Un altro genere di politica

Tutti i dubbi di una mentore (che fa politica)

di Francesca Mercanti*

In questo fine settimana si sarebbe dovuto tenere l’evento conclusivo della scuola di politica “Prime Donne” organizzata da Più Europa, a cui ho partecipato in veste di mentore. Quando mi fu chiesto di dare la mia disponibilità ammetto di aver avuto qualche dubbio. In cosa avrei potuto essere utile? Quali consigli avrei potuto dare a una donna, giovane o meno, che si fosse avvicinata per la prima volta alla politica? E soprattutto: serviva una scuola e serviva un mentore?

Senza essere riuscita a darmi delle risposte ho accettato e, dopo aver conosciuto le due studentesse, ho iniziato anche io a frequentare qualche lezione per genuino interesse perché il format proponeva dei seminari sui vari aspetti legati alla partecipazione politica come il fundraising, il personal branding oltre che a testimonianze di giornaliste e professioniste.
Però il dubbio di poter essere una mentore utile mi è rimasto.

Se guardo come è nato il mio impegno in politica vedo una strada tortuosa fatta di fallimenti, qualche piccolo successo, una grande fatica, una rabbia interiore e una frustrazione che solo negli ultimi anni sono riuscita a canalizzare in modo razionale e ad utilizzare in modo costruttivo. Alla base ovviamente c’è la passione per la politica e le sue strategie, un background di studi politici e internazionali e un viscerale impegno per la costruzione di un’Europa unita, un credo questo che è poi la base di partenza di tutto quello che viene dopo: il partito, le elezioni, i territori, l’organizzazione di una struttura e la sua declinazione a tutti i livelli da quello locale a quello internazionale. È talmente tanta la passione che non mi accorgo dei fine settimana impegnati in riunioni e convegni, il tempo libero passato in sostanza a lavorare, famiglia, amici e compagno spesso trascurati e spesso incapaci di comprendere la ragione di tanta fatica.

Ma c’è anche l’ambizione, l’ebrezza delle sfide, la competizione e la voglia di mettere in campo le proprie capacità e le proprie competenze. E qui si arriva al punto. Perché sono proprio le parole ambizione, capacità, competenze e sfide che si trasformano in un disvalore se riferite alle donne. Le competenze e le capacità di una donna sono costantemente messe in esame, i suoi fallimenti possono segnare la fine di una carriera, persino il modo in cui si veste e il modo in cui si pone viene analizzato sotto una lente di ingrandimento.
Per anni ho ascoltato discorsi mediocri, in alcuni casi in un linguaggio al limite dell’analfabetismo, di politici, assessori, consiglieri e parlamentari, ed è stato forse questo che mi ha spinto a buttarmi nella mischia e a far nascere in me l’ambizione (esatto, sì AMBIZIONE) di poter contribuire con le MIE competenze e le MIE capacità alla creazione di un modo nuovo di fare politica, più moderno, più europeo e certamente senza diseguaglianze di genere. Ecco perché non ho mai smesso di definirmi femminista anche laddove questo aggettivo creava paranoie e fastidio. Mi sono messa in gioco con tutti i rischi che questo pone, il primo dei quali proprio il fallimento e il senso di frustrazione che ne consegue. Ma le sconfitte e i fallimenti servono, così come serve anche la rabbia che deve essere trasformata in uno strumento costruttivo.

Sicuramente qualche lezione di autoconsapevolezza in tutto questo percorso mi sarebbe stata utile. Per cui ben venga una scuola di formazione che dia una panoramica di tutti gli aspetti legati all’impegno politico e che porti le testimonianze delle tantissime donne che ogni giorno portano il loro contributo in termini di professionalità e personalità al mondo del lavoro e della politica e che metta in contatto chi si avvicina per la prima volta alla politica con chi già da anni c’è dentro in un modo o nell’altro.
Per quanto mi riguarda non so ancora se definirmi una mentore, tuttavia spero che la mia piccola testimonianza possa essere utile a tutte le donne che sono affascinate dalla politica e a tutte loro vorrei dire: non abbiate paura della vostra ambizione, della competizione e della sconfitta, non abbiate paura a mettere delle priorità nella vostra vita anche a costo di fare scelte che molti criticheranno. Non abbiate paura di demolire quel muro di cemento che è il contesto culturale maschilista in cui viviamo dalla nascita. Infine siate sempre consapevoli che prima di essere femmine siete persone e ogni persona ha il diritto di costruire il proprio percorso professionale e di vita in assoluta libertà e secondo le sue aspirazioni.

*Direzione Più Europa

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