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Mozione di sfiducia al ministro Bonafede. In nome di Enzo Tortora per la giustizia giusta

Mozione di sfiducia al ministro Bonafede

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Il Senato della Repubblica,

premesso che

 

il ministro Bonafede con le sue iniziative politiche e legislative si è reso promotore e responsabile di una costante manomissione dell’imparzialità della giustizia, dei diritti dei cittadini e dei principi del giusto processo;

 

la sua azione contro i fondamentali princìpi della civiltà giuridica ha trovato molteplici manifestazioni: dalla violazione del principio di ragionevole durata del processo, allo svilimento delle impugnazioni; dalla negazione costante del fine rieducativo della pena, alla abrogazione di fatto della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, fino all’incapacità di individuare soluzioni di tutela e valorizzazione della magistratura onoraria il cui ruolo è preziosissimo per il sistema giustizia;

 

il Ministro si è rivelato altresì inadempiente sugli impegni di riforma assunti: su tutti, dopo più di un anno di annunci, non ha ancora proposto per la calendarizzazione in Parlamento il disegno di legge di riforma del processo penale, che avrebbe dovuto precedere – anche a detta del Guardasigilli stesso – la mai troppo criticata, per metodo e sostanza, soppressione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio;

 

la riforma sulle intercettazioni presentata per decreto da questo Governo, anziché porre un invalicabile argine alla diffusione dei dialoghi al di fuori del contesto processuale, è stata finalizzata a ampliare l’utilizzo di mezzi di ricerca della prova altamente invasivi, quali il captatore informatico, consentendone l’utilizzo indiscriminato oltre i confini del procedimento per cui vengono autorizzati, con ciò comprimendo in modo violento principi costituzionali rilevantissimi;

 

è responsabilità del Ministro aver predisposto una ragnatela di norme per favorire il processo inquisitorio e la gogna mediatica rispetto al processo celebrato nel contraddittorio delle parti e nelle aule di tribunali e l’aver introdotto il processo penale da remoto – ridimensionato solo dopo avere scatenato critiche durissime – in spregio ai principi di concentrazione, oralità e immediatezza che caratterizzano il processo accusatorio;

 

a ciò si aggiunga che, mentre il Ministro Bonafede, incapace di vigilare sulla trasparenza delle nomine, annunciava – ma non presentava – una riforma del sistema elettorale del Csm per sottrarlo allo strapotere delle correnti il suo stesso ministero è divenuto oggetto di scontri e polemiche legate all’influenza delle correnti della magistratura associata nelle nomine di magistrati fuori ruolo, che hanno portato alle dimissioni del suo capo di Gabinetto;

 

le polemiche sulle scarcerazioni dei detenuti più vulnerabili all’infezione del Covid-19 impongono di aprire una discussione vera, non viziata da tanta dimostrata incapacità gestionale, sullo stato delle carceri, sulle condizioni di detenzione e sull’impossibilità di garantire, all’interno degli istituti di pena, gli stessi standard di igiene e sicurezza previsti e imposti nelle altre strutture pubbliche;

 

la responsabilità del Ministro della Giustizia e del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria è di avere gestito questo delicatissimo problema con la sufficienza e la negligenza derivante da un’idea puramente afflittiva della pena e con un assoluto difetto di progettualità, evidente anche nei settori dell’edilizia carceraria e giudiziaria;

 

le misure adottate a seguito della pandemia non hanno potuto rimediare a una situazione di degrado consolidata;

 

da ultimo, dopo le polemiche seguite alla scarcerazione di alcuni imputati e condannati per reati di criminalità organizzata e mafiosa, la reazione dell’esecutivo è stata confusa e contraddittoria, fino a giungere all’adozione, con decreto legge, di un provvedimento che ha imposto la revisione, con effetto retroattivo, delle decisioni precedentemente adottate dei giudici di sorveglianza, con un vulnus esplicito e dichiarato al principio della divisione dei poteri;

 

visto l’articolo 94 della Costituzione e l’articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni.

 

 

Emma Bonino

Renato Schifani

Matteo Richetti

Enrico Aimi

Francesca Alderisi

Alberto Barachini

Antonio Barboni

Francesco Battistoni

Roberto Berardi

Sandro Mario Biasotti

Paola Binetti

Simone Bossi

Giacomo Caliendo

Fulvia Michela Caligiuri

Maurizio Campari

Andrea Cangini

Vincenzo Carbone

Andra Causin

Franco Dal Mas

Dario Damiani

Gregorio De Falco

Domenico De Siano

Raffaele Fantetti

Claudio Fazzone

Giuseppe Massimo Ferro

Emilio Floris

Adriano Galliani

Alessandra Gallone

Niccolò Ghedini

Giammanco Gabriella

Francesco Maria Giro

Alessandrina Lonardo

Massimo Mallegni

Giuseppe Tommaso Vincenzo Mangialavori

Carlo Martelli

Barbara Masini

Alfredo Messina

Anna Carmela Minuto

Fiammetta Modena

Rocco Giuseppe Moles

Nazario Pagano

Urania Giulia Rosina Papatheu

Adriano Paroli

Marco Perosino

Cesare Pianasso

Maria Rizzotti

Licia Ronzulli

Antonio Saccone

Salvatore Sciascia

Giancarlo Serafini

Laura Stabile

Maria Virginia Tiraboschi

Roberta Toffanin

Luigi Vitali

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