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Coronavirus: sulla salute, dobbiamo dare più competenze all’Europa

di Valerio Federico, Tesoriere di +Europa

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Dino Guido Rinoldi, Professore di Diritto dell’Unione Europea e membro dell’Assemblea di +Europa

Foedus, un patto, un impegno tra Paesi basato sulla fiducia per affrontare insieme i problemi limitando in parte la propria sovranità, rinunciando all’idea di far da sé. Gli appelli all’Europa arrivano da chi, in periodo di epidemia, chiede aiuto a un’Europa federale – foedus – che ancora non c’è, a quell’Europa alla quale non vuole dare né più risorse né più poteri ma chiede risolutezza e risorse.

Serve +Europa per meglio gestire un virus che i confini proprio non li conosce, così come per governare la vicenda umana di chi è assembrato al confine esterno dell’UE con la Turchia.

Oggi c’è l’art. 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) per il quale l’UE si limita a completare politiche che restano anzitutto nazionali, “incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri (..) e (..) appoggia la loro azione”. Tra le istituzioni dell’UE è il Consiglio (organo di rappresentanza dei 27 governi nazionali) a poter deliberare, ma solo “misure di incentivazione per proteggere e migliorare la salute umana, in particolare per lottare contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero”.

Serve concreta solidarietà reciproca modificando almeno parte dei quattro trattati che fondano e regolano l’attività dell’Unione europea. Il 9 maggio è previsto l’avvio di una “Conferenza sul futuro dell’Europa”: è l’occasione per trasformare l’UE da una gara a chi ottiene di più tra Stati nazione in un nuovo passaggio verso la prospettiva federale per affrontare uniti i problemi.

I rappresentanti italiani nella Conferenza chiedano, nell’occasione, una “revisione ordinaria” del TFUE (revisione già ora ammessa dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea-TUE) stabilendo di comune accordo fra gli Stati i cambiamenti da apportare “intesi ad accrescere” le competenze attribuite all’Unione in materia sanitaria e di immigrazione, stanziando le relative risorse da gestire autonomamente dalla UE.

In tema di salute pubblica debbono essere trasformate le attuali competenze europee in competenze “concorrenti” con quelle degli Stati membri. Così facendo il principio di “sussidiarietà” (art. 5 TUE) agirebbe in modo tale che gli aspetti transnazionali della materia debbano esser governati dalle istituzioni dell’Unione Europea, in primis dal Parlamento europeo: la sussidiarietà infatti prevede che gli Stati membri non possano far da soli quando sia invece più conveniente che agisca il livello di governo superiore, quello dell’Unione.

 

 

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