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L’ultima frontiera del proibizionismo: criminalizzare il divertimento

Di Davide Bacarella

Agnese Pini dalle colonne de La Nazione ci invita a parlare di droga, o meglio sarebbe dire di droghe, senza moralismi e ipocrisie, ricordandoci come “la droga sia alla portata di tutti… più facilmente delle sigarette. Se non si vuole essere moralisti e ipocriti bisognerebbe riconoscere che questo fatto di per sé già ci dà la dimensione del fallimento delle politiche di proibizione e repressione.

La “guerra alla droga”, fatta con le politiche proibizioniste che vanno avanti da decenni, non ha prodotto nessun risultato se non quello di aumentare gli introiti e il potere della criminalità organizzata, senza riuscire a fermare la diffusione di queste sostanze, anzi regalandone il monopolio alle mafie. A certificarlo è la stessa Direzione Nazionale Antimafia che nella relazione annuale al Parlamento afferma “il totale fallimento dell’azione repressiva”.

Se non si vuole essere moralisti bisognerebbe riconoscere l’importanza di non continuare con inutili divieti, e di cambiare rotta verso una legislazione che affronti il fenomeno dell’uso e dell’abuso di droghe in chiave antiproibizionista. Acquistare stupefacenti sul mercato nero espone i consumatori ad un rischio per la salute molto alto, spesso queste sostanze vengono “tagliate” dai narcotrafficanti con altre sostanze che possono provocare gravi danni alla salute o la morte. Lo sgomento che inevitabilmente hanno provocato le mortidi Erika,  e di Moira non deve farci giungere a conclusione affrettate e fuorvianti.

Le morti connesse all’assunzione di stupefacenti sono perlopiù dovute ad overdose di eroina e di droghe il cui consumo non è legato alla frequentazione dei club.

Criminalizzare quindi i frequentatori di discoteche è sbagliato, inutile e probabilmente controproducente.

Ben venga una maggiore attenzione alla sicurezza di chi frequenta le discoteche, siamo d’accordo che i locali dovrebbero essere attrezzati per le emergenze sanitarie, con personale addestrato a tecniche di primo soccorso, ma la proposta di legge di Scaramelli è l’ennesimo provvedimento destinato al fallimento, tradisce un’impostazione moralista e paternalista, che va ancora una volta nella direzione sbagliata, quella di colpevolizzare i ragazzi, obbligandoli a test antidroga all’entrata delle discoteche, e quella di voler imporre a tutti uno stile di vita indicando pure l’ora a cui dovremmo andare a dormire perché per lui è “importante tornare a orari più adatti al fisico delle persone”.

Sarebbe più auspicabile una campagna di informazione sui rischi connessi all’uso di droghe sintetiche, e dei maggiori rischi provocati dall’assunzione di queste insieme all’alcol, che non l’ennesimo provvedimento inapplicabile e inefficace.

 

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