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Orban vara la stretta sulle persone lgbt+. Non possiamo più restare a guardare

di Yuri Guaiana

Oggi è un brutto giorno per i diritti umani in Ungheria e in Europa.

Il Parlamento ungherese ha approvato un emendamento alla Costituzione per il quale il genere di una persona è stabilito alla nascita e non è modificabile.
Nello stesso emendamento, viene vietata l’adozione alle coppie dello stesso sesso e a quelle non sposate. “La madre è femminile e il padre è maschile”, si legge nel testo.
La legge approvata oggi, negherà inoltre alle scuole la possibilità di organizzare seminari sull’uguaglianza LGBTI, poiché gli istituti sono tenuti a “fornire un’istruzione secondo i valori basati sull’identità costituzionale e sulla cultura cristiana dell’Ungheria“.
Secondo il portale Gay.it, ieri il ministro ungherese per la famiglia Katalin Novak aveva diffuso anche un video in cui chiedeva alle donne di rimanere a casa per prendersi cura dei propri figli, ricordando loro di non aspettarsi stipendi pari a quelli dei mariti.
A due settimane dallo scandalo che ha coinvolto József Szájer, eurodeputato del partito di Orban, sorpreso a partecipare ad un’orgia a Bruxelles, nonostante le restrizioni anti-covid, e nonostante il recente compromesso su Recovery Fund e Stato di Diritto, la maggioranza che sostiene il governo di Viktor Orban torna all’attacco dei diritti umani, dell’Unione europea e di una società libera e aperta, sotto la copertura della pandemia di coronavirus che impedisce le proteste della società civile.
«Questi progetti di legge restringono ulteriormente i diritti dei bambini e dei genitori Lgbti in Ungheria», dice giustamente Katrin Hugendubel, advocacy director di ILGA-Europe che prosegue: «ai bambini in tutta l’Ungheria verranno rifiutate famiglie sicure e amorevoli, poiché l’adozione è limitata solo alle coppie eterosessuali sposate».
L’Unione Europea e l’Italia non possono rimanere indifferenti.
Chiediamo all’Italia di far sentire la propria voce a favore dei diritti umani in Ungheria e alla Commissione Europea, che ha appena approvato una strategia LGBTI palesemente contraddetta dalle misure ungheresi, di avviare una una procedura d’infrazione nei confronti dell’Ungheria.

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