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Pasquale Di Pace

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  • published Sveliamo la Libertà in News 2022-10-03 14:14:39 +0200

    Sveliamo la Libertà

    Da Roma a Milano, passando per Cagliari, Ravenna, Bologna, Verona, Torino, Como e altre città che si aggiungeranno nei prossimi giorni: +Europa è vicina e solidale con le giovani e i giovani iraniani che scendono coraggiosamente in strada e sfidano il regime.

    Per questo Più Europa ha previsto una serie di appuntamenti simbolici, in varie città italiane, a testimonianza della condivisione dell’anelito di libertà, giustizia e diritti delle ragazze e dei ragazzi iraniani.

    In ogni città verrà coperta una statua con lo Hijab - così come l’oppressivo regime iraniano copre le donne e soffoca diritti e desiderio di giustizia e di una vita serena – per poi essere “svelata”, a sostegno del desiderio di libertà che arriva dalle strade delle città iraniane.

    Gli appuntamenti (lista in aggiornamento)

    Martedì 4 ottobre

    Roma: alle ore 15 in piazzale Ferdowsi (Villa Borghese), alla presenza di Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi e Maria Saeli.

    Mercoledì 5 ottobre

    Milano: alle 11.30 in piazza Giulio Cesare davanti alle statue delle stagioni con, tra gli altri, Simona Viola, componente della segreteria di +Europa e Paolo Costanzo, coordinatore di Più Europa Milano.

    Giovedì 6 ottobre

    Cagliari: ore 17.35 Piazza Vittime Moby Prince (Fronte Darsena)

    Venerdì 7 ottobre

    Ravenna: ore 18. Giardino Rinaldo Da Concorezzo a fianco della tomba di Dante

    Sabato 8 ottobre

    Bologna

    Cuneo: ore 11, statua Ulisse in Corso Nizza 2

    Lunedì 10 ottobre 

    Napoli: ore 17 in Piazzetta Nilo

    Martedì 11 ottobre

    Verona: ore 11.45

    Giovedi 13 ottobre

    Torino: ore 13 in via Verdi 39 davanti alla Statua l'Eco

    Sabato 15 ottobre

    Parma: ore 16

  • published Ricordando Gianfranco Spadaccia in News 2022-09-26 11:02:15 +0200

    Ricordando Gianfranco Spadaccia

    Di Lorenzo Strik Lievers

    Gianfranco Spadaccia; un leader, un protagonista, un maestro. Con lui scompare una figura centrale  e decisiva della vita  di un partito, come  quello radicale, che ha segnato a fondo la storia dell’Italia repubblicana.  Il suo ruolo è stato fondamentale, accanto a Marco Pannella, dai tempi,  negli anni sessanta, in cui il partito radicale era  una minuscola formazione di qualche decina di persone, ma capace di ideare, guidare e condurre  grandi battaglie come quelle per il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia, i diritti civili. Oltre che protagonista in prima persona di quelle battaglie, Spadaccia è stato il vero e proprio maestro e formatore di generazioni di militanti e dirigenti radicali, quello che più e meglio di tutti contribuiva a tenere insieme e a far crescere il partito, in condizioni spesso di gravi difficoltà, da segretario o da guida e sostegno di chi dopo di lui aveva assunto quella carica.  Ho avuto la fortuna di poter godere del suo insegnamento  e della sua guida per una legislatura in Senato, e posso testimoniarlo:  presidente di un piccolo gruppo di opposizione, per il suo prestigio personale era uno dei senatori più rispettati e ascoltati in quell’aula.

    Ma ancora, va ricordato, Gianfranco Spadaccia  è stato, in modo direi straordinario, fedele sempre alla storia  che era la sua.  Entrato in contrasto su alcuni temi con Marco Pannella all’inizio degli anni novanta, aveva scelto di ritirarsi dall’attività politica. Più d’una volta gli erano state offerte, da altri, possibilità di rientro in politica in posizioni di prestigio. Ma le aveva sempre fatte cadere. Ho fatto sempre politica con Pannella, diceva, ora la farei contro di lui; non posso e non voglio.  Quando poi le ragioni di dissenso sono state superate, ha scelto di rientrare, da militante,  tra i radicali senza mai  cercare ruoli di direzione.  E infine, da radicale, per difendere e sviluppare le ragioni e le speranze di una vita di radicale, aveva dato mano a creare l’esperienza di Più Europa.

    Infine, negli ultimi anni si era dedicato a scrivere un libro, uscito di recente, sulla storia del partito radicale. Una storia che, non a caso, è insieme la sua autobiografia,  concepita e scritta come tale. L’ assenza di Gianfranco Spadacccia peserà come poche. L’esempio e il ricordo rimarranno preziosi.

  • Con la destra torniamo all'Italia ostile e lamentosa

    Intervista di Emma Bonino a Carlo Marroni, Il Sole 24 Ore

    Senatrice Bonino, perché gli italiani dovrebbero votarvi?

    Perché rappresentiamo il voto liberale che non aiuta la destra di Salvini e Meloni. Libertà economiche e libertà civili vanno insieme.

    L’Europa è al centro del suo programma, sente realmente minacciata questa certezza per il nostro Paese?

    Meloni ha detto che se vince lei in Europa “finisce la pacchia”. Ecco, finirebbe la pacchia per l’Italia di avere Draghi, protagonista nell’Ue nell’interesse dell’Italia. E torneremmo all’Italia lamentosa e ostile all’Europa, come è sempre stato per Salvini e Meloni, che hanno sempre considerato l’ungherese Orban come un modello. E in effetti a destra Draghi o non lo hanno mai votato o lo hanno cacciato. 

    Il pacchetto fiscale del programma di +Europa è ambizioso: interventi sull’Iva, riduzioni degli acconti, no tax area fino a 10mila euro a cali delle aliquote Irpef. Ma soprattutto accordo preventivo con il fisco per la determinazione del reddito tassabile. Ma le risorse ci sono?

    Il primo impegno di +Europa è quello di proporre cose fattibili, non slogan irrealizzabili o favolette. Le risorse per coprire la nostra proposta fiscale sono di 20 miliardi; alcune misure, com’è scritto nel programma, saranno diluite nella legislatura, come la riduzione degli acconti dell’IVA e delle altre imposte. Le risorse si recuperano anzitutto rivedendo la spesa corrente e le spese fiscali, ad iniziare dalla moltitudine dei bonus e delle tax expenditures, agevolazioni, deduzioni, detrazioni e chi più ne ha più ne metta, che in tutto superano i 70 miliardi all’anno. Di questi almeno una quindicina potrebbero essere recuperati con una seria ed equilibrata politica di bilancio. Inoltre, con una revisione del reddito di cittadinanza, senza smantellare gli aiuti a chi davvero è in difficoltà, si possono recuperare altri 5 miliardi. Per non parlare dei 5-7 miliardi che si possono recuperare con la legalizzazione della cannabis togliendo questi introiti alle mafie o il miliardo che arriverebbe dalla regolarizzazione dei 500 mila stranieri irregolari già presenti in Italia.

    Per l’aumento del gettito – oltre alla vendita di Ita… - proponete sostanzialmente la lotta all’evasione fiscale, ma è noto che si tratta di entrate previste sempre, e sempre molto aleatorie. E anche di ridurre i sussidi dannosi per l’ambiente.

