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Festival e concerti estivi annullati. Niente rimborsi, solo voucher.

di Massimiliano Melley

Sta facendo discutere il sistema scelto dal Governo italiano per risarcire gli spettatori in possesso di un biglietto per uno spettacolo dal vivo che non verrà effettuato in seguito alle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19. Da più parti è messo sotto accusa in particolare il voucher utilizzabile entro 18 mesi dall’emissione: le associazioni dei consumatori avrebbero preferito la scelta tra un voucher e il rimborso in denaro. Alcune di queste associazioni si spingono a chiedere, per questa ragione, le dimissioni del ministro Franceschini, mentre altre annunciano class-action.

Vediamo che cosa prevedono i decreti. Se l’evento è stato rimandato (al momento è il caso più frequente), il biglietto resta valido per la nuova data e/o luogo, ma l’acquirente può cederlo attraverso le piattaforme autorizzate in tal senso; se l’evento è stato annullato, in base all’articolo 88 del decreto Cura Italia (ribadito dal decreto Rilancio) il possessore può chiedere all’organizzatore un voucher spendibile entro 18 mesi per altri eventi di quello stesso organizzatore.

Le associazioni di consumatori contestano al Governo di non avere lasciato libertà di scelta tra voucher e rimborso in denaro, come accade invece per le prenotazioni turistiche (articolo 88 bis del decreto Cura Italia) e come hanno fatto altri Paesi europei, ugualmente colpiti dalla pandemia. Attraversiamo una fase delicata, nella quale non poche persone hanno visto ridursi il proprio reddito: è facile immaginare che costoro avrebbero preferito riavere indietro il denaro speso piuttosto che un voucher. Un’altra critica avanzata dalle associazioni di consumatori risiede nella scelta di limitare l’utilizzo del voucher ad eventi dello stesso organizzatore di quello annullato.

Dal punto di vista delle imprese, il meccanismo del voucher consente di non dover procedere a rimborsi in denaro “di massa”, che potrebbero provocare una situazione di grave disagio finanziario per le imprese stesse. Tuttavia alcuni organizzatori sottolineano che il voucher, se può rappresentare una boccata d’ossigeno rispetto ai rimborsi, da solo non risolve la crisi in cui si sono venuti a trovare gli impresari.

Il lockdown imposto al mondo dello spettacolo perdura dal 23 febbraio e, secondo le ultime decisioni del Governo, durerà fino al 15 giugno escluso. Di recente sono state fissate le regole sulla base delle quali le attività potranno riprendere. Tra queste citiamo la presenza massima di duecento persone per gli spettacoli al chiuso e di mille all’aperto; il divieto di somministrazione di cibi e bevande nell’area dell’evento; il rispetto del distanziamento e delle misure di protezione (mascherine), anche da parte degli artisti.

Gli operatori sottolineano che la questione dei voucher, che pure ovviamente interessa coloro che hanno acquistato un biglietto per un evento estivo annullato, non è tra le principali se si vuole affrontare un discorso generale sulla riapertura del comparto dello spettacolo, inattivo dal 23 febbraio. E sarebbero pronti a ridiscutere le regole appena fissate, che in diversi casi provocherebbero l’impossibilità tout court di mantenere un evento in calendario.

Un confronto auspicabile per ripartire con regole effettivamente applicabili.

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