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Hong Kong: Joshua Wong condannato. Ma la Cina non fermerà la battaglia per la democrazia

di Yuri Guaiana

Joshua Wong, attivista per la democrazia ad Hong Kong, è stato condannato a 13 mesi e mezzo di carcere insieme a Agnes Chow (condannata a 10 mesi) e Ivan Lam (condannato a 7 mesi) per aver organizzato, nel giugno 2019, una manifestazione non autorizzata pro-democrazia.

Il tentativo del governo cinese di reprimere il dissenso a Hong Kong non si ferma e i tre potrebbero rimanere in carcere più a lungo, dato che il governo cinese, attraverso le autorità di Hong Kong, ha già mosso altre accuse.

Il coraggio e la determinazione dei giovani attivisti democratici è un’ispirazione per tutte e tutti noi.

Attraverso i suoi avvocati, Joshua Wong ha dichiarato: «non è la fine della lotta. Davanti a noi c’è un altro campo di battaglia impegnativo. Ora ci uniamo alla battaglia in prigione insieme a molti coraggiosi manifestanti, meno visibili ma essenziali nella lotta per la democrazia e la libertà di Hong Kong.»

Tra questi, i dodici giovani che sono stati sorpresi in mare mentre cercavano di fuggire da Hong Kong in agosto e che, da allora, sono detenuti in Cina, senza avere accesso agli avvocati. Per loro, Joshua e gli altri attivisti continuano a chiedere la liberazione. #Save12HKyouths

Hong Kong è in prima linea nella resistenza contro l’autoritarismo di Pechino; quello che succede lì dovrebbe interessare chiunque tenga al futuro della libertà, soprattutto poiché Pechino sta cercando di esportare nel mondo i suoi metodi repressivi high-tech.

Sul New York Times , Nathan Law Kwun Chung and Alex Chow, chiedono il sostegno di governi, imprese, università, organizzazioni per i diritti dei lavoratori e ONG ovunque.

Solo così la battaglia potrà essere vinta.

I due attivisti fanno una proposta molto chiara agli Stati Uniti che rilanciamo all’Unione Europea e all’Italia le quali non possono più solo rimanere critiche nei confronti del regime del Partito Comunista Cinese, cosa che per altro l’Italia non fa abbastanza come dimostra anche il silenzio sull’arresto dei tre attivisti, ma devono anche avere il coraggio di promuovere una nuova politica verso la Cina che dia priorità ai diritti umani rispetto ad altri interessi.

Come scrivono Nathan Law Kwun Chung and Alex Chow: «Questo continuerebbe a segnalare un forte sostegno non solo agli attivisti dei diritti umani o ai sostenitori della democrazia a Hong Kong, ma a tutte le persone che vogliono essere libere».

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