    L’evasione fiscale va combattuta con nuovi strumenti che +Europa propone come immediatamente realizzabili. Il primo è l’incrocio delle decine di banche dati che lo stato ha a disposizione e che non dialogano tra di loro. Il secondo strumento è l’accordo preventivo tra fisco e contribuente: è il miglior strumento di contrasto all’evasione, compresa l’evasione da riscossione, perché è come un contratto fra contribuente e Stato, dove lo Stato è vincolato a non tormentare il contribuente con adempimenti inutili, complicatissimi, con costi di gestione della contabilità e di tutte le scartoffie che poi mai nessuno controllerà. E dove ovviamente il contribuente è vincolato a pagare quanto concordato in maniera preventiva. Sarebbe un risparmio secco di decine di miliardi sia per i cittadini, sia per l’erario. Per le società di medie egrandi dimensioni, poi, si propone l’allargamento, fino a renderla obbligatoria, della compliance: un modo efficace di collaborazione preventiva tra aziende e fisco che ridurrebbe in maniera significativa l’altra faccia della dispersione delle risorse, cioè l’elusione. Cose, tutte queste, fattibili in 12 mesi se vi fosse coesione politica e se +Europa avesse la forza parlamentare per portare avanti questi progetti. I sussidi dello Stato a favore delle attività inquinanti pesano oltre 30 miliardi, una cifra importante che va rivista con una politica di bilancio mirata. +Europa, d’altra parte, è l’unico partito che propone una tassazione ambientale di vantaggio: meno inquini, meno tasse paghi.

    Nel programma si parla introduzione in Costituzione del principio di equità generazionale per evitare scelte miopi che creano indebitamento irresponsabile verso le nuove generazioni, una specie di articolo 81 adattato ai tempi. Ma come potrebbe essere declinato?

    Sì, un ampliamento dell’art. 81. Come si è giustamente scritto nell’art. 9, di recente modificato, che l’ambiente e l’ecosistema devono essere tutelati “nell’interesse delle generazioni future”, così le finanze pubbliche devono essere tutelate nell’interesse delle future generazioni. Qui il discorso è semplice: più debito per spesa corrente si fa oggi, più dovrà pagare chi verrà dopo di noi domani. Di qui non si scappa. A meno che non si immagini che arrivi mago Merlino a far sparire con la bacchetta magica gli oltre 2700miliardi di debito che già abbiamo accumulato.

    Volete riformare il Reddito di cittadinanza, costato molto ma anche con una sua efficacia per le fasce più deboli. Cosa fare allora?

    Draghi aveva iniziato a rivedere il reddito di cittadinanza, ad esempio aprendo al coinvolgimento del collocamento privato. Non ha senso oggi abolirlo, come chiedono Meloni e Renzi, ma bisogna riformarlo, per evitare le truffe e per evitare che diventi un disincentivo al lavoro o un incentivo al lavoro nero.

    Altro tema sono nuovi strumenti flessibili per favorire le assunzioni. Oltre alla decontribuzione fino a 35 anni cosa proponete?

    Il lavoro non lo crea lo Stato, ma l’impresa. E si crea consentendo alle imprese di produrre e aumentare la competitività. La produttività delle imprese in Italia è ferma da troppi anni e su questi temi si deve agire subito incentivando l’innovazione, aprendo alla quinta rivoluzione industriale e accogliendo una sana ed equilibrata concorrenza. Nell’immediato, però, occorre provare a dare risposte ai giovani: si deve spingere sulla decontribuzione, sul bonus lavoro per i lavori estemporanei, ma anche sulle premialità alle aziende che si fanno “scuole” di mestieri e di saperi, fino a riconoscere loro premi in riduzione delle imposte se conseguono obiettivi di formazione e assunzione. Un modo nuovo di guardare all’impresa e alla costruzione del futuro dei giovani.

    La parte scuola è molto ricca – compreso l’obbligo fino a 18 anni, accolto non da tutti con entusiasmo - e anche finanziariamente impegnativa: dove bisogna tagliare per dare più all’istruzione

    Scuola, istruzione e ricerca sono così prioritari che abbiamo deciso di aprire il programma proprio su questo. Proponiamo di aumentare gli investimenti in misura significativa: un punto di PIL in più rispetto all’attuale 0,50 è il minimo che si possa fare nella prossima legislatura per riaccendere i motori del paese. Questo vuol dire trovare 3 miliardi e mezzo all’anno nelle pieghe del bilancio. Su 900 miliardi dispesa pubblica, di cui solo 40 per investimenti, è un risultato raggiungibile. Penso ad esempio alla giungla della spesa cosiddetta intermedia, quella cioè che riguarda il funzionamento degli organi istituzionali, dei ministeri e delle regioni. Non sarebbe difficile riuscirci.

    La sua candidatura è anche il baluardo per le lotte sui diritti civili. Al primo punto lo “ius scholae”, ma molto altro.

    Sui diritti noi siamo netti, perché non è più il tempo della timidezza. Dare la cittadinanza ai ragazzi stranieri che hanno studiato per anni in Italia significa legarli al nostro paese: abbiamo una situazione demografica drammatica, sarebbe assurdo perdere ragazzi su cui abbiamo investito. Sulla legalizzazione della cannabis siamo in ritardo, visto che la Germania arriverà prima. Per l’Italia sarebbe una grande occasione dal punto di vista economico ed occupazionale: meno soldi alle mafie e più entrate per lo stato. Sull’immigrazione bisogna agire in Europa per dare poteri veri alla Commissione e aprire canali legali sicuri e controllati in alternativa alla tratta dei trafficanti di esseri umani.

    Lei e l'ex alleato Calenda siete avversari a Roma per il Senato, un collegio simbolo a questo punto...

    Io sono candidata a Roma al Senato, nel collegio dove sono stata già candidata ed eletta alle ultime elezioni, era pacifico che mi ricandidassi lì. La legge elettorale ha una parte decisiva di tipo maggioritario, dove chi fa un voto in più vince. Nel collegio senatoriale di Roma la corsa per un seggio è a due, tra me e la candidata di fratelli d’Italia. Il fatto che il voto progressista a Calenda aiuti la mia avversaria è un automatismo dovuto alla legge elettorale. Sul dopo vediamo, intanto devo batterlo per il Senato.

     

  • signed Il 25 settembre vota +Europa 2022-09-14 14:26:16 +0200

    Il 25 settembre vota +Europa

    Da quando siamo nati siamo sempre dalla stessa parte: quella dell’Europa, dei diritti civili e delle libertà economiche di ogni persona.

    Abbiamo lottato, e continueremo a farlo, per rendere più libere e consapevoli le vite dei cittadini e delle cittadine italiane.

    Il nostro + davanti alla parola Europa è una sfida aperta al sovranismo e alle democrazie illiberali. Perché dove crescono i diritti cresce la libertà e migliora la democrazia.

    Il 25 settembre scegli +Europa, il partito delle persone che lottano per cambiare l’Italia un diritto alla volta.

    LEGGI IL NOSTRO PROGRAMMA ELETTORALE 

     

     

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  • Ogni nostra proposta sarà vincolata alla riduzione del debito pubblico

    Di Valerio Federico

    Subito dopo le elezioni il nuovo governo dovrà preparare la finanziaria che in ottobre (ma verrà chiesto un rinvio), sotto forma di “Documento programmatico di bilancio per il 2023”, dovrà trasmettere alla Commissione europea.
    Nel DEF 2022 è pevisto che il saldo primario, la differenza tra le entrate e le spese al netto di quelle per interessi, oggi a meno 2% circa, grazie a Draghi (nel 2020 era a meno 6), torni ad essere positivo nel 2025.  
    Il rapporto debito/PIL dovrà proseguire la sua riduzione, di 5 punti e mezzo dal 2022 al 2025.  
    L’UE ha chiesto a maggio all’Italia di “limitare le spese correnti” e va ricordato che nel 2024 si esaurirà la sospensione del patto di stabilità europeo, il cui mancato rispetto porta a procedure di infrazione per disavanzo eccessivo.  Il governo Draghi sarebbe stato, peraltro, la migliore occasione per l’Italia di partecipare con autorevolezza al negoziato per la revisione del patto stesso.

