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Biometano, il green che fa bene

Di Matteo Favagrossa

L’Italia è il secondo produttore in Europa di biogas da biomasse, intese come “scarti dall’agroalimentare, liquami zootecnici, scarti della lavorazione forestale, rifiuti urbani come umido e sfalci, e molte altre materie organiche”. Queste sono alcune delle matrici utilizzabili per produrre biogas, matrici che da sottoprodotto o rifiuto possono essere valorizzate nel contesto della più moderna e sostenibile economia circolare, trasformando in risorsa quel che fino a pochi anni fa non era che un costo per la collettività, come i rifiuti organici raccolti nelle città, sfalci del pubblico o privato. Ora, grazie agli impianti per la produzione di biogas e ai processi di upgrading, con una gestione attenta, possono trasformarsi in opportunità.

Il processo produttivo tipico del biogas prevede che le matrici organiche siano decomposte tramite processi controllati all’interno di vasche chiuse che garantiscono processi anaerobici grazie all’aggiunta di batteri. Nella maggior parte dei casi questo gas, grazie alla alta presenza di metano, viene utilizzato per produrre energia elettrica o energia elettrica abbinata a calore, mentre la parte immessa che non si decompone può essere utilizzata come fertilizzante per l’agricoltura. Nonostante la produzione di biometano da impianti di biogas sia possibile da ormai oltre 30 anni, solo nel 2015 l’Italia ha provveduto a sopperire alle carenze normative per trasformare il biogas in biometano.

L’upgrading rimuove i componenti indesiderati ed eventuali impurità per ottenere un arricchimento del biogas e renderlo del tutto assimilabile al gas metano naturale. Il biometano (gas composto al 97% di metano) può essere immesso nella rete nazionale, una delle più capillari d’Europa, o può essere stoccato in forma liquida e utilizzato come carburante per l’autotrazione. Il punto a favore di questa risorsa è la possibilità di trasporto sia tramite rete che tramite automezzi.

È un’opportunità seria per l’Italia, e non comporta costi superiori per quanto riguarda le tecnologie di utilizzo né per il privato né per il pubblico. Il metano fossile è già presente nelle case ed è già utilizzato come carburante. La sua produzione verde va chiaramente nella direzione di ridurre le importazioni della parte fossile e incrementare l’autonomia energetica del nostro paese.

Ormai presenti e collaudati da anni, al contrario dell’elettrico, i motori totalmente a metano sono applicati non solo su autovetture, ma su mezzi speciali e industriali dagli autocarri agli autobus, dai carrelli elevatori alle imbarcazioni fino alle trattrici agricole di imminente commercializzazione. I motori a biometano garantiscono prestazioni simili se non superiori ai carburanti di origine petrolifera, sono collaudati da anni di utilizzo reale e sono parte del know how dell’industria motoristica europea.

Insomma, il biometano come alternativa al metano fossile è un’opportunità per l’Italia e un buon esempio di economia circolare partecipativa, utilizzabile da tutti sia per uso domestico che industriale riducendo le importazioni e sostenendo le economie locali.

Cosa potremmo fare?

Alleggerire le stringenti norme per aprire distributori, incentivare l’installazione di compressori nelle abitazioni o nelle aziende che permettano di fare il pieno ai mezzi, direttamente dalla rete nazionale. Proseguire con gli incentivi per quanto riguarda l’installazione di micro-impianti di produzione sul territorio nazionale, iniziare una campagna di sensibilizzazione sulle energie sostenibili.

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