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Cade il segreto sui verbali del Comitato Tecnico Scientifico: è anche una nostra vittoria

Di Giordano Masini

Una sentenza del Tar del Lazio impone al Governo di desecretare i verbali delle riunioni del Comitato Tecnico Scientifico durante le quali sono stati espressi pareri fondamentali alla base delle decisioni dello stesso Governo durante le diverse fasi dell’emergenza Covid-19.

Sicuramente una bella notizia, era incredibile che il Governo citasse sempre il Comitato Tecnico Scientifico senza che nessuno potesse conoscerne davvero i pareri, coperti dal segreto. Una vittoria per la Fondazione Einaudi che ha promosso il ricorso ma – possiamo dirlo – anche una nostra vittoria: eravamo stati tra i pochi, infatti, già a maggio, a notare come questa mancanza di trasparenza apriva seri dubbi sulla legittimità dei DPCM, in quanto non erano noti né ai cittadini né alla comunità scientifica i presupposti sui quali quei provvedimenti si fondavano, e continuano a fondarsi.

Avevamo detto che era proprio interesse del Governo, per garantire l’efficacia di atti normativi essenziali durante la pandemia, rendere noti i pareri del Comitato Tecnico Scientifico, le metodologie di analisi usate e le ragioni di contingenza politica che hanno indotto il Governo ad accoglierli o a respingerli. Oggi quelle stesse considerazioni sono riportate nella sentenza, che recita tra l’altro:

«I verbali del Comitato tecnico scientifico di cui gli odierni ricorrenti hanno chiesto l’accesso generalizzato hanno rappresentato il supporto tecnico per provvedimenti straordinari che hanno ridotto ai minimi termini l’esercizio della libertà personale, della libertà di movimento, della libertà di riunione, della libertà religiosa, della libertà d’impresa e del diritto al lavoro. La mancata conoscenza dei predetti verbali inciderebbe dunque: A) sotto il profilo della possibilità di esercitare il diritto di difesa; B) all’interno del circuito Sovranità-Democrazia, sotto il profilo della possibilità di esercitare l’ordinario controllo politico-democratico».

È davvero un peccato che a questa decisione si debba arrivare attraverso l’autorità giudiziaria, e non in base alla semplice e banale cultura del diritto e della trasparenza che dovrebbe essere alla base dell’azione politica del Governo, soprattutto in questa fase di crisi.

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