    Ecco che tutte le promesse dei partiti da campagna elettorale che non prevedono adeguate coperture, quindi a debito, flat tax, quota 41, pensioni più alte, una mensilità in regalo, condoni fiscali, rimbalzeranno di fronte all’UE e ai mercati. Nessuna di queste verrà prevista nella prima finanziaria e negli anni a venire andranno incontro agli ostacoli citati che le renderanno impossibili. Possiamo già immaginare che si imputerà all’Unione europea, o ai complotti della finanza “cattiva”, l’impossibilità di attuare queste riforme “salvifiche”.  
     
    +Europa, in questo contesto, è l’unico partito che nel suo programma prevede di ridurre gradualmente il rapporto tra debito pubblico e PIL, impegnandosi a mantenere un tasso di crescita della spesa primaria al di sotto del tasso di crescita del Pil, purché tale tasso di crescita ecceda, in termini reali, lo 0,5 per cento del PIL, fino al raggiungimento di un livello di avanzo primario che consenta, dati i tassi di interesse di mercato, un calo del  rapporto di debito di 2-3 punti percentuali l’anno. 

    +Europa prevede inoltre di recuperare risorse (i) dai 5 ai 7 miliardi l’anno, dalla legalizzazione del mercato della cannabis (ii), intervenendo subito sugli 11 miliardi all’anno che gli enti locali versano, al di fuori dei contratti di servizio, alle “proprie” società partecipate, mettendole a gara (iii) accrescendo tibuti a carico delle imprese che inquinano. 
    Questo precisato, ogni proposta di +Europa che comporta maggiore spesa sarà vincolata e commisurata, nella sua entità e nella sua gradualità, alla prima necessità, quella di ridurre di almeno due punti all’anno il rapporto debito/PIL. In questo senso le principali proposte di +Europa che comportano spese riguardano forme di decontribuzione per gli under 35 e per le imprese che li hanno in organico e consistenti investimenti in istruzione, formazione e tecnologia per accrescere la produttività e quindi, in prospettiva, i salari.
    In merito alla spesa pensionistica questa non dovrà in alcun modo crescere e +Europa sostiene la proposta Draghi, flessibilità in uscita senza maggiori oneri per lo stato, chi lascia il lavoro prima lo fa con una pensione commisurata ai contributi versati. 
     
    Per un particolare meccanismo a termine, la crescita dell’inflazione oggi, combinata con l’accurata politica economica di Draghi, permette e permetterà di avere ancora a disposizione delle risorse inattese che dovranno essere destinate a  fronteggiare nell’immediato il caro-energia, a beneficio delle imprese, a partire da quelle energivore e, in primis, dei meno abbienti; le misure si rendono necessarie con urgenza e dovranno essere adeguate, pur con l’accortezza di non disincentivare il risparmio energetico.
    Per fronteggiare i rincari occorre una strategia europea che valuti le opzioni di un tetto al prezzo del gas e delinei una strategia energetica comune. Sul piano nazionale si deve procedere con investimenti che intervengano sull’offerta e limitino la domanda: rigassificatori, stoccaggio, risparmi sul consumo, accelerazione delle procedure autorizzative per lo sfruttamento delle rinnovabili, un piano di intensificazione dell’utilizzo dei giacimenti italiani, investimenti sull’eolico offshore, ottimizzazione dell’importazione di energia elettrica da fornitori esteri. Non ci sarà spazio invece per le sparate populiste di molti partiti, alle quali, vi è da augurarsi, gli italiani non ripongano più la loro fiducia.

  • published Io sono Emma in News 2022-09-09 17:39:24 +0200

    Io sono Emma

    Una storia ribelle, una vita passata a lottare per le libertà e i diritti delle persone, di ogni persona.

    Con lo sguardo sempre avanti e un unico grande sogno: gli Stati Uniti d’Europa.

    Lunedì 12 settembre, al Teatro Santa Chiara a Roma, Emma Bonino si è raccontata ad Alessandro Cecchi Paone.

     

     

     

  • Come richiedere diritto voto a casa per persone con grave infermità

    Le elettrici e gli elettori affetti da gravissime infermità, o che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali, tali che l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano risulti impossibile, possono richiedere al Sindaco del Comune nelle cui liste elettorali sono iscritti, entro il giorno lunedì 5 settembre 2022, di esprimere il proprio voto presso l’abitazione in cui dimorano.

    A tale fine è necessario fare pervenire al Sindaco, oltre che la dichiarazione attestante la volontà di esprimere il voto presso la propria dimora, un certificato rilasciato dal funzionario medico designato dai competenti organi dell’Azienda Sanitaria Locale (per informazioni rivolgersi al proprio medico curante) che attesti l’esistenza delle condizioni di infermità o di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali, copia di un documento di identità e della tessera elettorale.

  • L'annullamento dell'EuroPride serbo è ingiustificabile. Pieno sostegno al partito liberale serbo

    Di Yuri Guaiana

    Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha oggi annunciato l'annullamento dell'Europride, programmato a Belgrado il 17 settembre prossimo, per la prima volta in un paese dei Balcani, citando in particolare le nuove tensioni in Kosovo e i problemi legati alla crisi energetica e alimentare.

    Siamo solidali con l'organizzazione del Belgrado Pride - EuroPride 2022. Riteniamo l’annunciato divieto dell’EuroPride inaccettabile e ingiustificabile, considerando che la Corte costituzionale serba ha precedentemente dichiarato incostituzionali i divieti dei Pride in Serbia nel 2011, 2012 e 2013.

    Le giustificazioni sembrano pretestuose (cosa c’entrano la crisi energetica e alimentare con l’EuroPride) e inquietanti (il presidente serbo pensa forse di alimentare ulteriormente le tensioni con il Kossovo dopo i gravi episodi di luglio?).

    Sembra piuttosto che l’annuncio sia un cedimento alle pressioni della Chiesa ortodossa e dei gruppi di estrema destra. Speriamo che non ci sia anche lo zampino del Cremlino.

    In qualità di Paese candidato all'adesione all'Unione Europea, la Serbia dovrebbe mostrare un maggiore rispetto per i valori europei e i diritti umani, come quello alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

    L’EuroPride porterà molti milioni di dinari nell'economia locale e permetterà alla Serbia di dimostrare che sta diventando una nazione europea progressista e accogliente.

    Durante il processo di candidatura per l'EuroPride 2022, il Primo Ministro della Serbia, Ana Brnabic, ha promesso il pieno sostegno del governo serbo all'EuroPride di Belgrado, ci aspettiamo che questa promessa venga mantenuta.

    Ci metteremo subito in contatto con il Movimento dei Cittadini Liberi (partito liberale serbo) per offrire il nostro sostegno.

  • Tutti i candidati di +Europa alle elezioni politiche del 2022

    Clicca qui per i candidati di +Europa all'uninominale.

    Clicca qui per i candidati di +Europa al plurinominale.

