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Quando si parla di diritti civili, di libertà e di immigrazione, noi diciamo no. No a leggi fallimentari che costringono centinaia di migliaia di persone a vivere e lavorare nell’illegalità. No alla paura e all’ignoranza. No all’inutilità del proibizionismo. No alle mafie. Tutte, anche quelle più insospettabili. No all’odio, alle discriminazioni e a un modello di accoglienza che genera emarginazione. No a chi parla di famiglia ma non sa cosa sia l’amore. No a chi vuole imporre la vita ma non è capace di rispettarla. Perché è solo dicendo no a tutto questo che possiamo dire di essere davvero umani.

Diritti civili e libertà individuali

Crediamo nella valorizzazione della libertà e della responsabilità della persona in tutte le fasi che vanno dall’inizio alla fine della vita. Pensiamo che su questi temi l’ancoraggio europeo dell’Italia e la tutela della Corte europea dei diritti umani (Cedu) garantiscano la centralità della persona e dei suoi diritti all’interno dell’ordinamento giuridico nazionale.

Pensiamo che sui temi della procreazione libera e responsabile la legislazione italiana vada bonificata dagli ultimi residui della regolamentazione imposta a metà degli anni 2000 con la cosiddetta legge 40, in larga misura superata in seguito a pronunce giurisdizionali.

Promuoviamo strategie di legalizzazione e regolamentazione dell’uso delle droghe in un’ottica di riduzione del danno sul consumo personale, nel nome della libertà individuale, della lotta alla criminalità e del contrasto ai profitti delle narco-mafie, della tutela della salute pubblica, della libertà di accesso alle cure e della libertà di ricerca sull’uso medico e scientifico di tali sostanze.

Consideriamo lo ius culturae il modello per la riforma della legge sulla cittadinanza e ci impegniamo a sostenerlo fin dall’inizio della prossima legislatura, per offrire a tutti i giovani le stesse opportunità di vita in un paese laico, democratico e aperto al mondo.

Dopo l’approvazione della legge sul testamento biologico riteniamo importante che il parlamento si impegni a discutere le proposte di legge in tema di fine vita a partire da quella di iniziativa popolare già depositata alla Camera dei deputati. È altrettanto importante che il parlamento discuta una riforma del diritto di famiglia nella prospettiva di superare le discriminazioni in materia di matrimonio, unione civile, adozione, riconoscimento automatico dei figli alla nascita e opportunità dei figli di genitori separati.

Sosteniamo la battaglia per l’istituzione di un’agenzia nazionale autonoma e indipendente per la tutela dei diritti umani che favorisca la prevenzione delle discriminazioni e la difesa delle libertà fondamentali in ottemperanza alle risoluzioni ONU ratificate dall’Italia.

Immigrazione

Sosteniamo con forza un’idea di società plurale e aperta, dove la libertà di movimento  – delle persone, dei capitali e delle merci – sia considerato il principale motore di sviluppo sociale e culturale oltre che economico. Per questo crediamo che l’attuale legislazione italiana in materia di immigrazione vada radicalmente modificata perché impedisce l’integrazione degli stranieri nella società e nel mercato del lavoro, generando irregolarità, lavoro nero, emarginazione sociale e insicurezza per tutti. Con la chiusura dei confini degli altri paesi europei, l’Italia è passata dall’essere paese di transito a paese di arrivo. Per ottenere un sistema di integrazione efficace che riesca a inserire gli stranieri nel mercato del lavoro riteniamo fondamentale a livello nazionale il superamento della legge Bossi-Fini.

È necessario introdurre meccanismi diversificati di ingresso per lavoro, a partire da un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione attraverso attività d’intermediazione pubbliche e private tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri e dalla reintroduzione del sistema dello sponsor, e forme di regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari già presenti sul territorio – anche nel caso di richiedenti asilo cui è stata negata la protezione – qualora sia dimostrabile la disponibilità in Italia di un’attività lavorativa o di formazione o l’esistenza di legami familiari, sul modello spagnolo del “radicamento”.

Il sistema di accoglienza va migliorato, con l’adozione esclusiva del modello SPRAR e migliorando la qualità dei servizi attraverso meccanismi di monitoraggio efficaci. Ma è necessario investire maggiormente su formazione e lavoro, valorizzando le forze produttive del territorio e mettendo i centri per l’impiego nelle condizioni di erogare con efficacia servizi di formazione e avviamento lavorativo attraverso appositi sportelli per l’integrazione da finanziare, a livello nazionale e regionale, ricorrendo ai fondi europei.

A livello europeo, è necessario introdurre canali legali e sicuri di ingresso per lavoro, anche non qualificato, implementare i programmi di reinsediamento e la creazione di corridoi umanitari per le persone bisognose di protezione. È necessario garantire mobilità interna a quanti giungono nel territorio europeo e chiedono protezione, modificando finalmente il Regolamento di Dublino: lo Stato membro competente per la domanda d’asilo va determinato tenendo conto innanzitutto delle esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo, nell’ambito di un sistema equo di redistribuzione.