Un altro genere di politica

Next Generation EU: le donne sono più colpite dalla pandemia ma ricevono meno fondi.

Di Maddalena Valli.

La sostenibilità non è più una questione esclusivamente ambientale.

A dircelo è proprio l’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi Obiettivi di sviluppo sostenibile che i Paesi membri delle Nazioni Unite, tra cui l’Italia, si sono impegnati a raggiungere entro il 2030.Tra i 17 obiettivi il quinto è proprio la parità di genere: raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze.

 

 

E nonostante l’Agenda e gli Obiettivi siano entrati in vigore il 1°gennaio 2016 e deliberati all’unanimità da tutti i 193 Stati membri, ad oggi, nell’accezione comune la “sostenibilità” sembra essere ancora solo una questione ambientale. E senza voler con questo sminuire l’importanza (enorme)della tutela ambientale, è giusto ricordare che non esistono Obiettivi più importanti o meno importanti, tutti vanno perseguiti e raggiunti, e le risorse ed impegno istituzionale deve essere proporzionale.

Ma così non sembra quando ad esempio si leggono i dati del piano “Next Generation Italia” ovvero della ripartizione dei fondi comuni stanziati dall’UE ai vari Stati membri per porre riparo ai danni causati dalla pandemiaCovid-19 e per promuovere la ripresa economica.

A fronte diun totale di euro 196 milioni destinati allo Stato italiano: 74,3 milioni sembrerebbero essere destinati alle questioni “ambientali” e solo 4,2 milioni alla “parità di genere”. E ciò non appare logico neppure se si considerano le immediate ripercussioni della pandemia sulle differenze di genere in ambito lavorativo; con riguardo in particolar modo alle lavoratrici madri, sulle quali è ricaduta la gestione della improvvisata didattica a distanza.

Certamente più rincuorante appare, invece, la recente proposta di emendamento alla legge di bilancio che parrebbe prevedere lo stanziamento di un fondo di 30 milioni di euro per sostenere la parità salariale di genere ed incentivare le aziende a ridurre la differenza di stipendi tra uomini e donne (che oggi si attesta attorno al 20%).

Proposta quest’ultima di cui si auspica l’accoglimento anche tenuto conto che la parità di genere in quanto sostenibilità è idonea a creare valore per le aziende. Integrare nel business progetti sostenibili, volti al raggiungimento della parità di genere, consentirà pertanto alle imprese di aumentare il proprio valore a lungo termine, di incrementare la propria reputazione e facilitare l’accesso al capitale finanziario o ad altro capitale di cui l’azienda possa necessitare. La capacità di creare valore a lungo termine è infatti un indice valutato positivamente dagli investitori e più in generale dagli stakeholder.

Investire nella parità di genere è paradigma “win- win” in cui a vincere non saranno solo le donne che si vedranno riconosciuto il diritto a percepire lo stesso stipendio degli uomini a parità di mansioni e anzianità. Ma vinceranno anche le imprese, aumentando il valore della loro azienda e vinceranno le istituzioni che si sono impegnate alla realizzazione di questo importante Obiettivo di sostenibilità con l’approvazione dell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi Obiettivi.

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