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Come screditare un’istituzione: Cina, Russia, Cuba elette al Consiglio diritti umani Onu

di Ariela Briscuso

La possibilità, da noi paventata lunedì scorso, si è purtroppo avverata: al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sono state elette nuovamente Cina, Russia e Cuba (l’Arabia Saudita non ce l’ha fatta).
Lo scorso martedì si sono, infatti, tenute le elezioni (in Assemblea generale delle Nazioni Unite) per 15 membri del Consiglio che entreranno in carica il primo gennaio del 2021. Come notava l’ONG Un. Watch, se ora i Paesi che sono classificati come non democratici che compongono il Consiglio sono il 51%, da gennaio saranno il 60%. Si sostiene che non sarebbe possibile escludere tali Paesi dal Consiglio, ma bisogna notare che del Consiglio fanno parte a rotazione 47 Paesi – non tutti i Paesi delle Nazioni Unite – che dovrebbero essere eletti proprio tenendo conto della loro performance in materia di diritti umani; si ritiene anche che la presenza nel Consiglio dovrebbe insegnare ai Paesi ” meno democratici” un maggiore rispetto dei diritti umani: anche tale assunzione è radicalmente sbagliata e illogica.
Sia Russia che Cina, a partire dalla nascita del Consiglio nel 2006, hanno già ricoperto molti mandati : 3 la Russia – di cui l’ultimo fino al 2016 – 4 la Cina, il cui ultimo mandato è addirittura terminato nel 2019. L’espletamento di tali mandati non ha avuto alcun riflesso sul miglioramento della condizione umanitaria in questi Paesi. Anzi, Russia e Cina hanno sovente sfruttato il ruolo nel Consiglio per i propri interessi. Il timore, quindi , che tali nazioni tentino nuovamente di utilizzare la posizione in Consiglio per ostacolare azioni nei propri confronti è suffragata da chiari precedenti.
E’ sufficiente notare che il Consiglio dei diritti umani ha implementato ossessivamente un numero abnorme di risoluzioni nei confronti di Israele, ignorando, al contrario, altre situazioni molto più gravi come, per esempio, in Tibet o in Darfur. Il Consiglio ha, in passato, ricevuto critiche anche da Ban-Ki Moon e da Kofi Annan per questa ragione e per un supposto sistema di “Block voting” con il quale Cina, Russia, Cuba e molti altri Paesi autoritari del Medio Oriente e africani votavano in modo compatto, d’accordo per evitare risoluzioni nei propri confronti e per continuare a stigmatizzare Israele.
Questa volta all’esito dell’elezione delle 15 nazioni che entreranno in carica il prossimo primo gennaio – elezioni cui hanno partecipato, con una votazione a scrutinio segreto,tutti i Paesi dell’Assemblea Generale – la Russia ha ottenuto l’82% dei voti, la Cina il 72% e Cuba l’88%. Sebbene la competizione in alcune aree fosse minimale – dato che l’elezione si tiene per seggi su base geografica (non però in Asia, dove la Cina è stata comunque eletta) – le percentuali con cui queste dittature sono state elette è strabiliante. E bisogna, inoltre, considerare, con grave preoccupazione, che se i voti che Cuba ha ottenuto sono 170 (su un totale di 193 Paesi nell’Assemblea Generale) e se i Paesi a non aver votato per Cuba sono, quindi, 23, necessariamente alcuni Paesi dell’Unione Europea (27) devono aver votato a favore dell’elezione di Cuba nel Consiglio dei diritti umani.
Noi vorremmo di nuovo richiamare l’attenzione delle Istituzioni europee su questa gravissima dequalificazione del Consiglio dei diritti umani, dell’Onu e del multilateralismo. L’Europa, e Borrell per lei, deve saper alzare la voce per difendere e rappresentare adeguatamente l’essenziale ruolo del multilateralismo e delle istituzioni internazionali – che non possono essere sabotate da una blocco di regimi autoritari – nella promozione dei diritti e delle libertà universali.
Vorremmo, quindi, che l’Unione Europea valuti con attenzione l’attività del Consiglio dei diritti, denunciando con sollecitudine eventuali criticità. Speriamo che ciò possa avvenire anche grazie alla Francia (che è stata eletta in questa votazione), alla Germania, ai Paesi Bassi, all’Austria, alla Danimarca e all’Italia, tutti Paesi dell’Unione attualmente membri del Consiglio.

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