Un altro genere di politica

La scuola in Europa ai tempi del virus

di Nicole Rubano

Come si è evoluto e a che punto è il dibattito sulla scuola, di ogni grado, nei vari paesi europei, durante e dopo la pandemia?
In questi mesi, Prime Donne ha comparato le misure prese dai paesi europei in tema di nidi, scuole materne, primarie e secondarie. Sono emerse differenze, ma anche nuove idee e proposte, che hanno arricchito un dibattito trascurato e ridotto in Italia. 

 

Attraverso i due appuntamenti social di Prime Donne, le questioni inerenti alla scuola si sono rivelate essere ben più complesse di una mera organizzazione della didattica online. La gestione del lavoro di cura per le madri e le lavoratrici, l’offerta di spazi di socialità, l’opportunità di usufruire di pasti e servizi che non tutte le famiglie possono garantire ai loro figli, se non grazie alla scuola, sono tra i temi portati alla luce dalle testimonianze da tutta Europa. 

 

In particolare, dal Portogallo, Chiara Formenti racconta del senso di comunità che unisce gli abitanti di città e villaggi, creando sostegno e condivisione tra famiglie più e meno abbienti. Anche le misure governative hanno contribuito a sostenere la didattica online, appena la pandemia si è aggravata e ha portato alla chiusura delle scuole. Sono stati distribuiti tablet e supporti informatici, anche se il sostegno dei genitori è stato cruciale per l’apprendimento. Il 18 maggio, finalmente, sono ritornati tra i banchi di scuola i ragazzi degli ultimi due anni delle superiori (16/17 anni) per affrontare gli esami e i bambini dell’asilo nido (0-3 anni), mentre a giugno è la volta dei bambini della scuola materna (3-6 anni). Fondamentale è anche la riapertura, dal 1 giugno, dei centri ATL dedicati a giovani e anziani per praticare attività sportive e ludiche: un ottimo escamotage per mediare tra la sicurezza e l’importanza della socialità. Per quanto riguarda gli altri servizi scolastici, per tutti i mesi della pandemia, le scuole hanno garantito pasti take away per bambini e ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito.

 

 

Diverse sono, invece, le priorità dell’Olanda – come spiega Allegra Salvadori – incentrate sull’economia piuttosto che sullemisure sociali. Infatti, non si è optato per le restrizioni del lockdown così da non bloccare movimenti e attività commerciali. In questo caso, le scuole sono state riaperte prima: l’11 maggio per le scuole primarie (dai 4 ai 12 anni), in gruppi divisi per alternarsi tra casa e scuola, e il 2 giugno per le secondarie. 

 

 

Meno coordinate le misure prese in Germania, considerando che, in materia di istruzione, ogni stato federato ha l’autonomia di decidere le proprie modalità di riapertura, come ci ha spiegato Alexandra Geese. In generale, gli spazi scolastici consentono la riapertura in sicurezza, ma è stato scelto un criterio a scaglioni per evitare un rientro in massa. Il tema centrale è stato quello di permettere lo svolgimento degli esami in presenza, per cui dal 27 aprile sono tornati sui banchi gli studenti dell’ultimo anno delle superiori e dal 4 maggio i bambini dell’ultimo anno della primaria. Riguardo all’impatto di genere della chiusura delle scuole, però, i dati mostrano che nell’80% dei casi, le madri hanno dovuto dedicare in media 3 ore al giorno per guidare i figli durante l’apprendimento.

 

 

 

In Francia, oltre all’impatto di genere, forte è stato anche l’impatto della pandemia sulle classi sociali svantaggiate. Daisy Boscolo ci svela che quello che la stampa italiana ha riportato come un passo indietro sulla strategia di riapertura, in realtà non c’è stato. Il tema della riapertura è stato ampiamente dibattuto soprattutto nella sua dimensione sociale – enormemente assente nel dibattito italiano. Preoccupano le banlieues e le fasce più povere della popolazione, per cui ci si è messi all’opera per identificare zone verdi, dove si potrà riaprire presto e zone rosse. La strategia è stata partire dai più piccoli, perché sono loro che più hanno bisogno di ritrovare la socialità e la regolarità del lavoro scolastico. Dall’11 maggio hanno riaperto gradualmente e su base volontaria le scuole primarie, mentre dal 18 maggio hanno ripreso il corrispettivo della prima e della seconda media italiana. Infine, le scuole secondario hanno ripreso a fine maggio.

 

 

In Inghilterra, Massimo Ungaro ha descritto una situazione molto più critica. La lentezza con cui sono state adottate le misure di lockdown hanno instaurato un clima di incertezza. Tuttavia, a giugno sono state pianificate le riaperture dal 1 giugno per i bambini dai 5 ai 6 e dai 10 agli 11 anni. Anche gli asili nido hanno iniziato ad accogliere gradualmente i bambini. In aggiunta, prima della pausa estiva del 20 luglio, il ministero dell’Istruzione ha pubblicamente espresso l’augurio che tutti i bambini possano tornare a scuola almeno per il mese finale dell’anno accademico. 

