Un altro genere di politica

Il denaro è mio e lo gestisco io

Non so se vi sia mai capitato di sentire parlare dell’undicesimo comandamento.

Mai? Neppure per sentito dire?

Beh, come darvi torto, l’undicesimo comandamento non esiste, o meglio, è stato insabbiato nei secoli e sapete qual è?

“Insegna ad una donna a saper gestire il denaro”.

Certo, in primo luogo verrebbe da chiedersi “prima ancora di insegnare ad usarlo, ad una donna bisognerebbe dare la possibilità di guadagnarlo”.

Ne sono ben consapevole e proprio per questo motivo vorrei focalizzare l’attenzione – spero anche la vostra – su una questione che riguarda le donne in maniera trasversale, senza distinzione di titolo di studio, di ambiente in cui si è cresciute, o inclinazione ad avere una mente predisposta al “far di conto”, ossia l’educazione finanziaria di genere.

Spinta dalla curiosità di capire la reale situazione in Italia, da una recentissima indagine condotta da Eumetra per una società di credito al consumo ho letto che “le donne si occupano direttamente solo delle spese quotidiane, fanno da supporto a chi gestisce le vacanze e poco altro, mentre per il resto si affidano al compagno o al papà”.

In pratica le donne italiane – anche quelle che lavorano – non sono ancora autonome nella gestione del denaro. Non hanno le competenze necessarie, ma soprattutto, e purtroppo, preferiscono delegare.

Sempre secondo il Corriere della Sera per il Family Business 2019 “gli uomini concentrano il loro patrimonio in immobili (61 per cento) e investimenti finanziari (il 50 per cento); tra le donne, le percentuali scendono rispettivamente al 50 e al 31 per cento.

Ed ancora, in base ai dati raccolti dal Museo del Risparmio di Torino (sì, perché esiste pure un museo del risparmio in Italia e la cosa paradossale è che è diretto da una donna, Giovanna Paladino) ancora oggi il 21 per cento delle italiane non ha un conto corrente personale, e solo il 50 per cento si ritiene abbastanza competente in ambito finanziario.

Tra i Paesi dell’OCSE, l’Italia è quello dove c’è una maggiore differenza di genere nell’alfabetizzazione finanziaria al pari dei Paesi Arabi.

Non dovrebbe allora stupirci che, a quindici anni, le ragazze italiane a fronte di una domanda sulla finanza rispondano più spesso con un “non lo so” rispetto ai loro coetanei maschi.

Beh, ammetto che anch’io a 15 anni avrei risposto “non lo so”, ma questa sarebbe stata la risposta che avrei dato anche se qualcuno mi avesse chiesto se preferissi lo smalto X numero 10 o quello più tenue numero 5.

Io sono fermamente convinta che dietro questa diffidenza “femminile” verso la finanza, non via sia, come molti tendono a spiegare, una banale ragione di mancanza di interesse, piuttosto una mancanza di fiducia in se stesse, dettata dal fatto che non sono stati forniti gli strumenti e le occasioni alle donne per imparare ad appassionarsi e a gestire il proprio danaro.

D’altronde, riprendendo l’indagine sopra richiamata “Solo se sono single, le donne si assumono le loro responsabilità. E quando succede, sono bravissime”.

Da questo discende come diretto corollario che i talenti femminili ci sono, però mancano gli strumenti per gestirli.

Raggiunta questa consapevolezza proprio tra noi donne, il passaggio successivo è attuare una serie di politiche e di interventi che mirino alla alfabetizzazione finanziaria. Attualmente i primi passi verso questa direzione sono stati fatti, per lo più da fondazioni private che hanno organizzato corsi gratuiti di educazione finanziaria fortemente voluti, pensate un po’, da donne, ma il percorso è ancora molto in salita.

Dovremmo batterci per rendere obbligatoria nelle scuole la educazione finanziaria sin dalle elementari e rendere interessante la materia attraverso toolkit, tutorial didattici, applicativi per la pianificazione finanziaria, giochi interattivi per raggiungere in maniera efficace e la popolazione.

Partendo anche dalla mia esperienza personale, qualche anno fa ho seguito un corso gratuito di finanza organizzato dalla Global Thinking Foundation, grazie al quale oggi quella quindicenne che è in me riesce a rispondere con maggiore padronanza sia a domande sulla finanza sia su quale smalto preferisce e si sente, anzi, mi sento molto più sicura di me stessa.

Perché prima ancora della educazione finanziaria, sapete qual è la più grande lezione che una donna dovrebbe imparare?

Parafrasando la poetessa ventisettenne Rupi Kaur, di origine indiana, la più grande lezione che una donna dovrebbe imparare è “che fin dal primo giorno ha già in sé tutto ciò che le occorre. È stato il mondo a convincerla del contrario” e, aggiungerei io, con buona pace di chi crede anche in quei benedetti Dieci Comandamenti.

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