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Veneto: appello della bandiera blu

di Piero Cecchinato

Questi giorni tragici per Venezia ed il misero teatrino politico dello scarico di responsabilità (anche di quelle politiche), mi hanno fatto riflettere.

Ieri, in un programma televisivo, sono stato attaccato da un esponente della Lega perché non avrei l’accento veneto. Anche questo mi ha fatto riflettere.

Poi ho ripensato alla faccenda della bandiera della Regione, bandita dallo stadio in forza di un regolamento che vieta vessilli diversi da quelli delle squadre in campo (regolamento presente in molti stadi di calcio per evitare l’esibizione di vessilli razzisti o offensivi). Una faccenda in cui ha trovato buon gioco la retorica nazionalista di certa politica regionale.

E credo che stia tutto lì. Per anni, decenni, forse, si è lasciato che la bandiera della Regione, istituita con legge del 1975, venisse issata ed esibita solo da certa politica.

Certa politica che ha finito per appropriarsi nei fatti di un vessillo di tutti (l’angelo con le sembianze di leone che annunciò a San Marco che avrebbe trovato pace e riposo in quella che sarebbe diventata Venezia).

Se ne è appropriata perché glielo si è lasciato fare. Per cui a certi comizi diventa naturale e normale vedere una bandiera della regione: una bandiera trasformata da certa politica in vessillo partigiano.

Così, in Regione, si perde in partenza.

Pertanto:

– chi si indigna per l’infimo teatrino politico del “Io non c’ero, io non so nulla, per me il Mose funzionava”,

– chi si indigna per lo scaricabarile anche delle responsabilità politiche,

– chi si indigna perché l’altra sera il Governatore, mentre Venezia era sott’acqua, è andato a Bologna a fare campagna elettorale proponendo agli emiliani (la cui Regione sta sopra la nostra) di adottare il modello Veneto,

– chi non vuole un Veneto che ha paura dei vaccini,

– chi non vuole un Veneto che si proclama minoranza nazionale,

– chi non vuole un Veneto da cui i giovani scappano,

– chi non vuole un Veneto che retrocede sulle conquiste in materia di diritti civili,

– chi non vuole un Veneto che plaude al presidente brasiliano Bolsonaro,

– chi vuole un Veneto in Europa e non alla corte di Putin,

– chi pensa che autonomia sia anzitutto una questione di efficienza, responsabilità e rendiconto prima che una questione di schei;

– chi ha capito che la faccenda dei 9/10 era una manovra elettorale;

– chi si è stufato di un Veneto sempre aizzato contro il resto d’Italia e vuole, invece, un Veneto alla guida, un Veneto che trascini,

– chi ha capito che non parlare di integrazione degli immigrati significa mettere la testa sotto la sabbia,

– chi vuole una Regione aperta e non chiusa,

– chi non vuole un Veneto neonazionalista,

in una parola, chi vuole resistere, deve issare quella bandiera.

Deve esibirla con orgoglio, per quello che rappresenta, per il messaggio di pace, unità e fratellanza che si porta dietro e che è scritto anche nei primi articoli dello Statuto regionale.

Non potete issarla rossa però, perché di quella rossa, nell’immaginario collettivo e nel mercato elettorale, se ne è già appropriato qualcun altro.

Issatela blu. La tradizione vuole che la versione blu sia quella originaria. Il blu è il colore del mare e dell’Europa. Se volete resistere dovete distinguervi.

Issatela blu.

Chiamatelo pure l’appello della bandiera blu.

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