    Clicca qui per i candidati di +Europa nella circoscrizione Estero-Europa

  • La concorrenza è la via per costi più bassi e servizi migliori

    Di Valerio Federico

    La liberalizzazione del trasporto aereo, nel 1997 in Europa, ha portato il traffico a triplicarsi, la nascita delle compagnie low cost e il buco nero del baraccone Alitalia.

    Abbiamo cominciato a viaggiare di più, a prezzi bassi e quasi tutti, anche giovani e persone meno agiate.

    Oggi con le difficoltà del mercato derivanti dalla pandemia e non solo le uniche compagnie che hanno incrementato l'offerta, sono Wizzair e Ryanair, a differenza delle tradizionali.

    Le compagnie di bandiera tradizionali che hanno retto sul mercato dopo la liberalizzazione lo hanno fatto aggregandosi e differenziando i servizi.

    Alitalia è affondata e ha consumato una quantità di risorse dei contribuenti senza pari per via delle resistenze politiche alla concorrenza, le stesse drammaticamente forti nella gran parte dei partiti italiani che frenano sulla vendita di Ita Airways e sulle liberalizzazioni legate ai servizi pubblici locali, al mercato ferroviario regionale, interregionale e del trasporto su gomma regionale, ai taxi, al commercio al dettaglio, ai notai, alla Siae etc che +Europa propone nel suo programma e che chiede da anni.

    La concorrenza in Italia è arrivata esclusivamente per merito dell'Unione europea e dell'integrazione tra mercati conseguente.

    La concorrenza è stata ed è la via per costi più bassi e servizi migliori.

    La concorrenza è il migliore antidoto contro rendite di pochi, clientele e rapporti malati tra politica e imprenditori.

  • Sui diritti sfida ai reazionari. La storia darà torto a Salvini e Meloni

    Intervista di Emma Bonino a La Repubblica

    Senatrice Bonino, il programma elettorale del Pd punta molto sui diritti. Pensa sia una scelta in grado di recuperare voti dall’astensione e dal centro?

    I diritti sono un punto politico decisivo, dagli Stati Uniti all’Europa. Negli USA dopo la sentenza della Corte Suprema alcuni stati trumpiani vietano l’aborto, in Ungheria e Polonia per le donne e le persone LGBT la vita si fa sempre più difficile. Per una liberale radicale come me la difesa della società aperta è una priorità, sui temi economici come sui diritti civili. E sono molto contenta che nel nostro campo sia stata avanzata la candidatura di Ilaria Cucchi e Aboubakar Soumahoro. La scelta è chiara: da questa parte i diritti e il progresso, dall’altra chi guarda al modello di Orban e strizza l’occhio a Putin. 

    Alcuni temi, dall’uso terapeutico della cannabis allo Ius Scholae, risultano divisivi, come dimostrano le difficoltà incontrate in Parlamento. Secondo lei l'Italia è pronta?

    Penso che la società sia più avanti dei partiti. La destra di Salvini e Meloni è reazionaria, altro che “moderati”. Faccio notare che in Germania la coalizione tra liberali, Verdi e socialdemocratici si appresta a legalizzare la cannabis, e che la CDU della Merkel aveva cominciato a discutere del tema. Sui diritti non si può rimanere fermi, se non si va avanti si torna indietro.

    Non si rischia di impaurire gli elettorali e spingerli verso i sovranisti che urlano contro la droga libera e la cittadinanza facile agli immigrati?

    Come dicevo, gli elettori sono più avanti, anche quelli di destra. Chi mi conosce sa che da qualche decennio mi batto per i diritti, ma questo non mi ha certo impedito di ricoprire cariche di governo, da Commissaria europea a Ministro, questo per dire che ci si può battere per più cose insieme, buon governo e diritti. E voglio ricordare ai più giovani che i Salvini e Meloni di allora erano contro il divorzio, l’aborto e i diritti delle persone omosessuali. La storia ha dato torto a quei politici, darà torto anche a Salvini e Meloni: dobbiamo impedire che nel frattempo facciano guai come i loro amici in Polonia ed in Ungheria.

    Sui migranti la destra gioca a soffiare sulle paure per nascondere la sua natura xenofoba? 

    Mi pare assurdo. Abbiamo un crollo demografico, non abbiamo lavoratori in molti settori e le politiche per una crescita della natalità non hanno effetti immediati: come si fa a non capire che dobbiamo legare all’Italia i ragazzi che studiano nelle nostre scuole e che sono figli di stranieri. Lo Ius scholae non è un regalo agli stranieri ma un investimento sul futuro del nostro paese.

    Si parla pure di matrimonio egualitario. Non sarà un po’ troppo per un paese cattolico come il nostro?

    Guardi, la Spagna è un paese cattolico ed ha introdotto il matrimonio omosessuale molto anni fa. Noi di +Europa lo chiediamo da tempo e credo che la maggioranza degli italiani e in particolare tra i giovani sono con noi su questo. Nel programma di +Europa andiamo ancora più avanti e chiediamo pari diritti per le famiglie arcobaleno e adozioni per le coppie LGBT+. Su questo vorrei omaggiare la memoria di Piero Angela che, intervenendo su Rai 3 tempo fa, poneva garbatamente l'evidenza scientifica sull'omosessualità, dicendo che non è contro natura, ma anzi queste coppie fanno esattamente lo stesso percorso di quelle eterosessuali. Perché quindi non riconoscere loro gli stessi diritti?

    Altro capitolo: il fine vita, sempre osteggiato dalla destra. Un governo Meloni l'approverà mai?

    Temo proprio di no, dopo anni e anni di propaganda alla fine non avranno margini. Mi ricordo la vicenda di Eluana Englaro, da una parte un uomo mite e coraggioso, il Padre Beppino, e dall’altra una schiera di politici di destra esagitati pronti cinicamente a dire che la stavano ammazzando. È stato grave anche per questo che la legislatura sia finita anzitempo. Faccio notare inoltre che la folle legge sugli stupefacenti causa disastri su ogni fronte, ingolfa i tribunali, riempie le carceri di tossicodipendenti ed è la principale causa del sovraffollamento. Una riforma antiproibizionista come quella che proponiamo è un passo non più rinviabile nel cammino verso quella giustizia giusta per cui ci battiamo da sempre. 

    Giovedì Azione e Italia Viva presenteranno il loro programma: si aspetta che prendano posizione sui diritti?

    Spero di sì, nel patto con il PD sottoscritto da Letta, Calenda e Della Vedova i diritti c’erano come elemento importante e comune. Chi si richiama ai valori liberali non può non avere una agenda liberale sui diritti. Ma la presenza di molti esponenti del centro destra cattolico nelle liste di Calenda e Renzi, temo li renderà molto timidi su questo fronte. Penso ad alcune posizioni di Carfagna e Gelmini.

    Ha capito qual è il disegno del Terzo polo? I sondaggi dicono che avvantaggerà il centrodestra…

    È un dato di fatto che nei collegi uninominali che rappresentano oltre un terzo degli eletti il terzo polo favorirà Meloni e Salvini. I due leader sono entrambi eletti nel PD e credo che i loro elettori non voterebbero mai un candidato di questa destra, ma per effetto della legge elettorale finiranno a favorirne l’elezione. 

    Se Meloni non riuscisse ad ottenere la maggioranza assoluta, crede che Renzi e Calenda andranno in suo soccorso?

    Spero di no, ma dopo le ultime vicende mi aspetto di tutto.

