Un altro genere di politica

Tono di voce, postura e una collana che “parla”: la potenza delle due first lady

di Ada Ceraj

La scorsa settimana l’ex first lady degli Stati Uniti, Michelle Obama, ha parlato al Paese dalla Convention democratica, esprimendo il suo sostegno politico per Joe Biden. La first lady in carica, Melania Trump, è intervenuta alla convention repubblicana naturalmente per parlare di suo marito con compiacimento, definendolo “un guerriero alla Casa Bianca” . Due personaggi e due stili comunicativi, anche visuali, completamente diversi.

Entrambe le protagoniste hanno usato con molta attenzione diversi mezzi di comunicazione. In particolare, i vestiti che hanno scelto sono stati un mezzo potentissimo di espressione della loro posizione. L’abito è spesso una seconda pelle, e non soltanto per le donne. L’abito può essere utilizzato come un biglietto con cui comunichi all’interlocutore ciò in cui credi e verso quale direzione vuoi andare. Il potere della comunicazione non verbale la vediamo proprio nelle immagini delle due first ladies.

L’intervento di Michelle Obama è stato registrato all’interno di uno studio in cui non vi era presenza alcuna del pubblico, buona norma vista l’emergenza sanitaria da Covid-19. Al contrario, molti sostenitori si sono ammassati, davanti alla Casa Bianca, spesso in assenza di qualsiasi mezzo di protezione sanitaria.

Michelle Obama, donna con una carriera alle spalle che fa invidia, con una integrità morale elevatissima e un carattere deciso che non si ferma davanti alle sfide. È sicura di sé. Comunica una stabilità che la rende sempre credibile quando parla.
Sono tutte caratteristiche che le permettono di attirare moltissime attenzioni da parte dei media e, soprattutto, del suo pubblico che sogna una sua futura candidatura alla presidenza.

Durante lo speech, il focus è interamente su di lei: mezzo busto, seduta e telecamera in primo piano. È vestita con un abito marrone che risalta il colore della sua pelle. È fiera delle sue origini, e per questo richiama l’attenzione sulle ingiustizie che si verificano ogni giorno in America a sfavore degli afro-americani.
Le sue parole arrivano dopo quelle del fratello di George Floyd, un momento che ha dato un significato inconfondibile alla serata: un attacco frontale a Donald Trump, responsabile di divulgare odio e violenza, senza scordarsi di prendere una posizione a favore del movimento “Black lives metter“.

Michelle Obama ha imparato a parlare direttamente al pubblico, e lo fa emozionando. Mira al cuore: le sue mani spingono lo spettatore verso i sentimenti, chi ascolta percepisce il calore delle sue parole, per quanto ferme. Emerge un profondo amore per il suo Paese e una grande cura verso il futuro dell’America, un sentimento espresso anche indossando una collana con la scritta “VOTE”.

All’altra convention, da un palco: Melania Trump. Evoca la forza che il marito deriva dal suo ruolo istituzionale, invoca il mito americano in cui ciascuno si fa da sé con sacrificio e determinazione. Fa una chiara narrazione anche del suo vissuto: lei che sognava di andare in America, lei che alla fine con tanti sacrifici e impegno ce l’ha fatta.
L’intento è quello di risvegliare il sogno americano facendo leva però sul diritto di tutelare quel sogno, anche grazie alle forze armate che si battono per la sicurezza nazionale. Uomini dalla grande potenza che si battono per garantire un’America prospera e forte.

È sicura Melania: “per avere un Paese forte non può esserci una leadership migliore di quella di Donald Trump”. Il suo discorso viene chiaramente accompagnato da un insieme di dettagli che non sfuggono allo sguardo degli studiosi della comunicazione non verbale: posizione eretta, spalle larghe. È in piedi ad occupare il centro del podio dal quale poter esprimere tutta la forza necessaria a sostenere l’Amministrazione e il Presidente. Indossa un abito che chiaramente evoca l’uniforme dell’esercito statunitense.

I Trump richiamano il ruolo forte dell’America. Invocano l’uso della forza per ripristinare l’ordine e il buon funzionamento della vita pubblica. Ingredienti, questi, immancabili per lo sviluppo degli Stati Uniti, secondo loro. L’impegno orientato alla distruzione dell’avversario va inserito nella comunicazione a qualunque costo. Infatti, Biden viene additato come colui che distruggerà la grandezza degli USA. Scegliendo Biden, secondo Trump, gli elettori lascerebbero il proprio Paese in mano a degli anarchici violenti e criminali, complici della Cina.
Ma si ricordino, i coniugi Trump, che sono proprio i leader cinesi, e quelli di altri paesi autoritari, a proclamare i propri discorsi politici travestiti da militari. Nelle democrazie non succede. Almeno, non dovrebbe.

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