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Il nostro pianeta non può più aspettare: questo è il tempo per la transizione ecologica

Di Anna Lisa Nalin

Nessuno può più chiamarsi fuori dalla RIVOLUZIONE GREEN. La responsabilità non è solo degli Stati ma dei tantissimi STAKEHOLDER della transizione ecologica: in primis i governi, seguiti da comuni e regioni, ci sono le filiere industriali, commerciali e dei servizi ed ancora i consumatori, vale a dire i cittadini tutti. Questa è la FILIERA VIRTUALE- ma indispensabile- per lo sviluppo sostenibile.

Perché la parola TRANSIZIONE? Un concetto di cui tutti parlano, ma ancora poco compreso nella sua reale portata. La risposta: perché abbiamo creato il nostro benessere su un PARADIGMA INSOSTENIBILE che ora va reso SOSTENIBILE. Non possiamo continuare a “bruciare” il pianeta per produrre energia. L’agenzia dell’ONU ha lanciato l’allarme di un aumento delle temperature di 2 gradi entro il 2050. Si tratta di un gravissimo pericolo per l’ecosistema: dobbiamo intervenire in modo drastico per alleggerire la pesantissima coperta di C02 che avvolge la terra surriscaldandola e soffocandola.

Il G20 di Roma e la COP26 di Glasgow si sono mosse nella direzione giusta, ma non hanno fatto la differenza fissando l’obiettivo di 1,5 gradi entro come negli auspici dell’accordo di Parigi del 2015. Gli Stati, quindi, non sono stati blindati e da una parte all’altra del globo si rivendica il “diritto ad inquinare di più in modo da “compensare” i benefit ottenuti da altri Paesi attraverso lo sviluppo industriale precedente non sensibile alla protezione dell’ambiente ed alla sostenibilità.

La transizione è soprattutto, ma non solo, INDUSTRIALE e presenta SCADENZE: 2030, 2035, 2050. È necessario, dunque, un ulteriore sforzo collettivo a tutti i livelli, globale, europeo, nazionale, territoriale, individuale, oltre che ulteriore impegno nella ricerca di accordi più vincolanti.

Se l’intero G20 produce oltre il 79% dell’inquinamento globale, la Cina detiene il primato mondiale delle emissioni annue di CO2 pari al 29% e si è impegnata alla neutralità climatica solo per il 2060, l’India (7% delle emissioni) vuole rimandare sino al 2070. Dimensioni geografiche e numero di abitanti di questi Paesi fa capire che senza la loro collaborazione non si potrà salvare il nostro pianeta. L’Europa causa ancora l’8% dell’inquinamento globale ma è il continente più attivo nella transizione green, assieme agli Stati Uniti che si attestano al 14,5%: entrambi hanno messo a disposizione fondi mai visti prima d’ora per il raggiungimento della NEUTRALITÀ CLIMATICA.

In Italia si è fatto molto poco in tema green e sviluppo sostenibile, ed ancora oggi si fa poco: si contrappone la fine mese alla fine del pianeta, la crescita industriale alla riduzione delle emissioni, si adduce la relatività del nostro impatto inquinante (1%), i progetti green stagnano nell’immobilità burocratica.

Se alcune filiere saranno messe a dura prova e necessiteranno di riconversione e riqualificazione della forza lavoro, le opportunità sono enormi. Un esempio per tutti: Il PNRR dedica quasi 70 miliardi alla transizione verde. Entro il 2026 il mercato richiederà (e sta già richiedendo) circa 2,4 milioni nuovi posti di lavoro per chi presenterà competenze green e digitali da inserire nei processi produttivi (Sole24, Unioncamere, Censis Confcoperative)

Cosa manca? Mancano contenuti, processi, applicazione delle tecnologie, certezza per investimenti per realizzare i target a cui ci siamo impegnati ma che vengono messi in discussone ogni volta che si toccano gli interessi di lobby e categorie. È tempo di allineare e superare scontri tra interessi vecchie nuovi.

+EU ha individuato 3 fronti principali, MOBILITÀ, RIFIUTI, ENERGIA. A questi si aggiunge il fattore frenante della BUROCRAZIA: bisogna eliminare gli ingorghi per non mettere a rischio l’utilizzo dei fondi europei.

È anche tempo di mettere a punto proposte concrete.
Per la MOBILITÀ il governo ha aderito alla linea UE con lo stop alle vendite delle auto a motore a combustione interna (benzina, diesel, ibride) entro il 2035.

Una misura di impatto immediato potrebbe essere la SOSTITUZIONE del PARCO AUTOBUS con MEZZI ELETTRICI nelle città italiane, da qui al 2026 che è il tempo dell’attuazione del PNRR. Affinché il sistema diventi sostenibile i mezzi non dovranno essere “SOLO” elettrici, ma anche progressivamente alimentati con energia da fonti rinnovabili non fossili. I trasporti provinciali e i treni dovranno seguire a ruota nel processo di elettrificazione della mobilità pubblica.

Vantaggi: abbattimento delle emissioni di CO2, miglioramento della qualità dell’aria (in Italia muoiono ca 50.000 persone all’anno a causa smog delle maggiori città), decongestionamento delle città facilitato anche attraverso la riduzione della mobilità privata.