 

L’unico paese ad aver tenuto aperte le scuole per gli studenti più giovani durante l’epidemia è stata la Svezia. Chiara Ruffa ci descrive misure “soft” di gestione della pandemia, in cui solo le scuole superiori e le università sono state convertite alla formazione digitale, fino alla riapertura programmata a metà giugno. I restanti gradi di istruzione non sono stati chiusi, ma solo sottoposti a nuove regole per minimizzare i contagi: lezioni all’aria aperta con spazi ben divisi e pranzi serviti nel rispetto del distanziamento, mentre, ai genitori, locali offlimits in asili e scuole.  

 

Sempre dal Nord Europa, Chiara De Franco descrive la situazione in Danimarca, dove le peculiarità del sistema educativo hanno facilitatola riapertura in sicurezza, dal 15 aprile. Ad esempio, per i più piccoli, con una proporzione educatori-bambini di 1:4-6, è stato facile monitorare i soggetti a rischio ed evitare assembramenti di gruppo. Suddivisi in piccoli gruppi, distinti in base a colori diversi, i bambini hanno potuto interagire moderatamente. Inoltre, tutti i nidi, asili e scuole elementari avevano già a disposizione degli spazi all’aperto che sono stati prontamente attrezzati per svolgere lezioni e attività. Le misure igieniche sono state potenziate sensibilizzando i bambini sull’importanza di lavare le mani usando i lavabi predisposti all’ingresso. Nonostante gli accorgimenti, durante la pandemia, circa 11000 genitori hanno firmato una petizione contro la riapertura ad aprile perché contrari al fatto che il paese uscisse dal lockdown cominciando proprio dalle scuole, come se i bambini fossero delle cavie per sperimentare la ripresa post-pandemia. La petizione ha avuto un grande impatto mediatico iniziale, ma è stata superata visto il successo e l’efficacia della riapertura. Infatti, queste misure hanno permesso alle famiglie dei più piccoli di continuare a lavorare durante la pandemia, evitando di bloccare l’economia del paese.

 

Dalla Grecia, sebbene le scuole si avvicinano alla chiusura del 20 giugno, Simona Moscarelli ci ha aggiornato sull’apertura dell’11 maggio per gli studenti dell’ultimo anno delle secondarie, seguita, il 18 maggio, dal rientro dei ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Per le scuole per l’infanzia e primarie, è stata programmata l’apertura l’1 giugno. 

 

 

Infine, la Spagna, descritta da Steven Forti, sembra essere il paese più simile all’Italia circa le misure prese sul tema scuola. Le scuole navigano nell’incertezza e nella eterogeneità di opinioni e condizioni di ciascuna delle 17 regioni spagnole. In alcuni casi, come nei Paesi Baschi o nelle Asturie, gli studenti più grandi torneranno sui banchi a fine maggio, in altri casi saranno quelli più piccoli a poter ritornare a fare lezione, in altri ancora sembrerebbe che non si riprenderanno le attività fino a settembre. Quello che è certo è che la selectividad, ossia la maturità, si terrà tra fine giugno e inizio luglio. La differenza con l’Italia è che il processo di selectividad, composto da più prove scritte, non si tiene nella scuola superiore frequentata dallo studente, ma nell’università a cui è legato per vicinanza geografica l’istituto superiore. Per quanto riguarda invece le università si è già deciso che gli esami di questo semestre si svolgeranno solamente online e fino a settembre le strutture non apriranno i battenti per gli studenti. Sul prossimo semestre non è ancora chiaro che cosa succederà: si parla di aule che non possono ospitare più di 15 studenti per garantire il distanziamento fisico, di utilizzare gli spazi comuni degli istituti (mense, biblioteche, ecc.) e di lezioni a giorni alterni. Nel caso delle università, che possono decidere in autonomia nel rispetto delle disposizioni generali del ministero, sembra che in molti casi si manterrà la docenza online. Tutto, però, è ancora incerto e prima di luglio sarà difficile avere un panorama chiaro sul prossimo anno accademico. 

Ai dibattiti, presentati da Costanza Hermanin in diretta Instagram, hanno partecipato:  

Alexandra Geese, member of the European Parliament, Greens EFA, Germania @alexandrageese

Allegra Salvadori, Journalist and Strategic Communicator, Olanda, @allegraforever

Chiara De Franco, Associate Professor, University of Southern Denmark, Danimarca @chiara.defranco

Chiara Formenti, Creative Marketing Strategist, Portogallo @chiara_ottocollective

Chiara Ruffa, Associate Professor, Swedish Defense College/Cristina Cella, Senior Economist, Swedish Central Bank, Svezia @laruffaonlain

Cristina Tagliabue, giornalista, Roma @cristinastag

Daisy Boscolo Marchi, Responsabile Marketplace Nutri & Co, Francia @littledaisyduck29

Massimo Ungaro, Deputato rappresentante della circoscrizione estero – Europa, Inghilterra @ungaro.massimo

Simona Moscarelli, Program Manager presso IOM – UN Migration Greece, Grecia 

Steven Forti, professore associato di Storia Contemporanea presso l’Università Autonoma di Barcellona e ricercatore presso l’IHC dell’Università NOVA di Lisbona, Spagna

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