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CBD, arriva un altro colpo al settore della cannabis light

di Benedetto Della Vedova 
L’inserimento del CBD estratto dalla cannabis nella tabella B dei medicinali del Testo unico delle leggi sulla droga rischia di essere l’ulteriore elemento di incertezza normativa su di una materia sempre controversa.
Una cosa è prevedere che l’uso medicinale del CBD sia sottoposto a una regolamentazione analoga a quella di altri farmaci derivati dalla cannabis. Tutt’altra cosa è trasformare il CBD in una sostanza proibita, anche se priva di effetti psicotropi, e di impedirne la produzione e la commercializzazione attraverso gli shop di cannabis light, cioè da prodotti accomunati tutti dall’avere una quantità di principio attivo non drogante.
Visto che questo settore è stato in Italia danneggiato e condizionato da norme e sentenze palesemente contraddittorie, sarebbe sbagliato e assurdo alimentare l’ambiguità e, per calcolo o per errore, offrire altri pretesti alla propaganda proibizionista.
Mi auguro che il Ministro Speranza chiarisca su questo precisamente la volontà del Ministero della Salute.

In tutto questo, mentre l’Italia continua a dibattersi nella confusione giuridico-burocratica, occorre ricordare che sono sempre di più i Paesi del mondo che intendono legalizzare la cannabis a uso ricreativo e che, da queste esperienze, si può trarre una indicazione sul campo della bontà di questa scelta, apparentemente coraggiosa ma destinata a dare risultati complessivamente molto positivi.

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