  • published Il 25 settembre vota +Europa in News 2022-08-12 17:13:46 +0200

    Il 25 settembre vota +Europa

    Da quando siamo nati siamo sempre dalla stessa parte: quella dell’Europa, dei diritti civili e delle libertà economiche di ogni persona.

    Abbiamo lottato, e continueremo a farlo, per rendere più libere e consapevoli le vite dei cittadini e delle cittadine italiane.

    Il nostro + davanti alla parola Europa è una sfida aperta al sovranismo e alle democrazie illiberali. Perché dove crescono i diritti cresce la libertà e migliora la democrazia.

    Il 25 settembre scegli +Europa, il partito delle persone che lottano per cambiare l’Italia un diritto alla volta.

     

    IL MATERIALE

  • Conferenza stampa congiunta +Europa - Partito Democratico

    Intervengono Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Enrico Letta

  • Il dietrofront di Carlo? Non è un vero leader, così aiuta i sovranisti

    Intervista di Emma Bonino a la Nazione - Carlino - Giorno

    Che idea si è fatta di questa rottura Calenda-Pd? 

    "Per me resta incomprensibile", è tranchant Emma Bonino con Carlo Calenda. E la giornata intercorsa dal Niet del capo di Azione non fa certo ridurre l'irritazione della storica leader radicale e di +Europa. "Quali fossero le interlocuzioni di Letta lo sapevamo già prima della firma dell’accordo, che voglio sottolineare è di governo e politico e non semplicemente elettorale come gli altri venuti dopo. L’obiettivo che ci eravamo posti è quello di far progredire il Paese proseguendo con l’agenda Draghi e proprio per questo abbiamo inserito nel testo dell’accordo rigassificatori o termovalorizzatore, oltre che tutte le misure di riforma avviate e che devono essere portate a terra per il PNRR. Peraltro l’accordo prevede l’esclusione di candidature divisive per i rispettivi elettorati proprio riferendosi agli altri ingressi che sarebbero arrivati dopo di allora.

    Che cosa è cambiato da quello schema al punto da farlo saltare?

    Che cosa sia cambiato in quattro giorni continua quindi a non essermi chiaro, né personalmente, né politicamente. Occorre poi pensare a quanto ci siamo posti come obiettivo primario, ossia di non permettere che andando divisi si favorisse la vittoria per un centro destra, amico di Orban e Putin, palesemente illiberale, consentendo loro di avere la maggioranza dei collegi uninominali e, quindi, di poter fare modifiche costituzionali senza nemmeno passare per un referendum popolare.

    La rottura era già scritta o è arrivata all'improvviso? 

    Non so se fosse scritta. Per me è arrivata all’improvviso e manca di quella serietà che è richiesta a chi voglia assumere la responsabilità di governo di un Paese. Non si cambia idea in pochi giorni, specie se il ragionamento che ci ha portati all’accordo sono i motivi che dicevo prima: progresso, innovazione e riforma per il Paese nella prosecuzione del lavoro avviato dal Presidente Draghi, che, dopo anni di assenza di politica estera dell’Italia, era riuscito, con la sua autorevolezza, a ridare al nostro Paese un ruolo centrale. L’alleanza con il Pd, per come scritto nel patto di governo, si colloca esattamente in quest’ottica. Che poi il partito democratico abbia voluto allargare a sinistra, includendo anche chi ha votato contro Draghi, l’ho sempre visto come un problema di Letta.

    Hanno svolto un ruolo, nello spingere verso il no, le ex azzurre Carfagna e Gelmini? 

    Non lo so. Ciò che per il mio modo di fare politica è importante è quello di mantenere gli accordi presi, specie laddove sottoscritti e pubblicizzati in una conferenza stampa.

    A questo punto il centro-destra già vinto?

    Spero di no, e ci batteremo affinché non accada. Di sicuro, certe scelte spianano la strada alla vittoria dei sovranisti orbanian-putiniani. A fronte di un accordo con il Partito Democratico che riafferma la collocazione atlantista ed europeista dell’Italia, io non potevo consentire che un solo voto dato a me, potesse andare a favore della Meloni. 

    Ma Calenda le domanda come fa a stare con chi è contro la Nato e con chi ha votato contro Draghi? 

    L’accordo sottoscritto con il PD di Letta è chiaro, nei contenuti e nei posizionamenti. Sarà un problema di chi ha votato contro la fiducia a Draghi o che si dice per la decrescita felice spiegare bene cosa voglia fare. La mia posizione è chiara, coerente e seria e su questo Letta, che ritengo sia una persona altrettanto seria, ha a sua volta preso un impegno con noi, tanto da chiarire, dopo gli altri accordi, che quelli erano puramente elettorali.

    La rottura con il PD ha significato anche la rottura con voi da parte di Calenda: come +Europa tenete ferma l'alleanza con Letta

    Sin da subito io mi sono detta favorevole alla tenuta di quell'accordo. Ma nel processo trasparente e democratico di +Europa, è la direzione che ha deciso

    Appare sempre più probabile, d'altra parte, che Calenda si accordi con Renzi: immaginava questo epilogo?

    Non lo so e a questo punto non mi interessa più di tanto. Calenda lo ha sempre escluso ma di questi tempi mai dire mai. 

  • La paura del consenso ti fa seguire i follower. Calenda ha scelto i social, noi invece i nostri ideali

    Intervista di Riccardo Magi ad Alessandra Arachi, Corriere Della Sera

    Riccardo Magi lei è presidente di +Europa, il partito federato con Azione di Carlo Calenda, cosa farete adesso?

    "Resteremo nella coalizione. Abbiamo fatto un patto con il PD e lo manteniamo. La politica è una cosa seria".

    In questa maniera vi separate da Azione: non temete che rimanendo soli non riuscirete a superare il 3%?

    "La paura del consenso è quella che ti fa seguire i tuoi follower invece che le tue proposte e i tuoi obiettivi politici. Noi paura non ne abbiamo mai avuta, lottiamo da decenni per quello che retiniamo giusto sia fuori sia dentro le istituzioni". 

    Ma il 3% è la soglia di sbarramento per i collegi proporzionali...

    "Noi abbiamo creduto nel progetto della federazione con Calenda. Se per la paura della soglia cambiassimo i nostri ideali politici rinnegheremmo la nostra storia politica e il nostro metodo. Vogliamo esserci per dare forza a un progetto più ampio".

    Quale progetto?

    "Un campo dei diritti che abbia un respiro a lungo termine. I cittadini devono guardare quello che si è fatto e non quello che si promette durante la campagna elettorale. Noi abbiamo i nostri temi qualificanti e anche quando siamo rimasti soli a portarli avanti in qualche modo siamo sempre riusciti a fare delle conquiste".

    Cosa intende per temi qualificanti?

    "L'europeismo, i diritti civili, il fine vita, le libertà economiche, la riforma della cittadinanza che, tra l'altro, era nel patto con Letta che Calenda ha stracciato".

    Parla dello ius scholae?

    "Quello era citato esplicitamente, ma si parlava di tutti i diritti: quel patto era un successo anche di Calenda perché spostava l'asse della coalizione in direzione liberale e liberal democratica".

    Cosa è successo secondo lei a Calenda?

    "Penso che lui abbia seguito la sua bolla social ed è finito per fare il follower dei suoi follower".

    Calenda dice che non voleva stare in una coalizione con chi, tra le altre, aveva votato contro la Nato.

