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Danilo Iacuelli

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  • De-Putinizziamo l’Italia: sganciamoci dal gas russo e sblocchiamo le rinnovabili

    Putin sta finanziando la sua guerra grazie al gas che vende a noi europei.
    Di fronte al genocidio degli ucraini, non possiamo più restare a guardare.
    E’ ora di deputinizzare l’Italia, a cominciare proprio dallo stop all’acquisto di petrolio e gas di Mosca e puntare sull’energia pulita.

    Abbiamo un patrimonio di idee e progetti sulle rinnovabili che ad oggi è bloccato dalla burocrazia e dall’inerzia amministrativa a vari livelli.

    Soltanto dal 2018 ad oggi, a fronte di più di 24.000 MW di progetti eolici presentati, ne sono stati autorizzati solo 583 MW.
    E di quasi 37.000 MW di progetti fotovoltaici, ne sono stati autorizzati solo 3.566. 
    I procedimenti sono talmente lunghi che l'80% dei progetti autorizzati non può essere costruito perché ormai tecnologicamente obsoleto e per questi deve essere chiesta una variante autorizzativa. Occorre “sbloccare” in fretta le centinaia di progetti eolici e fotovoltaici incagliati nelle Regioni che aspettano da anni di essere autorizzati.
    Gli operatori del settore delle rinnovabili sono pronti, in pochi mesi, a raddoppiare la produzione di energia pulita e indipendente per rendere l’Italia più sostenibile, più libera e più sicura.

    Occorre però un immediato cambio di passo con un pacchetto di riforme che miri:

    1. a rendere davvero efficace il burden sharing con la previsione dell’intervento dello Stato in via sostituiva nelle procedure autorizzative o con la nomina di commissari straordinari nelle Regioni inadempienti;
    2. a rimuovere i poteri di veto tutt’ora esistenti
    3. a prorogare automaticamente la durata delle autorizzazioni scadute.

    Oltre a questo, per una riforma più incisiva e di lungo periodo, è necessario avviare un ripensamento del titolo V della Costituzione e considerare la restituzione al livello statale delle competenze esclusive in materia energetica, necessaria per riconoscere la giusta centralità all’interesse strategico del raggiungimento dell’autonomia e della sicurezza energetiche dell’Italia e dell’Europa, integrate nelle strategie geopolitiche.

    Clicca qui per leggere la proposta completa.

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  • signed Giustizia Giusta 2022-03-12 08:26:11 +0100

    Giustizia Giusta

     

    CINQUE SI' PER REFERENDUM PER UNA GIUSTIZIA PIU' GIUSTA


    PERCHE’ VOTARE SI’ 

    I 5 referendum intervengono su importanti nodi critici della organizzazione della giustizia e del diritto penale, sui quali il Parlamento non ha fino ad oggi dato risposta.


    La riforma Cartabia approvata dalla Camera (e in attesa di approvazione del Senato) si occupa di 3 delle 5 questioni oggetto dei referendum (elezione CSM, separazione carriere e consigli giudiziari) modificando le disposizioni attuali in senso migliorativo.

    Tuttavia, anche se la riforma fosse approvata prima del voto referendario (il che non appare probabile), occorrerebbe comunque l'approvazione di altre norme delegate per rendere operative la riforma.

    Dunque, in ogni caso, l’esito abrogativo dei referendum costituirebbe un importante segnale e spinta alla attività del Parlamento.

     

    1) Elezione del CSM: meno correntismi

    Per spezzare il “sistema” clientelare delle correnti organizzate - che umilia il merito dei magistrati a favore della appartenenza – il referendum ripristinerebbe la possibilità, per il singolo magistrato, svincolato da ogni appartenenza correntizia, di candidarsi alle elezioni del CSM senza dover raccogliere le sottoscrizioni di presentatori.



    2) Consigli giudiziari: meno autoreferenzialità

    Per consentire anche agli avvocati e professori, membri dei Consigli giudiziari, e non soltanto ai magistrati, di discutere e votare sulla professionalità e la competenza dei magistrati. E' giusto che i magistrati – che decidono del destino delle persone – possano essere obiettivamente valutati da chi, come gli avvocati, tutti i giorni li conosce e li osserva.


    3) Separazione delle carriere: o fai il Giudice o fai il PM

    Per abrogare la possibilità che magistrati giudicanti e pubblici ministeri passino da una funzione all’altra durante la propria carriera. La commistione delle carriere crea un rapporto strettissimo tra magistrati e PM, che oggettivamente annacqua l’imparzialità dei giudici, a vantaggio della accusa. Il referendum mira a rendere irreversibile la scelta operata dal magistrato, al termine del tirocinio, fra funzione giudicante o requirente.

