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L’Umbria vieta l’aborto farmacologico in day hospital. Basta colpevolizzare le donne!

Bruna Maria Tomasello

Dal 2009, anche le donne italiane si sono potute avvalere dell’aborto farmacologico che non esige intervento chirurgico e anestesia e quindi non rende indispensabile l’ospedalizzazione. Tale pratica medica, oltre a diminuire i rischi legati alle complicazioni, permette di mantenere la scelta in una sfera personale e privata senza che venga meno l’assistenza sanitaria e la cura della propria salute.

Le donne toscane possono usufruire di questo sistema in maniera riservata nell’ambito della sanità pubblica, le donne umbre no. La Giunta regionale umbra ha abrogato il day hospital per l’aborto farmacologico imponendo più giorni di ricovero, inutili e punitivi nei confronti di chi si appresta ad interrompere la gravidanza.

Assistiamo ancora una volta alla volontà di colpevolizzare le donne, le loro scelte individuali, minando il loro diritto alla riservatezza, creando ulteriori inutili inciampi alla libertà di scelta, imponendo una contropartita accanita che la sanità pubblica non dovrebbe avere.

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