    "Se questa destra vince non sarà il singolo voto di Fratoianni - perché di un solo voto si è trattato, contro l'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato - a farci uscire dall'Alleanza atlantica. Sarebbe invece quella maggioranza parlamentare di Meloni e Salvini a portarci dritti nelle braccia di Putin e Orban. E questo grazie ai voti che Calenda strappa in ogni singolo collegio all'alleanza progressista".

    Pensa che la destra vincerà?

    "No. E queste mie critiche nette sono anche per dire ai cittadini perché è importante scegliere la coalizione di centrosinistra. Mi chiedo cosa farà adesso Calenda dopo tutte le giravolte che ha fatto".

    Quali giravolte?

    "C'è un episodio esplicativo. Un siparietto alla presentazione del patto a Montecitorio: al momento della foto di rito Calenda ha dato un bacio sulla guancia di Letta con enfasi istrionica. Poi ha detto: 'Adesso se volete bacio anche Fratoianni'. Mi chiedo con quale faccia va dicendo che non sapeva del suo ingresso in coalizione".

  • Gli accordi vanno rispettati. E' Azione a non venire con noi. Così la destra vince a tavolino

    Il colloquio di Emma Bonino a Il Messaggero 

    «Se andiamo senza Calenda? Veramente è Calenda che va senza di noi...». Sono quasi le tre del pomeriggio, Emma Bonino, senatrice, figura storica dei Radicali, è davanti alla televisione come quasi tutti quelli che si interessano di politica e il leader di Azione ha appena detto di «sentirsi a disagio» e quindi di aver rotto il patto, sottoscritto il 2 agosto, con il Pd. Bonino è di poche parole: «Guardi, mi ritrovo pienamente con la nota che abbiamo diffuso oggi dopo la segreteria di +Europa». Quella in cui, Bonino, Riccardo Magi e gli altri ribadivano «il forte apprezzamento per il patto sottoscritto con il Pd». In particolare, è il ragionamento di Bonino espresso anche nella nota «Letta ha ribadito che il patto con noi è un accordo di governo, basato sull'Agenda Draghi e sulla collocazione atlantica dell'Italia», mentre quello con Sinistra e Verdi «sono accordi elettorali, finalizzati a non consegnare la vittoria a tavolino a Meloni e Salvini». Oltre a questo, Bonino sottolinea come «non ci fosse nessuna tentazione di riapertura del dialogo tra Pd e M5S».Alla luce della rottura di Calenda, la linea sembra abbastanza chiara: «Avanti con l'alleanza con il Pd». E quindi niente più simbolo con Calenda che a questo punto potrebbe essere costretto a raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni.


    LE RIUNIONI
    Il motivo è semplice, e Bonino lo spiega così: «I patti sono patti la posizione della senatrice e come tali vanno rispettati. Altrimenti quale può essere la credibilità e l'affidabilità di una classe dirigente o di un partito? Quattro giorni fa, quattro non 40, il Pd, Calenda, Più Europa siglano un accordo politico, peraltro per ironia della sorte la bozza scritta da Calenda, benissimo. Bravi tutti, applausi. Dal giovedì io comincio a sentire rumori su Calenda che non regge i suoi. E arriviamo ieri col segretario del mio partito, Della Vedova, che ha la pazienza di un santo, che ancora prova a parlare con Calenda. Calenda che però dice inutile che ci vediamo, è una perdita di tempo». E si arriva a ieri: «Da Della Vedova apprendiamo: Calenda ci ha detto che la cosa è chiusa, amen e arrivederci». Incidente di percorso o premeditato? «Non lo so, io avevo molta fiducia. Credo non sia serio cambiare opinione ogni tre giorni specialmente da una forza politica che si candida a partecipare al governo di un Paese. Io su questa strada non lo posso seguire». Magi aggiunge: «Martedì scorso abbiamo firmato un patto, nel quale era già previsto che poi il Pd avrebbe potuto fare accordi con altre forze politiche. E Letta, quando ha chiuso con Bonelli e Fratoianni, è stato molto chiaro nello spiegare che le due situazioni non erano sullo stesso piano». Ancora Bonino, nei ragionamenti condivisi con gli altri: «Quello tra noi e il Partito democratico, in questo caso, è un accordo ideale, geopolitico, se vogliamo strategico. Poi, certo, c'era anche l'obiettivo d non consegnare il 65-70% dei collegi uninominali al centrodestra».


    L'EFFETTO SUI COLLEGI
    Che invece adesso passa da essere il grande favorito ad essere la coalizione che può fare il cappotto ai suoi avversari. Il tutto per una scelta che Bonino e gli altri non capiscono visto che, parole ancora della senatrice, «Letta aveva anche riconosciuto Calenda come front runner vicino a lui», fa sapere ancora la senatrice.
    E ora? Secondo Bonino «la scelta è inevitabile. Perchè alla fine non siamo noi che molliamo lui, ma lui che non viene più con noi dopo che abbiamo sottoscritto un patto». Per ratificare definitivamente la linea di +Europa manca però ancora un passaggio: la riunione della Direzione, già oggi. «Perché noi è l'idea di Bonino e Magi le decisioni le prendiamo collegialmente, passando per gli organi di partito, e non a colpi di tweet». E ogni riferimento è puramente voluto.

    Ernesto Menicucci

  • Calenda? Motivi fumosi. Io mantengo la parola e resto con Letta

    Intervista di Emma Bonino a La Repubblica

    "C'è stato un patto con Enrico Letta che è stato siglato il 2 agosto di quest'anno, non del Medioevo, e io a quello mi attengo". Emma Bonino, storica radicale e leader di +Europa, non rompe l'intesa con il Pd. Piuttosto che mancare alla parola data, sceglie di strappare con Azione.

    Bonino, dà l'addio a Calenda?
    "È lui che ha dato l'addio. Eravamo insieme fino a sabato, e domenica ha deciso di andarsene per conto proprio. Ha mancato alla parola data per ragioni fumose, non convincenti e men che meno dirimenti".

    Quindi ora cosa succede?
    "Sono personalmente dispiaciuta e politicamente incredula. A oggi sono ferma al patto con Letta. Inoltre il testo dell'accordo è stato concluso sulla base di una bozza i cui contenuti erano stati scritti da Calenda. Io mi attengo a quell'accordo. Cosa sia successo dopo di così stravolgente, non lo so. Non lo comprendo".

    Secondo il leader di Azione, è Letta ad essere venuto meno al patto. Ha qualche ragione dalla sua?
    "A me sembra che Letta abbia rispettato il patto, dal momento che era noto a tutti, e quindi anche ad Azione, che il segretario del Pd aveva intese anche con Nicola Fratoianni di Sinistra italiana e Angelo Bonelli dei Verdi e con Lugi Di Maio e Bruno Tabacci. Se per noi Azione/+Europa fossero state indigeribili, allora non dovevamo neppure sederci al tavolo. Non è che lo scopriamo dopo, o facciamo finta di scoprirlo dopo".

    Quindi +Europa non si sfila?
    "Io resto ferma a quel patto con Letta. È stata convocata da Benedetto Della Vedova una direzione di +Europa, che ne discuterà e deciderà di conseguenza".
    Quale è stato il difetto politico di fondo in tutta questa storia?
    "Non sono brava nelle manovre e nei retroscena. Oltretutto, ripeto, carta canta. A mia volta ho visto e ho letto. Personalmente ci metto un po' a dire Sì oppure No, ma quando lo faccio il Sì è sì e il No è no. Tengo la parola data. Perché Calenda abbia avuto un ripensamento così drastico lo dirà lui".