    4) Custodia cautelare: rafforzamento della presunzione di innocenza 1

    Restringe la possibilità di infliggere restrizioni alla libertà personale delle persone non ancora condannate, ma soltanto indagate o processate. La carcerazione preventiva resta comunque limitata ai casi più gravi (pericolo di fuga, di inquinamento della prova o di commettere gravi delitti con armi e violenza) e abrogata solo per il caso di “pericolo di reiterazione del reato”: una norma con cui le carceri sono riempite di persone che si rivelano poi innocenti.


    5) Legge Severino: rafforzamento della presunzione di innocenza 2

    Per abrogare l’automatismo con cui la legge dispone incandidabilità, decadenza e sospensione dalla carica di parlamentare, membro del Governo o amministratore locali anche in caso di sentenza non definitiva, operando anche retroattivamente, violando il principio della presunzione di innocenza e riservando un trattamento più severo agli amministratori locali (che più di tutti sono esposti a rispondere di comportamenti dei funzionari). Lasciamo alle sentenze il compito di disporre l’interdizione dai pubblici uffici.

     

    Scopri i tavoli della mobilitazione del 28 e 29 maggio.

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    - VOLANTINO +EUROPA

    - FLYER +EUROPA/AZIONE

    - MANIFESTO CAMPAGNA +EUROPA/AZIONE

     

     

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  • signed Cannabis Legale 2022-03-12 08:25:45 +0100

    Cannabis Legale

    REFERENDUM CANNABIS

     

    Per depenalizzare la cannabis e aprire la strada delle legalizzazione in Italia

    Se vince il sì la coltivazione domestica per uso personale destinate non sarà più reato. 

    Restano puniti i reati di produzione massiva e detenzione ai fini di spaccio.

    Se vince il sì la popolazione carceraria, costituita per un terzo da persone detenute per reati connessi al Testo Unico sulle Droghe e in maggior parte legati alla cannabis, diminuirebbe drasticamente, incidendo positivamente sul problema del sovraffollamento delle carceri.

    Se vince il sì non sarà più prevista la sospensione della patente come sanzione amministrativa per chi detiene una piccola quantità di sostanza stupefacente per uso personale. Guidare dopo averla consumata resta reato.

     

    Perché legalizzazione la cannabis è una scelta antimafia

    Il mercato della Cannabis in Italia vale il 39% degli affari della criminalità organizzata sullo spaccio di sostanze stupefacenti. 

    L’Italia oggi è il Paese europeo con le leggi più severe 

    per i reati connessi alla Cannabis eppure il consumo  continua ad aumentare. Sono 6 milioni (1 italiano su 10) 

    le persone che usano Cannabis ogni anno.

    È oramai evidente che proibire non funziona. 

    Lo hanno capito, tra gli altri, gli USA e il Canada dove la legalizzazione ha già portato a una riduzione dei consumi 

    e a un uso più consapevole e controllato oltre alla nascita

    di una nuova economia con regole stringenti.

     

    I BENEFICI DELLA CANNABIS LEGALE

    35.000 nuovi posti di lavoro per una nuova economia legale e trasparente.

    7 miliardi di euro di nuove entrate nelle casse dello Stato.

    Meno processi per il nostro sistema giudiziario grazie alla depenalizzazione dei reati minori 

    e  più risorse per la lotta al narcotraffico.

    Mai più pazienti in tribunale per aver coltivato in casa la cannabis di cui hanno bisogno 

    e che lo Stato non riesce a fornirgli.

    Programmi di informazione ed educazione sui rischi legati all’abuso e alla prevenzione delle dipendenze.

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  • signed Eutanasia Legale 2022-03-12 08:23:38 +0100

    Eutanasia Legale

    REFERENDUM EUTANASIA LEGALE

    Per essere liberi fino alla fine.

     

    Il referendum vuole abrogare parzialmente la norma penale che impedisce l’introduzione dell’Eutanasia legale in Italia. 

    Con questo intervento referendario l’eutanasia attiva, previa valutazione del giudice in sede processuale, potrà essere consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, e in presenza dei requisiti introdotti dalla Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato”, ma rimarrà punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni. Dunque, l’esito abrogativo del referendum farebbe venir meno il divieto assoluto dell’eutanasia e la consentirebbe limitatamente alle forme previste dalla legge 219/2017 in materia di consenso informato.

    Per quanto riguarda, invece, condotte realizzate al di fuori delle forme previste dall’ordinamento sarà applicabile il reato di omicidio doloso (art. 575 cp).

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