Un altro genere di politica

STESSA PAGA – EQUAL PAY DAY

 

Il team Prime Donne
 
In Europa le donne sono pagate, in media, il 16% in meno rispetto ai colleghi uomini, il che corrisponde a circa due mesi di lavoro non retribuito.
Per questo motivo il 4 Novembre la Commissione Europea ha istituito l’Equal Pay Day, giornata dedicata alla sensibilizzazione del divario salariale.

Prime Donne ha lanciato la campagna social #STESSA PAGA per denunciare questa disparità e scuotere la coscienza pubblica.

In Italia, la parità salariale è ancora un miraggio. Secondo il Report del World Economic Forum, l’Italia si posiziona in fondo alla classica: 125° posto su 153 Paesi del Mondo. Eurostat stima che il gender pay gap nel settore privato è del 20,7%, inserendo il nostro paese al 18° posto su 24 paesi membri. Un aspetto significativo è che il divario aumenta con il ridursi del livello di inquadramento: per gli operai il gap è dell’11% rispetto al 9% dei dirigenti. Il gap retributivo più ampio si riscontra nei settori in cui vi è una maggiore presenza e occupazione femminile: servizi alla persona, industrie tessili, abbigliamento, arte, moda. Sebbene la presenza di forza lavoro femminile sia qui preponderante, quella maschile è retribuita di più. In termini assoluti, però, i settori in cui la differenza salariale è maggiore rimangono quelli più ricchi: finanza, commercio e servizi.
Questa disparità è visibile anche all’interno del sistema pensionistico. La differenza della pensione media fra contributori di sesso maschile e femminile è di circa 4 mila euro, il che equivale ad un divario di genere del 30%.

Con la parità salariale il PIL globale può crescere fino al 35% in più entro il 2025. Mentre la Banca d’Italia stima che il PIL italiano può crescere di mezzo punto l’anno.
La parità salariale è dunque un obiettivo necessario per la crescita del nostro paese.

Le differenze di stipendio dipendono anche dal tipo di contratto stipulato. Secondo l’ISTAT le donne impiegate con contratti part time sono il 32,9%. Gli uomini con part time l’ 8,8%. Nel 2020 il lavoro di cura familiare grava ancora maggiormente sulle donne (dalle 3 alle 6 ore al giorno). La formula “part-time” è sì più richiesta dalle donne per riuscire a gestire vita lavorativa e familiare, ma viene anche imposta dai datori di lavoro i quali anticipano stereotipi di vita. Per giunta, spesso il part time prevede a parità di mansioni, un salario medio inferiore a quello dei full time.
Altro dato significativo è che le donne sono meno pagate degli uomini, ma più istruite. Negli ultimi anni il numero di donne in possesso di una laurea è aumentato sensibilmente. Nel 2019 le donne laureate sono state mezzo milione in più rispetto agli uomini e con miglior risultati. Il numero delle studentesse che si laurea in corso e con voti migliori supera quello dei colleghi maschi. L’istruzione dovrebbe essere uno dei criteri principali per fare carriera e avere accesso a ruoli manageriali. Gli uomini laureati guadagnano circa 17.000 euro in più l’anno rispetto ai non laureati. Le donne laureate invece, guadagnano solo 8.000 euro in più rispetto a non laureate.

Detto ciò, quali strumenti abbiamo in Italia per raggiungere la parità salariale?

La Deputata Chiara Gribaudo ha stilato una proposta di legge che prevede una revisione del Codice delle Pari Opportunità (Dlgs 198/2006), finalizzata a stabilire un obbligo di pubblicazione delle misure aziendali volte a colmare le diseguaglianze e a garantire pari rimunerazioni nelle imprese con più di 50 dipendenti. Tale proposta è raggiungibile grazie a una maggiore trasparenza dei dati sui salari, che dovranno essere accessibili anche ai dipendenti, e con l’introduzione di controlli e sanzioni che concretizzino questi nuovi obblighi.
A breve, anche la Commissione europea pubblicherà una proposta sulla trasparenza dei salari. Prime Donne sostiene entrambe queste proposte. È importante rafforzare al più presto gli strumenti necessari a raggiungere la parità.

Per questo insieme a Roma in Azione, GEV – Giovani Europeisti Verdi, Figli Costituenti, Volt Italia in occasione del Equal Pay Day europeo chiediamo #StessaPaga per Stesso Lavoro. Perché raggiungere la parità di genere, oltre a rappresentare una questione di giustizia sociale, è il maggior moltiplicatore potenziale della ricchezza di tutti, uomini e donne.

Che aspettiamo? Per le donne e per tutti noi chiediamo #StessaPaga

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