    Lei l'ha sentito, l'ha chiamato?
    "Io?! Io non lo chiamo . So che si sono chattati con Benedetto Della Vedova, il quale gli ha chiesto di vedersi e discuterne. La risposta è stata: "E' inutile, perdiamo solo del tempo. Stop"".

    Però se il Pd apre agli ex grillini, come D'Incà e Crippa, per lei sarà motivo d'imbarazzo?
    "Sono problemi di Letta più che miei. Oltretutto con il taglio dei parlamentari non credo che il Pd abbia così tanti collegi da distribuire. Nell'accordo che abbiamo siglato l'impegno era a non candidare nei collegi uninominali personalità divisive per i rispettivi elettorati, quindi no leader delle forze politiche, no agli ex 5S e ex forzisti".

    Lei dove si candida?
    "Se sono utile, mi candidino dove ritengono che posso esserlo di più".

    Adesso la strada verso la vittoria per il centrodestra è un'autostrada?
    "È sicuro. E per me il primo motivo dell'alleanza con i dem è che neppure uno solo dei nostri voti vada al centrodestra putiniano, orbaniano e salviniano. Se avviene, qualcuno se ne assumerà la responsabilità".

    A lei Fratoianni e Bonelli sono simpatici?
    "Non abbiamo ovviamente niente in comune. Fratoianni ha votato per 55 volte contro la fiducia a Draghi. Però nel nostro accordo si parla di rigassificatori e inceneritori. Bonelli la penserà diversamente, ma il patto resta".

    Nascerà un polo di centro Calenda-Renzi?
    "Ne ho viste di tutte le tinte, ma una situazione politica così sfarinata non la ricordo. A proposito del centro, non ho la palla di vetro. Immagino che ci fossero malumori in Azione sull'alleanza con il Pd, però un leader se ha forte convinzione e coraggio va avanti. Di certo +Europa è messa in difficoltà per superare la soglia del 3%. Calenda è convinto di arrivare lo stesso al 15%: non mi resta che fargli gli auguri".

  • L'alleanza era chiara sin dal primo incontro, lui ha cambiato idea ma non lo seguiremo

    Intervista di Benedetto Della Vedova al Corriere Della Sera

    Benedetto Della Vedova, segretario di + Europa, e adesso che succede?

    «Noi martedì abbiamo sottoscritto un patto elettorale e di governo con Enrico Letta per proseguire le politiche di Draghi. E lo rispettiamo».

    E Carlo Calenda? E’ federato con voi, ma quel patto lo ha rotto.

    «Sono stupito».

    Perché?  Calenda, tra le altre, ha detto che non vuole stare in una coalizione con chi non ha votato la fiducia al governo Draghi?

    «Poteva dirlo prima».

    In che senso?

    «Che era tutto chiaro, dall’inizio alla fine».

    Si spieghi meglio. 

    «Le presenze di Bonelli, Fratoianni e anche del movimento di Di Maio erano note. Dal primo all’ultimo incontro che abbiamo avuto con Letta».

    Dunque non è stato un fulmine a ciel sereno, Calenda sapeva?

    «Assolutamente sì. Tutti gli aspetti  erano chiarissimi e non ci sono state sorprese e novità dell’ultima ora».

    E allora cosa è successo a Calenda?

    «Non lo so».

    Non immagina qualcosa?

    «E’ evidente che ha avuto un ripensamento. Lo rispetto. Ma non può dire che non sapeva».

    Ha provato a convincerlo di non fare lo strappo?

    «Fino all’ultimo».

    Calenda ha cercato di far  rompere il patto anche a voi?

    «Si. ha cercato di convincerci che bisognasse fare la scelta che poi lui ha fatto. Ma per noi non è praticabile. La politica seria vuol dire che prendi una decisione e poi la porti avanti».

    Secondo lei può esserci stato qualche sondaggio che ha spinto Calenda alla rottura?

    «Noi i sondaggi non li abbiamo visti. Ma al di la di questi c’è un punto importante della tecnicality elettorali che finisce per essere un punto politico decisivo: una presentazione autonoma è un regalo a Salvini e Meloni perché la legge elettorale è implacabile in questo senso». 

    Ma come si è arrivati all’intesa di Azione e +Europa con il Pd? 

    «Comincio dal principio».

    E cioè?

    «Da quando noi di +Europa  e Carlo Calenda, subito  dopo la caduta del governo Draghi,  abbiamo discusso due ipotesi per le elezioni».

    Quali?

    «La prima era che ci presentassimo come terzo polo liberal democratico, ovvero correre da soli. E la seconda era quella di fare un accordo con Letta che, come noi, ha sostenuto Draghi dal primo giorno fino all’ultimo. E siccome era un fatto rilevante abbiamo discusso per un po’».

    Ed avete deciso di andare con il Pd di Letta.

    «Certo, il motivo per cui abbiamo deciso per il patto è proprio quello che ho detto prima: una presentazione autonoma era un regalo alla destra».

    Quindi cosa avete fatto?

    «Ci siamo presentati da Letta con un documento scritto da Calenda: è stata la rielaborazione consensuale di quel documento la base del nostro patto. Dentro c’era tutto quello che voleva lui».

    Ovvero?

    «I rigassificatori, il Pnrr, la revisione del reddito di cittadinanza, una politica di bilancio improntata alla responsabilità. Poi abbiamo chiarito che non un voto di +Europa e Azione doveva andare a chi non aveva votato la fiducia a Draghi. Così è  stato: nessuno dei leader della coalizione si doveva candidare nei collegi uninominali».

    E così è stato. Dopo che è successo ancora?

    «Venerdì abbiamo avuto l’incontro con Letta  e abbiamo ribadito che doveva essere chiara l’asimmetria che c’era tra noi e le alleanze che stava facendo. Cosa che Letta ha sottolineato chiaramente».

    E alla fine?

    «Avremmo potuto essere i protagonisti liberal democratici di questa sfida elettorale senza fare favori a Salvini e a Meloni che purtroppo oggi festeggeranno».

  • Senza la Nato e l'agenda Draghi non si sta nell'alleanza

    Intervista di Emma Bonino a Maria Berlinguer, La Stampa

    Emma Bonino si è spesa fino all'ultimo per trovare un accordo politico ed elettorale tra Azione +Europa e il Partito Democratico. E nel girono in cui sembra saltare il tavolo dell'intesa tra la colazione Sinistra italiana e Verdi e i dem, proprio in seguito alle intese siglate martedì, si limita a ripetere che "il tema riguarda il PD. L'accordo +Europa/Azione e PD è chiaro: Europa, Nato e agenda Draghi".

    Soddisfatta dell’accordo siglato con Letta? 

    Molto. Sono contenta, in particolare, perché nessun voto dato a +Europa e Azione favorirà la destra sovranista, filo Orban e filo Putin di Salvini, Meloni e Berlusconi. Ma non è ovviamente solo questa la condizione che ha consentito l’accordo: innanzitutto l’ancoraggio all’agenda Draghi, poi i diritti, i rigassificatori necessari per sganciarci dal gas russo e il termovalorizzatore per risolvere la questione dei rifiuti di Roma. E poi politiche di bilancio improntante alla responsabilità, soprattutto verso le nuove generazioni.

    E’ stato difficile convincere Calenda? 

    Con Calenda c’è stato un confronto politico e ogni scelta è stata condivisa passo passo, consapevoli che la nostra Federazione sarebbe stata compatta qualsiasi scelta avessimo preso. 

