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Venezia: volevano difendere il ”nostro petrolio”, lo stanno uccidendo con la decrescita

Di Giordano Masini
 
È difficile dire oggi se il MOSE sarebbe stata un’opera davvero utile a proteggere Venezia dall’acqua alta. Quel che è certo è che oggi, trentacinque anni dopo il progetto del MOSE e 17 anni dopo l’inizio dei lavori, non c’è ancora nulla che protegge Venezia dall’acqua alta, e questo mentre gli estremi climatici tendono a intensificarsi per frequenza e portata: la Basilica di San Marco è stata invasa dall’acqua alta solo sei volte negli ultimi mille anni, ma tre di queste solo negli ultimi vent’anni.
L’Italia, tanto a livello nazionale che regionale, ed è emblematico che tutto questo avvenga in una regione guidata dalla Lega da decenni, non è in grado di proteggere il suo patrimonio industriale, come dimostra il caso dell’Ilva, ma nemmeno il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico, quello che dovrebbe rappresentare – secondo un trito luogo comune – il nostro ‘petrolio’.
Chi esulta di fronte all’ipotesi di chiusura dell’Ilva non può che osservare con la stessa compiaciuta indifferenza Matera spazzata dall’alluvione, Venezia che affonda sott’acqua e l’Italia che sprofonda in un declino sempre più inarrestabile.
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