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Grave lo stop ai processi, si proceda per teleconferenza

Di Costanza Hermanin

L’ulteriore posticipo della ripresa dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari all’11 maggio, come previsto dal decreto Imprese, è un fatto gravissimo. Mentre il resto d’Italia va avanti in smart working, gli uffici giudiziari, le commissioni tributarie e la Corte dei Conti sono ferme da settimane. E non se ne capisce il perché, dati i processi di telematizzazione riguardanti soprattutto il processo civile e amministrativo, ormai avviati da anni.

Se la teleconferenza non si può avviare per tutti i procedimenti è assurdo escluderla per altri, mentre sono certamente da evitare i processi per procedura scritta senza udienza che sembra suggerire il Ministro Bonafede. Sono in gioco i diritti delle persone nonché la competitività della nostra economia. Ricordiamoci che non solo abbiamo le carceri più affollate d’Europa, per un terzo popolate da persone in attesa di giudizio, ma anche la nostra classifica nel Doing Business della World Bank è sostanzialmente affossata dai tempi dei processi civili, in particolare nei tribunali delle imprese.

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