    E’ un successo della linea Bonino? 

    E’ un successo di +Europa e Azione. Io mi sono solo limitata a dire che andando divisi c’era il rischio non solo che la destra potesse vincere ma stravincere, ottenere i due terzi del parlamento e cambiare la costituzione. Nulla di male, se fosse un normale centrodestra europeo, ma la prospettiva di una vittoria schiacciante della destra sovranista italiana che inneggia ai regimi illiberali faceva tremare i polsi. Certamente, +Europa con il segretario Benedetto Della Vedova ha lavorato per smussare gli angoli. E ora la partita elettorale è riaperta e c’è la possibilità di vincere, perché da qui al 25 settembre le cose cambieranno. 

    Un sondaggio vi accredita del 7 per cento. Non sarebbe stato più conveniente correre da soli? 

    Da un certo punto di vista sì e avremmo ricevuto anche tanti applausi. Ma c’è una questione di responsabilità: vogliamo contribuire a provare di ottenere una maggioranza alle Camere che dia al Paese un governo che prosegua l’agenda Draghi, che mantenga l’ancoraggio all’Europa e alla Nato, che allarghi i diritti civili conquistandone di nuovi, e che dia speranza ai nostri giovani, a partire dall’istruzione. Tutto questo con Meloni, Berlusconi e Salvini non è possibile.

    Perché dice che Letta non vi ha filato per tre anni. Troppo attento a seguire i movimenti di Conte? E’ stato un errore del Pd? 

    Il Pd in questi tre anni ha preso una sbandata populista. Una mattina si è svegliato e ha scoperto che il M5S di Conte non era un riferimento per i progressisti, anzi. Conte è stato il più strenuo sostenitore dello stop alle armi all’Ucraina. E ho particolarmente apprezzato che Letta, nonostante il M5S, ha tenuto la barra dritta sul governo Draghi, sulla Nato, sulla Russia e sull’Ucraina. Conte, invece, ha fatto cadere Draghi insieme al suo amico di vecchia data Salvini, mettendo in serio pericolo l’accesso ai fondi del PNRR. Ora si sgola per dire che Draghi è caduto da solo, ma è evidente che non ci crede nemmeno lui a questa balla che si auto racconta. Ed è ben strano un Paese dove non si riesce più a dire dei sì o dei no chiari, usando degli arzigogoli parlamentari come presenti ma non votanti. Chissà se arriveremo a votanti ma non presenti.  

    Maria Elena Boschi dice che non vuole Renzi in coalizione per rancori personali perché non l’ha confermata ministro degli Esteri. Come è andata quella volta? Cosa replica allo stesso Renzi?

    Non vivo di rancori, evidentemente al contrario loro. E in questo Paese è sempre più normale attribuire agli altri le proprie pulsioni.  

    Sarà possibile trovare un’intesa anche con Bonelli e Fratoianni? 

    So che stanno negoziando tal diritti di tribuna che non so bene cosa sia e non so se vale anche per Tabacci, ma veramente questo tema è compito di Letta, noi non c'entriamo niente. Certo sarà un pò in difficoltà perché l'idea geniale votata dai suoi, tagliare per la quarta volta il numero dei parlamentari, non aiuta. Una cosa demenziale. Abbiamo provato a spiegarglielo in ogni modo, Ceccanti e i suoi ci dicevano: 'Noi presenteremo una riforma complessiva delle istituzioni', che ovviamente non è più vista né sentita, e ora tutti debbono fare i conti con questa balla della riduzione dei costi della politica. Questo hanno fatto e ora si baccano le conseguenze. 

  • Così non regaliamo voti alle destre putiniane. Noi per l'agenda Draghi

    Intervista di Emma Bonino a La Nazione - Carlino - Giorno

    Un accordo per battere la destra e portare avanti l'agenda Draghi in modo da far crescere l'Italia con un solido ancoraggio europeo. Così Emma Bonino, senatrice di +Europa, difende l'intesa con il PD.

    Senatrice, parafrasando quanto da lei detto alla vigilia dell'accordo, fatta una doccia, raffreddato il cervello, trovata l'intesa. Ma è una intesa contro le destre o per una idea di governo?

    "Entrambe le cose. Anzitutto per non avere la responsabilità politica di regalare un solo voto alla destra putiniana e orbaniana. Sarebbe stato più conveniente per noi nell'immediato andare da soli. Ma io non potevo neanche immaginare che un solo dei miei voti potesse rafforzare la destra putiniana. Penso che l'Italia debba essere un baluardo di resistenza ai populismi e ai sovranismi, con uno sguardo che vada al di là del raccordo. In secondo luogo, ma non secondo per importanza, per portare avanti l'agenda Draghi, che per noi di Più Europa non era un programma di governo per i prossimi 5 mesi, ma per i prossimi 5 anni, in termini di crescita e progresso per il Paese, in un'ottica di maggiore indipendenza, anche energetica, dai regimi illiberali di cui siamo rimasti ostaggio".

    Quale è il minimo comun denominatore tra Pd e Azione/+Europa? Quale è l'agenda?

    "Quello che dicevo. L'interesse nazionale e dei cittadini, nel quadro di un solido ancoraggio all'Europa e nel rispetto degli impegni internazionali dell'Italia. E l'agenda Draghi per la realizzazione delle riforme necessarie coi fondi del PNRR, di diversificazione degli approvvigionamenti energetici, per la realizzazione del salario minimo nel quadro della direttiva UE e per una riduzione del cuneo fiscale tra le altre cose".

    L'accordo dice che i collegi uninominali "verranno suddivisi tra PD e Azione/+Europa, scomputando quelli che verrano attribuiti alle altre liste dell'alleanza elettorale". Vuol dire che potremo avere collegi uninominali con candidati, poniamo, Verdi o di Sinistra italiana? A voi sta bene un accordo con Fratoianni e Bonelli?

    "Ciacuno, persino noi in Più Europa, dobbiamo spiegare alla nostra base le scelte adottate. E credo non candidare le personalità più divisive agli uninominali possa essere un buon punto di compromesso. Poi di certo l’ideale esiste sempre, ma in politica, per esperienza, mi pare difficile raggiungerlo.

    Dopo il 25 settembre che succede? Se si arrivasse a un sostanziale pareggio, Draghi potrebbe tornare in campo?

    Non faccio il toto nomi. Bisognerà vedere se ci sono anzitutto le condizioni e trovo poco rispettoso tirare il Presidente Draghi per la giacca. Quando sarà il momento vedremo. Certamente è il Presidente del Consiglio più autorevole che l’Italia potesse avere in un momento di estrema difficoltà.

    Dice Calenda che “le porte sono aperte a tutti“, ma Renzi sembra chiamarsi fuori. Non credo le dispiaccia. Boschi dice che tra di voi ci sono antichi dissapori..

    Senta, io non sono una persona rancorosa. Ho molti difetti, ma di sicuro non questo. Trovo sia stato un buon presidente del consiglio, avvezzo, anche troppo ai giochi della politica e quasi mai mi sono trovata in accordo con lui. Del resto sono stata impegnata nel chiudere questo accordo per noi. Pensare anche a Renzi sarebbe stato troppo.

    Il centrodestra non l’ha presa bene.  Tajani attacca: “Azione getta la maschera. È la quinta colonna del Partito democratico e della sinistra“. Meloni rincara: «Finita la storiella del partito alternativo a sinistra». Che risponde?

    Rispondo che è normale attaccare un buon accordo.