Sul fronte RIFIUTI sarebbe importante fare un primo passo semantico definendoli come “risorse da recuperare” in linea con il concetto di economia circolare e del recupero di valore dei materiali che ne sta alla base.
Come fermare l’indecente accumulo di sacchi sulle strade delle nostre città, i trasferimenti nei Paesi discarica od il travaso negli oceani? La strada sostenibile da percorrere prevede una sequenza indispensabile: riduzione della quantità dei rifiuti, riciclo, raccolta differenziata, riutilizzo dell’organico ed, infine, smaltimento nei termovalorizzatori di nuova generazione (visti dunque come ultima opzione di un intero procedimento).
La raccolta differenziata deve divenire molto più effettiva e più diffusa con il fondamentale coinvolgimento dei consumatori, oltre che ad una gestione più efficiente: una nuova forma mentis per la società.
La riduzione della quantità dei rifiuti prodotti e il riciclo parte con il fondamentale riciclo della plastica e l’eliminazione dei prodotti usa e getta. Basti pensare che dei 10 miliardi di bottiglie in plastica utilizzate all’anno ben 7 non vengono riciclate rischiando di essere disperse nell’ambiente. Solo il 5% viene rigenerato con il riciclo. Le emissioni di CO2 per la produzione di bottiglie non riciclate sono pari a 850mila (dati Greenpeace, L’EGO – HUB, La Stampa).
Il riutilizzo dei rifiuti organici per la produzione di biometano attraverso i DIGESTORI ANAEROBICI è un altro passo determinante per la riduzione delle emissioni di CO2. l biometano che viene generato con questi impianti mantiene solo il livello di CO2 già inglobato nel cibo o nei materiali organici d’origine, avendo quindi un impatto 0 sulle emissioni. Il biometano, inoltre, può essere immesso direttamente nelle reti del gas ed utilizzato anche a fini del trasporto. È una fonte importante tra le energie rinnovabili tanto che rientra strategia della UE, così come è incentivato dalla normativa italiana. I termovalorizzatori di nuova generazione rappresentano l’ultimo passaggio rispetto alla raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo. Nei Paesi nordici il recupero energetico degli inceneritori produce anche energia rinnovabile per il riscaldamento. Secondo molti esperti il numero di termovalorizzatori in Italia sarebbe già sufficiente. Gli impianti, tuttavia, sono dislocati in modo non omogeneo tra le regioni. L’eventuale copertura aggiuntiva dovrà avvenire sempre in un’ottica di integrazione residuale rispetto all’intera catena del recupero delle risorse.

Si capisce come la collaborazione tra comuni (per la raccolta) e regioni (per impianti e procedure di smaltimento) sia essenziale, così come l’apporto delle aziende e dei cittadini ancora molto limitato e da incentivare. Dovranno essere predisposti sgravi ed incentivi economici per le imprese ed operatori virtuosi cosi come essere pensate campagne di coinvolgimento per i consumatori: dalla diminuzione della TARI a forme di bonus per chi contribuisce al recupero delle risorse.

ENERGIA: la UE punta ad una quota del 40% di energie prodotte da fonti rinnovabili già entro il 2030 per raggiungere per quella scadenza l’obiettivo del -55% di emissioni di CO2 seguito poi da quello fondamentale di emissioni 0 nel 2050. A fronte di questo target per la neutralità climatica servono quindi 9mila megawatt puliti all’anno contro i meno dei mille prodotti.
Il che significa anche produrre il 72% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030 contro il 38% di oggi per riuscire ad ottemperare agli impregni vincolanti presi dal governo.

La RIPARTENZA IMMEDIATA DEI PROGETTI DELLE RINNOVABILI è, dunque, improrogabile.  A causare il blocco dello sviluppo delle fonti energetiche alternative è la macchina della BUROCRAZIA: nello specifico, la contrapposizione tra Comuni e Regioni e la contrapposizione tra obiettivi climatici e paesaggistica. Solo per la procedura VIA (la valutazione d’impatto ambientale) si va dai 4 ai 6 anni d’attesa. È qui che si deve intervenire per assicurare velocità e certezza dei tempi di costruzione e realizzazione degli impianti. Senza nuove turbine eoliche e senza parchi solari la transizione ecologica non sarà realizzabile.
Altri processi necessari per la sostenibilità: l’elettrificazione del riscaldamento (pompe calore, fornelli ad induzione) la riqualificazione degli edifici ad uso civile e commerciale che causano i maggiori consumi di energia fossile (utilizzano il 40% dell’energia producendo il 36% delle emissioni), lo sviluppo dell’eolico off-shore, quello sul mare, la nuova tecnologia dell’idrogeno verde per cui ci vorranno, tuttavia, ancora diversi anni perché divenga accessibile nei suoi molteplici utilizzi.

Breve nota sul NUCLEARE di quarta generazione (i reattori modulari piccoli): attualmente è allo studio in vari Paesi relativamente a costi, benefici, smaltimento di scorie radioattive e sicurezza. Anche in questo caso ci vorrà tempo per la ricerca che potrebbe portare ad evoluzioni positive. Le centrali di prima e seconda generazione, invece, non sono un’opzione in quanto complesse e con problemi relativamente alle scorie radioattive – lo ha detto anche il Ministro Cingolani.

Per concludere non c’è dubbio che la transizione ecologica per uno sviluppo sostenibile sia la sfida del nostro tempo. La filiera virtuale di tutti gli stakeholder deve ora impegnarsi con ogni forza e mezzo per proteggere il pianeta prima che la devastazione divenga irreparabile.

L’urgenza non permette più alibi.

 

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