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Quando le economie più solide avvantaggiano quelle più deboli

di Valerio Federico

Con l’ultima tranche della settimana scorsa, l’Italia ha già ricevuto dalla Commissione europea 21 miliardi di prestiti SURE (per il sostegno all’occupazione) da restituire in 5, 7, 10, 20 e 30 anni. Di questo pacchetto di prestiti hanno usufruito quindici Paesi membri ma il 70 per cento è stato destinato a Italia, Spagna e Polonia e il 39,2 per cento solo al nostro Paese. Economie quali quella tedesca, olandese o francese, nonostante il periodo, non hanno avuto bisogno di chiedere prestiti a sostegno dell’occupazione.

Martedì l’Italia ha ricevuto 4,45 miliardi da restituire in 7 anni.

L’obbligazione UE ha rendimento negativo MENO 0,5%, quindi per ogni 103.7 € circa presi in prestito, l’Italia dovrà rimborsarne 100 € alla scadenza. Nell’asta del 14/15 gennaio 2021 l’Italia ha piazzato i propri BTP a 7 anni con un rendimento lordo dello 0,3%, per ogni 100 € prestati l’Italia ne dovrà dunque rimborsare 102.1 €.

Insomma, solo per l’ultima tranche ricevuta in settimana se avessimo fatto da noi – à la Salvini pre-Draghi per intenderci – avremmo speso 250 milioni circa in più (per tutti i fondi SURE il risparmio per l’Italia supererà i 4 miliardi di euro, almeno altri 20 ne risparmieremo per i prestiti NextGenerationEu).

Si tratta comunque di sottostime, visto il peso nella riduzione dei tassi di interesse dei Btp italiani, dovuto anche all’azione dell’Unione europea con i programmi SURE e NGEU, graditi ai mercati, e rispetto ai programmi di acquisto di titoli, italiani e degli altri Paesi membri, della Bce che calmano anch’essi lo spread.

Per chiudere il cerchio, è infine utile vedere quale provenienza geografica hanno questi investitori. Bene, 3/4 circa di obbligazioni SURE sono state acquistate da investitori tedeschi, del Regno unito, francesi, olandesi, lussemburghesi e degli altri Paesi del Nord Europa. Sono dunque proprio le economie più forti e solide  che finanziano il risparmio italiano sui prestiti.

La “dannata” finanza internazionale, che conta anche sulle istituzioni finanziarie private e sui risparmi dei cittdini europei – banche private, fondi pensione, immobiliari, eccetera – punta dunque sull’Italia europeista e il trionfante neo-europeismo italico ne prende, pare, sempre più atto.

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