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+Europa Lombardia, emergenza Covid-19: “OK alla stretta, ma non senza democrazia

Di Valerio Federico, Vincenzo Giannico e Luca Perego.

Ogni misura temporanea che, oggi in Lombardia, va nella direzione di ridurre le occasioni di contagio e quindi malati e morti, è opportuna e condivisibile, nell’inevitabile prevalere di questo obiettivo, rispetto alle contingenti necessità economico-produttive e di libera espressione di alcune scelte individuali, nell’ottica, naturalmente, di perseguire la riduzione dei tempi dell’emergenza e quindi dell’applicazione delle stesse misure restrittive. Le misure appaiono ancor più utili rispetto alla stima del numero di contagiati non ancora individuati che un confronto con la Corea del Sud effettuato da Simone Ferro per lavoce.info quantifica in 135 mila in tutta Italia e che, riportato nella sola Lombardia, corrisponderebbe ad almeno 55 mila lombardi contagiati inconsapevoli.

Ciò che però resta inaccettabile e da respingere è l’esautorazione delle assemblee democratiche e la compressione del processo decisionale istituzionale, che ormai, grazie alla tecnologia, potrebbe essere garantito anche in condizioni di emergenza e urgenza. In Lombardia il Consiglio regionale è stato escluso da ogni determinazione circa le misure da adottare al fine di fronteggiare la diffusione del virus. Se è prerogativa della Giunta varare gli atti amministrativi che ritiene più opportuni, è funzione del Consiglio regionale agire come organo di indirizzo circa le politiche in via di attuazione, ruolo che in questa particolare fase è stato disatteso, limitando a sporadiche convocazioni del Consiglio di natura meramente informativa, della Commissione sanità e di quella dei Capi Gruppo. Ricordiamo a Matteo Salvini, che passa senza colpo ferire dalle critiche alle strette agli appelli per le stesse, oggi così sensibile alle prerogative del Parlamento, esautorato via facebook dalle sue funzioni, se si è accorto che nella grande Lombardia i provvedimenti non vengono democraticamente discussi.

Il presidente Fontana in questi giorni ascolta i nostri medici continuamente, è certamente a conoscenza, dunque, delle loro grida di dolore per l’impreparazione all’emergenza, l’assenza di un piano, di protocolli, per affrontare ciò che era prevedibile e in generale epidemia e attacchi batteriologici, l’assenza, fin da subito dei dispositivi di protezione, direttive discordanti e tardive, i pronto soccorsi pieni di chi con determinati sintomi avrebbe dovuto essere separato, i sanitari che rientravano inevitabilmente a casa. Medici e operatori sanitari contagiati a ripetizione. Numero di tamponi insufficiente, in primis per il personale sanitario. Ospedali che sono così diventati i primi luoghi di contagio.
Presidente Fontana riattivi la democrazia e su molte misure avrà collaborazione e supporto, preveda, almeno per il futuro, piani attuabili per gestire le emergenze, ascolti i medici e le loro istanze.

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