Una Generazione Avanti

Dopo la Generazione X e la Generazione Z, la Generazione D (debt)

Di Patrizia Feletig

L’interessante articolo di Massimo Baldi annota “l’Italia è uno dei Paesi sviluppati con il più elevato grado di persistenza intergenerazionale dei livelli di istruzione, reddito e ricchezza” e ricorda come “negli ultimi anni l’Italia ha speso meno per la pubblica istruzione che per pagare gli interessi sul debito”.

Per dare una più vivida rappresentazione dell’ingiustizia perpetrata tra i membri della stessa generazione la quale, al tempo stesso, raffigura anche la mancanza di “carburante” per la crescita futura della nazione, riporto un grafico comparativo su dati OCSE per paese, tra la spesa pubblica pro capita per la gestione del debito e quella in educazione (fonte Italiadati).

Nel raffronto con le altre economie avanzate, la collocazione dell’Italia in basso al quadrante inferiore di destra sottolinea la macroscopica iniquità che affligge le giovani generazioni italiane, “Generazioni D” che si ritrovano con un doppio svantaggio:

  1. eredità di uno stock di debito sempre più oneroso da gestire
  2. disuguaglianza di opportunità nel diritto soggettivo all’educazione, unico vero strumento di mobilità sociale.

A livello paese, il disinvestimento nelle competenze porta a medio lungo termine:

  1. la perdita di competitività paese, della produttività lavoro, flessione dell’occupazione;
  2. un’accresciuta conflittualità e sfilacciamento del contratto sociale;
  3. un inasprimento del fenomeno NEET: circa 24% contro 13% tra gli italiani dai 20 e 24 anni non studia, non lavora, non segue un percorso di formazione e nella fascia di età tra 25 e 29% si arriva a più di 1 su 3 giovani;
  4. si accentua lo scollamento dell’Italia con il resto dei paesi avanzati.

Paradossalmente, bisognerebbe immaginare che in futuro in Italia si decidesse di tassare l’ignoranza per sostenere i costi della politica di deficit spending!

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