PER UN'ITALIA PIÙ EUROPEA, C'È BISOGNO DELL'IMPEGNO DI TUTTI.
ANCHE DEL TUO.

La strada per far ripartire l’Italia è lunga, ma affrontandola insieme, a piccoli passi, potremo arrivare lontano. Se vuoi fare la tua parte e partecipare attivamente alla nostra battaglia, +Europa ti fornisce una serie di strumenti per promuovere le nostre, e le tue, idee in merito al futuro dell’Italia.

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AMBASCIATORI DELL’EUROPA CONTRO OGNI BUFALA.

L’Europa che ruba i nostri soldi, l’Europa che non è democratica, l’Europa che con l’Euro ci ha condannati tutti. Quante ne abbiamo sentite sull’Europa? Tante. E tutte sbagliate. Ecco perché abbiamo deciso di raccogliere tutti i luoghi comuni sull’Unione europea per aiutarti a smentirli uno a uno ogni volta che incontrerai chi, dell’Europa, non ne sa veramente nulla.

  • “L’UNIONE EUROPEA NON SERVE A NIENTE!”

    Falso.
    L’Unione tra gli Stati nazionali europei ha permesso una pace che dura ormai da oltre settant’anni. Un secolo fa, prima dell’Ue, gli Stati nazionali europei hanno scatenato due guerre mondiali che hanno causato oltre 70 milioni di morti.

    Ancora convinti che l’Europa sia inutile?

  • “IL CONCETTO DI PATRIA EUROPEA È UN’INVENZIONE BELLA E BUONA”

    Come no. Chiedetelo ai giovani. Dal 1998, il programma Erasmus ha consentito a 3 milioni e mezzo di ragazze e ragazzi di trascorrere un periodo della loro vita in un altro Paese dell’Unione, permettendo loro di ampliare i propri orizzonti, migliorare le proprie competenze e aumentare le proprie possibilita? di lavoro e di carriera.

    Perché essere cittadini dell’Europa vuol dire essere cittadini del mondo.

  • “L’EUROPA NON È CAPACE DI ESPRIMERE UNA POLITICA COMUNE”

    Non proprio. Prendersela con l’Europa in quanto tale, come se non fosse l’espressione della volontà degli Stati che la compongono, è un grave errore, oltre che una dimostrazione di superficialità. Sono proprio gli Stati nazionali, con le loro scelte, ad aver reso il Parlamento europeo un’assemblea con poteri e margini di azione limitati, a ostacolare l’elezione di un presidente unico eletto dal popolo europeo e di un ministro degli esteri in grado di esprimere una visione comune.

    Perché c’è sempre chi guarda al dito e non alla luna.

  • “ECONOMICAMENTE PARLANDO, L’EUROPA È STATA UNA IATTURA!”

    Falsissimo. L’Unione garantisce non solo pace, ma anche prosperità. Il boom economico italiano coincide con l’esistenza della Comunità (poi Unione) europea, che abbiamo fondato nel 1957 assieme ad altri cinque Stati. E nonostante la crisi, il reddito degli europei, italiani compresi, è tra i più alti al mondo.

    Ah, e sapevate che l’Unione europea è il primo mercato al mondo?

  • “A NOI SEMPLICI CITTADINI L’EUROPA NON SERVE A NIENTE”

    Fortunatamente per noi, è falso. Il grande mercato europeo ha portato grandi benefici a tutti i consumatori, italiani compresi. Volete qualche esempio?

    Nel campo dell’energia, l’Europa ha favorito lo sviluppo delle fonti rinnovabili e moderato i prezzi.

    Nel campo delle telecomunicazioni, oltre a portabilità del numero e prezzi sempre più bassi, l’Europa ha garantito la copertura completa con banda larga di base, tutele della vita privata e protezione dei dati.

    Nel campo del trasporto aereo, l’Unione europea ha rotto i monopoli nazionali e aperto alla concorrenza, liberalizzando completamente le tariffe e l’accesso al mercato nel 1992. Prima, volare era riservato alle e?lite. Oggi, è un fenomeno di massa.

    Nel campo della salute e dell’ambiente, l’Unione ha inciso positivamente sulla sicurezza alimentare, sullo smaltimento dei rifiuti, sulla depurazione delle acque, sulla salubrita? dell’aria e sulla sicurezza nel posto di lavoro. I cittadini europei, italiani compresi, hanno accesso alle cure in qualunque Stato membro e le prescrizioni eseguite in un Paese sono riconosciute in tutti gli altri.

    Già, questa Europa non ci serve proprio a niente.

  • “NOI POVERI LAVORATORI E CONTRIBUENTI DALL’EUROPA ABBIAMO AVUTO SOLO SVANTAGGI”

    Macchè. Decine di migliaia di insegnanti della scuola sono finalmente usciti dal precariato grazie a una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2014, che ha costretto il governo italiano a stabilizzarli. E poi la normativa sugli aiuti di Stato, che impedisce di sussidiare all’infinito e con i nostri soldi aziende decotte (Alitalia vi dice niente?), o la direttiva sul risanamento e la risoluzione degli istituti di credito, che stabilisce che siano prima di tutto gli azionisti e i detentori di obbligazioni a rispondere delle perdite di una banca. Senza contare il freno che l’Europa mette alla nostra spesa pubblica, finanziata dalle nostre tasse e da quelle dei nostri figli e nipoti.

