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Rousseau è illegale e manipolabile. Non lo diciamo noi ma il garante della privacy

di Piercamillo Falasca

Il fatto che qualche migliaio di iscritti al Movimento 5 Stelle si stia esprimendo sulla possibilità di formare il governo di un Paese del G7 nell’opacità di una piattaforma informatica privata non è derubricabile a “legittima” pratica democratica interna di un partito.
Perché l’esito della votazione rischia comunque di incidere su un processo che la Costituzione incardina sul Parlamento e il Capo dello Stato ma soprattutto perché quell’esito – quale che sia – non sarà attendibile.

Sul punto c’è poco da aggiungere rispetto a quanto espresso cinque mesi fa dal Garante per la protezione dei dati personali. La Piattaforma Rousseau non offre garanzie di terzietà rispetto ai processi di voto che ospita, non garantisce la segretezza del voto e soprattutto non rende verificabili ex post gli interventi dei suoi amministratori sulle informazioni.
Nel provvedimento del 4 aprile 2019 l’Autorità aveva mosso dei rilievi tecnici che però risuonavano come l’epitaffio dell’idea di democrazia diretta veicolata dal Movimento 5 Stelle tramite la piattaforma. Illuminante questo passaggio:

“Risulta quindi che un ristretto novero di addetti con particolari capacità d’azione tecnica, nell’ambito dei sistemi informativi del Movimento 5 Stelle e dell’Associazione Rousseau, abbia la possibilità di accedere a delicate funzionalità delle piattaforme software con cui vengono erogati i servizi senza che il loro operato possa essere soggetto a verifiche,(…)”.

E ancora:

“La rilevata assenza di adeguate procedure di auditing informatico, escludendo la possibilità di verifica ex post delle attività compiute, non consente di garantire l’integrità, l’autenticità e la segretezza delle espressioni di voto”.

Oggi su Rousseau potrà vincere il Sì come potrà vincere il No, ma in un caso o nell’altro si affermerà una linea che è il frutto di un procedimento opaco e non pienamente legale, come già sancito dai provvedimenti ufficiali di un autorità dello Stato. Un procedimento che è perfino contrario alla Costituzione, perché necessariamente condiziona la validità delle decisioni del presidente della Repubblica e del Parlamento all’asseverazione di una “scatola nera” di cui è dubbia la titolarità.

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