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Burocrazia e imbuto formativo: ecco come 24mila giovani medici restano a casa

Alessandro Testa, dell’associazione MUS – Medici Uniti per la Salute, ci spiega cosa sta accadendo.

Il nostro impegno affinché si rimuova questo insensato blocco e i 24 mila giovani medici possano operare nelle corsie degli ospedali.

“Non è notizia di questi giorni quella che il nostro Servizio Sanitario Nazionale appare in forte sofferenza di fronte all’emergenza sanitaria che oramai da Marzo imperversa nel nostro Paese. Gli effetti disastrosi della (mancata) programmazione riguardante la formazione medica specialistica sono, ad oggi, più che mai evidenti.
La carenza di specialisti in determinate branche (vedi anestesisti e medici d’urgenza), frutto appunto della mancata programmazione di cui si parlava poc’anzi, comporta ad oggi non soltanto un sovraccarico vedi lavoro maggiore per i pochi specialisti presenti, ma anche e soprattutto un lavoro extra per le altre branche specialistiche, costrette a “reinventarsi” ed essere reclutate per poter far fronte all’emergenza sanitaria in atto.
Parlando di numeri, entro il 2023 mancheranno più di 10mila medici specialisti nelle corsie d’ospedale. In uno scenario più pessimista la carenza potrebbe arrivare a circa 24mila unità, una prospettiva catastrofica non lontana dalla realtà.
Nel quinquennio 2019-2023 sono previsti 32.501 pensionamenti, a fronte di soli 22.328 nuovi specialisti che opteranno per il SSN (il 66% del totale annuale secondo le stime Anaao), con un ammanco di 10.173 specialisti.
Quello sopra descritto è lo scenario addirittura ottimale. Ma è possibile, come detto, anche uno scenario più sfavorevole.
Infatti, tenendo conto che esiste già una carenza di 6.225 medici specialisti rispetto al 2009, anno con il livello più alto di medici assunti nel SSN, che potrebbero essere necessari ulteriori 4.000 specialisti per far fronte all’attivazione di nuovi posti letto per l’emergenza da Covid-19 nelle struttura di Terapia intensiva e Sub-intensiva, e che le uscite potrebbero aumentare per anticipi pensionistici a causa del tremendo stress psico-fisico subito dagli operatori sanitari per contrastare l’epidemia, l’ammanco potrebbe salire alla vertiginosa cifra di circa 24mila specialisti nel 2023.
Ad oggi, le uniche soluzioni proposte dalle istituzioni per tappare la falla che si è creata sono, come sempre, low-cost e prive di programmazione: spiccano infatti, tra le tante, la proposta di un “corso accelerato di anestesia-rianimazione” e il richiamo dei medici “in quiescenza”.
Eppure, ci sarebbero ben 24.000 medici con una voglia matta di poter mettere al servizio della comunità le proprie conoscenze, pronti a sostenere le mura ormai pericolanti di un SSN destinato al collasso, che però incredibilmente sono fermi al palo a causa di azioni legali dirette contro un bando con evidenti vizi. Di questi 24000, sempre secondo quanto stabilito dal suddetto bando, circa 10000 medici resteranno nuovamente intrappolati in quello che viene definito “imbuto formativo”, ovvero il surplus di laureati in medicina rispetto alle borse di specializzazione stanziate. Tutto ciò, ovviamente, nel breve e nel lungo termine risulta essere un grave danno nei confronti del SSN. Ora, considerate le previsioni suddette ed anche che per formare uno specialista occorrono dai 4 a 5 anni, questo rappresenterebbe l’ultimo anno utile per consentire una riforma della formazione medica post-laurea, che noi andiamo chiedendo da tempo (di cui peraltro abbiamo pronta una bozza), e che di conseguenza permetterebbe il relativo ingresso in specializzazione di tutti i candidati all’ultimo concorso.
Se non è stata sufficiente una pandemia a far comprendere che occorra investire in una programmazione seria e a lungo termine nel Servizio Sanitario Nazionale non sappiamo più cosa occorra. Non è più il tempo delle soluzioni low-cost, ma anzi è il momento di fare uno sforzo concreto per sbloccare il turnover sanitario, ampliare la rete formativa, azzerare l’imbuto formativo e formare specialisti adeguatamente preparati e in numero sufficiente a garantire l’efficienza del SSN nel prossimo futuro”.

#StopImbutoFormativo

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