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Emma Bonino a Repubblica: “Ue alleata dell’Italia nell’emergenza. Ma Roma dica sì al Mes”

Intervista di Emma Bonino a Repubblica.it

“Lo strumento che abbiamo subito a disposizione è il Mes, il fondo Salva-Stati. L’Italia pensi a quello. E il premier Conte ne negozi piuttosto le condizioni”. Emma Bonino, ex ministro degli Esteri ed ex commissaria Ue, storica leader radicale e senatrice di +Europa, dice che bisogna arrivare al più presto a una soluzione comune per fronteggiare la crisi. “Si sta facendo troppo cinema…”.

Bonino, bisogna cacciare Orbàn dalla Ue?

“Premesso che nella Ue non è possibile cacciare nessuno da un giorno all’altro, è pur vero che limitarsi alla denuncia politica della scelta di Orbàn – come già della Polonia –  rischia di equivalere al noto adagio “Dixi et salvavi animam meam”. alla Commissione mi aspetto che lo metta in mora, così come dal Parlamento, per poi andare davanti alla Corte di Giustizia europea”.

Nel pieno della pandemia per l’Europa è l’ora più buia. La Ue non ha ancora preso una decisione comune per affrontare la crisi, si può perdere tempo?

“La gestione delle emergenze sanitarie non è una competenza comune. È possibile un coordinamento tra Stati, che però è sempre difficile. Non dovremmo faticare a comprenderlo noi italiani, che sulle strategie anti Covid-19 non riusciamo a coordinare neppure diverse regioni. Rimane però un fatto che è disonesto far finta di non vedere. I maggiori sostegni in campo sanitario – forniture, aiuti e posti letto per i nostri malati in coda negli ospedali che scoppiano – arrivano dall’Europa. Siamo arrivati alla crisi con la crescita al minimo e debito al massimo: eppure possiamo continuare ad indebitarci a condizioni ragionevoli  – a partire dai 25 miliardi di euro del ‘cura Italia’ –  grazie alla Bce che ha deciso un massiccio acquisto di titoli. La Ue deve fare e farà di più: la propaganda perché l’Ue diventi il capro espiatorio del Covid-19 è moralmente squallida e politicamente errata. Ad impantanarsi sono stati i capi di Stato e di governo nel consiglio di giovedì scorso”.

Il progetto di Europa rischia di tramontare? Chi gli sta assestando il colpo definitivo?

“Come tutte le cose vive, anche la costruzione politica europea rischia sempre di morire. Ogni giorno. Oggi ha nemici più forti e più numerosi. Tutti i Paesi europei sono catturati dal paradigma nazionalista. I sovranisti o governano, oppure – come in Italia – condizionano la scelta di governi nominalmente anti-sovranisti. Ciò detto, le istituzioni europee sono quelle che in questa circostanza si sono comportate al meglio. Sono state sospesi il Patto di stabilità e le regole sugli aiuti di Stato ed è stata azionata la garanzia della Bce. La Commissione ci lascerà 11miliardi di fondi che dovevamo restituire. A dimostrazione del fatto che l’Ue, con i suoi trattati e le sue leggi, rimane la cosa più utile a tutti i cittadini europei, italiani compresi. Non è sexy dirlo: ma io lo dico, e puntualmente mi becco gli insulti su Facebook. E quindi aggiungo che poi vogliamo di più: al più presto un bilancio europeo vero, gestito in Europa, con risorse proprie ed eurobond, che siamo i primi a chiedere in una chiave federalista, e non di socializzazione europea delle perdite e privatizzazione nazionalista dei profitti. Il nostro futuro migliore è il federalismo europeo”.

In un lettera-appello ai tedeschi Carlo Calenda e alcuni sindaci e governatori tra cui Beppe Sala e Stefano Bonaccini, spiegano perché gli eurobond siano indispensabili e come ci si comporta durante un’emergenza. Lei condivide l’iniziativa?

“Se si vuole arrivare a un accordo bisogna ascoltare anche le ragioni dell’altro, e muoversi con prudenza e coerenza. Questa è la mia perplessità sull’iniziativa. Tuttavia la confusione sugli strumenti tecnici nasconde un equivoco, involontario o voluto, sul merito politico. E’ insensato, come fa l’Italia, chiedere titoli di debito comune, ma dire di no al Mes, che è l’unico strumento che può attivare subito linee di credito e anche finanziarsi sul mercato. Invece l’Italia con Conte si è presentata all’ultima riunione del Consiglio europeo sulla linea Di Maio-Salvini”

Ma non finiremmo nelle mani della troika?

“Dobbiamo negoziare condizioni ragionevoli e il Mes, di cui siamo parte, ha già detto che è pronto. Nelle mani di una troika o di qualcosa del genere finiremmo se il nostro creditore non fosse un’istituzione europea comune, a cui l’Italia partecipa a pari titolo con gli altri grandi paesi dell’Ue, ma un finanziatore “esterno”. Qualcuno pensa che potremmo strappare condizioni migliori per il nostro debito a Pechino, Mosca, a Washington o direttamente sui mercati internazionali?”

Come si rompe l’egoismo dei Paesi del Nord Europa?

“Il migliore alleato dell’egoismo dei Paesi del Nord è ovviamente il sovranismo del più grande Paese del Sud, l’Italia. Non è l’Olanda ad avere vitale bisogno di strumenti europei per finanziare la ripresa economica; è l’Italia. Ed ha senso invocare una comune solidarietà europea se si accetta una sovranità europea condivisa anche su temi di bilancio. Non si possono chiedere gli eurobond “senza condizioni” e senza proporre regole comuni per il loro utilizzo.”

Chi sta sbagliando di più oggi in Europa? Merkel?

“Merkel subisce la concorrenza interna degli alleati di Salvini dell’Adf. Gli amici tedeschi dei sovranisti italiani sono i peggiori nemici dell’Italia. Ciò detto, Merkel non è mai stata un’apripista: credo sia pronta ad un uso straordinario degli strumenti esistenti (come fa la Bce) e poi a fare di più con nuove regole che lo consentano. Gli eurobond sono una cosa seria da chiedere con serietà. Penso che all’eurogruppo la Germania arriverà con una proposta che l’Italia, dopo tutto questo cinema, accetterà e solo grazie alla quale potremo sperare di attraversare la lunga notte economica e sociale del Covid-19. Ma per il “dopo” tutti i problemi italiani non svaniranno”.

Un vice presidente della Camera, Rampelli che toglie la bandiera europea dal suo ufficio, a lei leader europeista che sentimento provoca?

“Di pena. Ma non per l’Europa, per lui”.

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