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Le ragioni del No. Newsletter sul referendum costituzionale

A cura di Giordano Masini

Questa è una newsletter sul referendum costituzionale del 20 e 21 settembre. Una sorta di rassegna stampa che non invieremo ogni giorno, ma a cadenza il più possibile regolare, e che pubblichiamo anche come articolo sul nostro sito, attraverso la quale cercheremo di esporre i punti di vista, i pareri e le ragioni di chi, come noi, si oppone al cosiddetto “taglio dei parlamentari”. Iscriviti per riceverla nella tua casella email. 

Francesco Cundari su Linkiesta si sofferma sul paradosso di un referendum il cui dibattito pubblico è silenziato proprio dai fautori del Sì, come se questa riforma dovesse passare attraverso il “silenzio assenso” dei cittadini: «è chiaro che sondaggi e andamento del dibattito hanno cominciato a mettere qualche preoccupazione al fronte del Sì. Del resto, è naturale che sia così. A questo serve il dibattito, in una società democratica: a vagliare le diverse opzioni valutando freddamente pro e contro, passando anche le proposte più demagogiche ed emotive al setaccio di una discussione razionale. Proprio questa è la differenza tra la pseudo-democrazia istantanea dei clic e la democrazia liberale in cui al centro sta il consenso informato, fondato su un dibattito libero e pluralista. Che è esattamente quello che oggi il fronte del Sì sta cercando in tutti i modi di impedire».

«Più ne parliamo più li battiamo» ha infatti ammonito Emma Bonino nel corso della Maratona Oratoria promossa da +Europa mercoledì scorso, che potete rivedere e risentire per intero a questo link.

Sempre su Linkiesta, Carmelo Palma spiega come il taglio dei parlamentari sia il prodotto di un pensiero che ha teorizzato l’abolizione del Parlamento: «inizia tardivamente a emergere quale sia il metodo e il fine di questa follia, cioè la “consacrazione democratica” del superamento della democrazia rappresentativa a vantaggio di modelli di autogoverno istantanei e teleguidati, in cui l’intermediazione politica (cioè il modo in cui interessi dell’elettorato si scontrano e compongono secondo dinamiche costituzionali) è abolita e soppiantata da un potere totale, che pretende di incarnare la volontà generale dell’elettorato in base al presupposto che essa sia “una” e che qualunque deviazione da questa mistica “unità” sia un oltraggio al bene comune».

La presa di posizione per il No che ha fatto più scalpore in questi giorni è stata senz’altro quella di Roberto Saviano, intervistato su La Stampa. Una presa di posizione dura soprattutto nei confronti del PD, incapace secondo lo scrittore di segnare una vera discontinuità politica: «non se ne può più di chi non ha una posizione su nulla e giustifica la propria esistenza da 25 anni prima in opposizione a Berlusconi e poi a Salvini. Indignandosi quando sono all’opposizione e lasciando tutto immutato (per meglio gestire il potere) quando sono al governo. È politica questa? A me pare arte della sopravvivenza».

A proposito del dibattito interno al Partito Democratico, vale la pena segnalare l’articolo di Alessandro Maran su Libertà Eguale, secondo il quale con il taglio dei parlamentari il PD si adegua al populismo antipolitico: «l’idea che aderire e conformarsi (nell’apparenza) alle opinioni dominanti della propria epoca sia una soluzione al declino del Pd, è un sintomo di quel declino. Il problema non è che la sinistra riformista non sia riuscita a conquistare il sostegno popolare, il problema è che non ci prova neppure. Proprio per questo la giravolta del Pd non aprirà la strada ad altre, migliori, riforme. Piuttosto, la vittoria del sì testimonierà solo della forza di attrazione dell’antiparlamentarismo e della desolante vacuità dei principali partiti, e lascerà inalterati tutti i problemi più urgenti del nostro sistema istituzionale».

La senatrice di Italia Viva Laura Garavini sottolinea sull’Huffington Post il problema della riduzione della rappresentanza degli italiani all’estero: «La conseguenza è che, se già oggi a un parlamentare eletto all’estero corrispondono quattro volte più elettori rispetto a un suo collega in Italia, con la riforma si arriverà a una sproporzione ancora più elevata. Un senatore per esempio rappresenterà un milione e quattrocentomila elettori, su un territorio vastissimo. Con la conseguenza che diventerà sempre più improbabile coltivare un contatto diretto tra cittadini ed eletti».

Ma il dibattito sul referendum costituzionale non apre fratture solo a sinistra: Flavia Perina racconta di un appello promosso da Mario Landolfi che ha già raccolto circa duecento firme “di destra”: «è una fronda ancora piccola ma politicamente rilevante. Per la prima volta duecento firme della destra criticano apertamente le scelte di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sul taglio dei parlamentari e invitano gli elettori a disobbedire ai leader. “Nel segreto dell’urna Dio vi vede, Berlusconi, Salvini e Meloni no” dice la locandina che sta girando sui social insieme a un sintetico documento che invita a votare No al referendum.

Sul sito di approfondimento economico lavoce.info, Leonzio Rizzo e Riccardo Secondi si soffermano sulla questione dei risparmi di spesa che si conseguirebbero attraverso il cosiddetto “taglio dei parlamentari”. Risparmi molto modesti, che potrebbero essere conseguiti facilmente e senza scomodare la Costituzione attraverso la modesta riduzione di alcune voci di spesa come quelle di funzionamento delle camere, adeguandole a quelle di altri paesi europei, i trasferimenti ai gruppi parlamentari e le indennità dei parlamentari stessi. Insomma, come dice il titolo dell’articolo stesso, per risparmiare occorre «tagliare le spese, non i parlamentari».

Segnaliamo anche Giuliano Cazzola su il Riformista, una bella intervista a Rino Formica, Ernesto Auci su firstonline, l’intervista sul Corriere del sindaco di Bergamo Giorgio Gori e il blog a puntate (30 articoli per il No al taglio dei parlamentari) di Andrea Cangini.

 

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