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Comunali: il caso Torino

Di Igor Boni

A Torino la coalizione di centrosinistra, con esplicita esclusione dei 5stelle, ha approvato in autunno il cronoprogramma per giungere alle primarie di coalizione che si sarebbero dovute tenere lo scorso 6 e 7 febbraio. Il suddetto cronoprogramma prevedeva modalità e tempi di deposito delle candidature e la necessità di depositare il programma per Torino da parte di ogni candidato alle primarie.

Nel novembre scorso, dopo un percorso cominciato nell’estate 2020, il segretario di +Europa Benedetto Della Vedova ha consegnato ufficialmente la mia candidatura alle primarie del centrosinistra torinese in vista delle prossime elezioni amministrative. Io stesso ho depositato nei tempi previsti dal regolamento il mio programma per “la Nuova Torino, connessa, umana e sostenibile” che si compone di 27 punti. Igor Boni Sindaco – Facciamo la nuova Torino

Il percorso verso le primarie è stato sempre condiviso nelle riunioni ufficiali ma, nella sostanza, sempre ostacolato da più parti. In particolare le lotte intestine all’interno del Partito Democratico e la numerosità dei candidati provenienti da quel partito hanno condotto a temporeggiare, a congelare le primarie, a rimandare la decisione. Le difficoltà connesse alla pandemia hanno fatto il resto, dato che per chi aveva intenzione di rimandare e togliere la parola agli elettori è stato semplice appoggiarsi al rischio sanitario connesso alla consultazione.

A nulla sono valse, in questi mesi di campagna che ho fatto insieme al Gruppo +Europa Torino e all’Associazione radicale Adelaide Aglietta, le sollecitazioni e le proposte che tentavano di far vedere come una consultazione senza rischi fosse possibile, on-line e in presenza, semplicemente utilizzando le stesse precauzioni che ogni giorno usa chi deve fare una coda alle poste, all’anagrafe o di fronte a uno studio medico.

Per inciso, se avessimo fatto la consultazione nei tempi previsti, oggi avremmo avuto il nostro candidato sindaco, supportato dalla forza acquisita dalle stesse primarie e da un dibattito concentrato sul cosa fare e come fare e non solo sui nomi.

Io credo che questa città debba puntare sulla discontinuità con il passato, sia per costruire una alternativa politica alla decrescita infelice di questi 5 anni, sia per voltare pagina dopo l’avvento dei giustizialisti (che subiscono ora gli stessi strali che hanno lanciato ad altri), sia per smetterla non i NO a tutto che hanno rischiato concretamente di mettere in pericolo il proseguimento dei lavori sulla TAV che da sempre abbiamo sostenuto.

Ma sono convinto che occorra anche una discontinuità con le giunte precedenti. Non perché abbiamo fatto male ma semplicemente perché è terminata un’era e dobbiamo progettare la nuova Torino guardando avanti, senza rinnegare i grandi successi ottenuti da Castellani, Chiamparino e Fassino ma con l’occhio puntato verso il futuro.

Discontinuità che deve essere anche nei metodi. Per questo la mia storia, la mia appartenenza ai Radicali e a +Europa è una garanzia. La garanzia di chi da oltre 30 anni svolge attività politica in questa città per passione conquistando, con i cittadini, trasparenza e diritti per tutti. Una attività politica sempre autofinanziata che non deriva da postazioni di potere o sottopotere ma dal volere fare, dall’impegno, dalla costanza e dalla durata.

Torino deve guardare all’Europa e deve farlo insieme alle grandi città italiane ed europee. Torino deve avere la forza di ragionare come area metropolitana e non guardare solo all’interno dei propri confini amministrativi. Lo sto e lo stiamo dicendo a ogni angolo di strada e in ogni occasione perché chiunque si troverà a guidare la città dovrà partire da qui. Dicendo la verità ai torinesi, anche se è una verità amara. Il rischio della disperazione di ampie fasce di popolazione ridotte ad un tenore di vita insopportabile è elemento primario da governare, senza spargere illusioni e senza raccontare balle.

La speranza che oggi manca, in seguito alla grave crisi economica che abbiamo davanti, la si può costruire solo con l’impegno comune e con la capacità di costruire una squadra dei migliori, senza paura di affiancare al sindaco competenze, intelligenze, capacità e forza. In fondo questa sarebbe già una piccola rivoluzione per la politica torinese e nazionale: non temere di perdere la propria leadership in nome di un comune obiettivo che è quello di invertire il declino di Torino. Per quanto mi riguarda la lotta continua perché so che ce la possiamo fare.

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