Un altro genere di politica

Venezuela: quando la democrazia vacilla, la parità sparisce

di Alessio Spetale

Se la questione di genere rappresenta un tasto dolente per le democrazie europee, la situazione è da considerarsi del tutto degenerata per quanto riguarda quei paesi in cui il sistema democratico è ormai un lontano ricordo. È il caso del Venezuela, dove la crisi economica, sanitaria e politica, che vede al potere un vero e proprio regime censore di impostazione paramilitare, si riflette in modo differente sulla popolazione, in particolar modo in base a una netta separazione tra i generi.

In Venezuela lo stipendio minimo garantito dal governo è di 2.500 bolívares (30,75 euro al cambio ufficiale; 30,07 euro al cambio parallelo; un chilo di carne costa in media 2.300 bolívares). In questo scenario raccapricciante, le donne venezuelane guadagnano in media il 12% in meno rispetto agli uomini. Come se non bastasse, Nel rapporto sui diritti umani in Venezuela dell’ONU si legge che il 60% delle morti materne dipende da situazioni di emergenza umanitaria, e che, con la situazione di conflitto sociale che prolifera in Venezuela, aumenta esponenzialmente il tasso di violenza domestica, tanto sulle donne quanto sulle bambine.

Inoltre, la crisi sanitaria è la nuvola nera che copre il cielo venezuelano da, come minimo, più di un decennio: era il 2008 quando venne rivelata dal primario italo-venezuelano tramite una conferenza stampa “clandestina” la gravissima situazione in cui versava il Maternidad Concepción Palacios di Caracas, uno dei più importanti ospedali di maternità di tutta l’America Latina: si arrivò a toccare il record di sette neonati in una notte nati vivi e morti poche ore dopo la nascita per mancanza delle cure di base necessarie. Spesso, le madri arrivano al punto di emigrare clandestinamente in altri paesi per dare alla luce figli sani.

Come se la situazione di per sé insostenibile non bastasse, il medico ci racconta: “ Le cartelle cliniche sparivano nel nulla, i cadaveri anche. Decisi di indire questa conferenza stampa all’ingresso dell’ospedale per denunciare la situazione, senza richiedere i permessi necessari che, stando alla legge venezuelana, dovrebbero arrivare direttamente dal governo. Da lì partì il mio inferno: subito dopo la conferenza stampa, dopo 36 anni di servizio, venni licenziato e radiato. In più, iniziai a ricevere varie minacce: scritte intimidatorie verso me, mia moglie e le mie figlie scritte in rosso sul muro davanti al garage di casa, telefonate nello studio privato nel quale iniziai a lavorare dopo il licenziamento dal settore pubblico. Finché una sera mi rapirono. Erano tre uomini della Guardia Nacional: due armati di fucile, il terzo di una 9 millimetri. Mi caricarono a bordo della mia stessa auto e iniziammo a girare a vuoto per le strade di Caracas per tutta la notte. “Tu sei un obiettivo militare” mi dicevano. “Se dici ancora una parola, ti renderemo impossibile anche solo respirare”. Mi lasciarono in una strada abbandonata fuori città. Da allora vivo nell’ombra. Ho tuttora la doppia cittadinanza: quello che più mi ha fatto male è stato il totale silenzio dell’Ambasciata italiana, del governo dell’epoca e di quelli seguenti, dei ministri degli Esteri che si sono susseguiti negli anni. Ho la doppia cittadinanza ma né il governo italiano né quello venezuelano riconoscono la gravità di quanto sta succedendo in Venezuela da vent’anni a questa parte.”

Il caso del Venezuela rende ancor più lampante quanto battersi per la parità di genere sia strettamente correlato col battersi per uno Stato di diritto libero e democratico, a prescindere dalle ideologie politiche e i sofismi filosofeggianti. Chiamatelo comunismo, chiamatelo neofascismo, ma un regime resta e resterà per sempre tale. Anche per questi motivi, +Europa ha lanciato lo scorso 6 gennaio la petizione Venezuela Libre, per impegnare il governo italiano a prendere finalmente una posizione chiara sulla questione venezuelana per unirsi alle volontà di UE e Gruppo di Lima

 
La testimonianza riportata nell’articolo racconta della vera storia di un medico italo-venezuelano che per ragioni di incolumità propria e della propria famiglia preferisce restare anonimo. Tuttavia, si rende disponibile a rivelare la propria identità in caso di una presa di posizione del governo italiano sulla situazione politica, sociale, economica e sanitaria del Venezuela, oltre che all’attuazione di un piano di protezione concreto nei suoi confronti.

Link petizione

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