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La fase 2 di Orban? Far arrestare le opposizioni che criticano il governo

di Yuri Guaiana

L’arresto, le perquisizioni e i sequestri in Ungheria ai danni nel membro del movimento liberale di opposizione Momentum, János Csóka-Szucs per aver criticato il governo su Facebook nella gestione della pandemia è l’ennesima prova di come Orban stia rapidamente smantellando la democrazia e lo Stato di Diritto in un Paese membro dell’Unione Europea.

Attacchi alla libertà di stampa, all’indipendenza delle università e della magistratura, ai diritti dei lavoratori, dei richiedenti asilo, dei Rom e delle persone LGBTI, i pieni poteri senza limiti di tempo per gestire la pandemia, il rifiuto di ratificare la convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne, la criminalizzazione delle ONG al punto da far temere ad attiviste e attivisti di consegnare alle autorità i nomi dei firmatari di petizioni per i diritti umani e ora l’attacco alla libertà d’espressione con la scusa di non creare allarmismo e di combattere le fake-news e l’arresto degli oppositori politici.

L’Unione europea non può accettare che tutto questo avvenga nel cuore dell’Europa. Le azioni sin qui intraprese non sono ovviamente sufficienti anche a causa della passività del Consiglio Europeo, cioè degli Stati membri, che non sta dando seguito alla procedura dell’articolo 7 avviata dal Parlamento, che può portare a sanzioni, come la sospensione del diritto di voto in Consiglio.

È ora che Orban venga colpito dove più gli può far male: i fondi stanziati per l’Ungheria nell’ambito del prossimo bilancio a lungo termine dell’UE devono venir subordinati al rispetto dello Stato di diritto da parte di Budapest.

Inoltre, la Commissione europea dovrebbe proporre un meccanismo adeguato per garantire che, fino al ripristino della democrazia in Ungheria, tutti i fondi dell’UE destinati ai cittadini ungheresi siano gestiti direttamente dalle istituzioni dell’UE.

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