    L’unico svantaggio, insomma, sarebbe uscirne da questa benedetta Europa.

  • “NON PARLIAMO DELL’EURO! CI HA FATTO PRECIPITARE NEL BARATRO!”

    Falso. Anzi, incredibilmente falso.
    Prima invidiavamo la forza del marco tedesco. Oggi condividiamo con i tedeschi la stessa moneta, l’euro. Tornare alla lira significa tornare a una moneta debole, vuol dire svalutare e svalutarci: sarebbero i nostri stipendi e i nostri risparmi a perdere valore e potere d’acquisto. Ecco perché i greci, pur avendo attraversato la crisi economica più grave dell’eurozona, non hanno mai preso realmente in considerazione l’uscita dall’euro.

    Volete davvero credere che la colpa di tutti i nostri problemi sia l’euro?

  • “USCIRE DALL’EURO CI CONSENTIREBBE DI RECUPERARE COMPETITIVITÀ?”

    Sì, certo. Magari all’inizio. Ma non risolverebbe nel lungo termine il vero problema dell’economia italiana: la crescita quasi nulla della produttività. Uscire dall’euro non solo non risolverebbe nulla ma aggraverebbe il problema, scoraggiando la riorganizzazione delle imprese inefficienti. La cura giusta sono le riforme strutturali, come le liberalizzazioni delle professioni e dei servizi pubblici locali, la deregolamentazione e le riforme della pubblica amministrazione e del mercato del lavoro. Provvedimenti che la Commissione e la Banca Centrale europee ci invitano da anni a fare, con poco successo.

  • “COMUNQUE DALL’EURO NON ABBIAMO MAI GUADAGNATO NIENTE…”

    Sicuri? Quando l’Italia è entrata nell’euro, gli interessi sul debito pubblico sono scesi di sei punti percentuali, allineandosi a quelli pagati dalla Germania. Secondo un calcolo dell’economista Luigi Zingales, se fin dal 1999 avessimo utilizzato i risparmi sugli interessi per ripagare il debito, nel 2007 il rapporto debito/PIL sarebbe stato molto simile a quello della Germania stessa: invece la riduzione fu molto modesta e arrivata la crisi il nostro debito riprese a crescere. Insomma, un’opportunità d’oro per sanare la nostra finanza pubblica sprecata dai governi passati. L’unione monetaria, poi, ha eliminato le commissioni e i rischi di cambio tra le monete europee, favorendo il commercio internazionale e i movimenti di capitale.

    È facile dimenticare i privilegi che abbiamo, come usare tra europei la stessa moneta e attraversare le frontiere senza controlli.

  • “CON L’ARIA CHE TIRA, SAREBBE IL CASO DI USCIRE SUBITO DALL’UE”

    Meglio di no. Con l’affermarsi del protezionismo e della guerra commerciale dell’America di Trump, i mercati di esportazione da cui ricaviamo un quarto del nostro PIL si faranno sempre più stretti e instabili: il mercato comune europeo con 500 milioni di consumatori e la moneta unica saranno l’unica salvezza dell’Italia e dei nostri partner europei.

    Da sola, in competizione con le superpotenze mondiali, l’Italia diventerebbe irrilevante e tutti noi più poveri.

  • “L’UNIONE EUROPEA È UNA BUROCRAZIA ENORME CHE SPRECA UN SACCO DI SOLDI”

    Davvero? Perché basta approfondire la questione un minimo per scoprire che tutte le istituzioni dell’Unione europea, che conta circa 500 milioni di abitanti, impiegano complessivamente 55mila persone. Per la sola città di Roma lavorano 62mila, tra i dipendenti del Comune e quelli delle societa? partecipate. Per la città di Birmingham (un milione di abitanti) lavorano 60mila persone. La spesa dell’Unione nel 2015 era pari all’1% del PIL dell’Unione stessa, mentre la spesa pubblica nazionale dei 28 Stati membri, nello stesso anno, era pari in media a quasi la metà dei rispettivi PIL.

    Quindi la domanda è: chi sono i veri spreconi?

  • “L’EUROPA È UN LUSSO CHE NON POSSIAMO PERMETTERCI”

    Non è cosi? In realtà non è l’Europa, ma la non-Europa ad avere un costo: l’assenza di un’azione comune a livello europeo si traduce in una perdita di efficienza per l’economia nel suo insieme.
    Il servizio studi del Parlamento europeo ha calcolato che se alcune politiche già intraprese dall’Unione venissero portate fino in fondo, il vantaggio economico potrebbe raggiungere negli anni circa 1.600 miliardi di euro, l’equivalente del PIL italiano.

    Quindi forse è il caso di tenersela stretta, questa Europa.

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