a generare maggior coordinamento e integrazione tra l’attività del Segretario e quella dei parlamentari.

Bene partire dagli spunti del Dossier predisposto da Radicali Italiani (grazie al lavoro di Silvja Manzi) sulle violazioni dello stato di diritto perpetrate in un anno dal Governo (leggendo il quale si coglie tutto il valore aggiunto del contributo dei Radicali Italiani al progetto politico di +Europa).

Bene agire d’anticipo per pretendere il rispetto, per tutte le forze politiche, di uno dei principali diritti politici fondamentali delle democrazie liberali, ovvero il diritto di accesso alla competizione elettorale: occorre pretendere dal PD di fare propria la battaglia in Parlamento, chiedere a Mattarella di mandare un messaggio alle Camere, costruire un fronte di iniziativa con tutte le altre formazioni politiche colpite dalla disciplina incostituzionale del divieto di accesso alle elezioni, mobilitare i giuristi e gli studenti.

Bene riproporre subito l’abolizione del voto per liste del CSM e la separazione delle carriere dei magistrati: è una battaglia sulla quale metteremo in crisi il patto tra M5S e componente giustizialista della magistratura e imbarazzeremmo il PD grand commis del sistema delle correnti (a proposito: ma se le correnti hanno sgretolato il PD e il CSM come pensiamo che possano invece essere utili a +Europa?).

Bene ostacolare subito (perché domani sarà già troppo tardi) con ogni possibile iniziativa l’approvazione delle c.d. autonomie differenziate, cioè di quella secessione dei ricchi (Gian Franco Viesti) che accelererebbe irreversibilmente il processo di disgregazione del Paese e di incremento delle diseguaglianze (e fare della campagna l’occasione per rendere +Europa quel
Partito dell’Uguaglianza invocato da Masi e Taradash).

Bene non smettere di denunciare la degenerazione dell’informazione di Stato (quando andiamo a occupare Rai e torniamo da Agcom?).

Bene la conferenza programmatica proposta da Benedetto: perché sono necessarie non una ma centinaia e migliaia di iniziative che facciano pensare alla politica le persone e le risveglino dal sonno della ragione in cui sono cadute.

Occorre solo rimboccarsi le maniche.

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